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      Home » Meteo, ecco dove cadrà la NEVE a bassa quota il 19-20 Febbraio
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      Meteo, ecco dove cadrà la NEVE a bassa quota il 19-20 Febbraio

      Neve a bassa quota tra 19 e 20 Febbraio: le aree più interessate

      Angelo Ruggieri
      Angelo Ruggieri
      Pubblicato: 17/02/2026
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      11 Min Lettura
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      Un intenso e dinamico flusso atlantico, guidato dal ramo principale del getto polare, sta imprimendo una netta svolta alla circolazione atmosferica sull’Europa e sul Mediterraneo centrale, con l’Italia esposta in pieno alla traiettoria delle perturbazioni.

      Contents
      • Il ruolo del getto polare e della ciclogenesi mediterranea
      • Mercoledì 18: fase di transizione, ma con nuovo peggioramento in avvicinamento
      • Giovedì 19: nuovo intenso peggioramento, neve a bassa quota al Nord e forte maltempo al Centro
      • Evoluzione successiva e incertezza sul fine settimana

       

      L’assetto barico vede un profondo corridoio depressionario estendersi dall’Atlantico nordorientale fin verso il bacino centrale del Mediterraneo, mentre un robusto anticiclone di blocco si colloca più a ovest, tra Atlantico subtropicale e Penisola Iberica. In questo contesto, il getto polare si dispone da nordovest verso sudest, accelerando in prossimità dell’arco alpino e favorendo una serie di ciclogenesi ripetute sul Tirreno e sull’area italica.

       

      Questa configurazione determina una fase di maltempo a oltranza, caratterizzata da vento molto forte, mareggiate estese e nevicate a tratti fino a bassa quota, specie lungo i rilievi esposti ai flussi umidi e instabili.

       

      Il ciclone che ha interessato l’Italia a ridosso di San Valentino ha rappresentato solo il primo atto di una sequenza perturbata che, pur con brevi pause interfrontali, tende a rinnovarsi più volte nell’arco di diversi giorni.

       

      Dopo il passaggio del minimo principale e la successiva traslazione verso i Balcani e l’Egeo, si è infatti instaurata una temporanea finestra più stabile al Nord e su parte del Centro, mentre le regioni adriatiche centrali, il Sud e le Isole maggiori sono rimaste coinvolte da nubi residue e precipitazioni sparse, segnale di una circolazione ancora vivace e non completamente riassorbita.

       

      Il ruolo del getto polare e della ciclogenesi mediterranea

      Il cuore dinamico di questa fase è rappresentato dal getto polare, che transita con massimi di velocità in quota in prossimità dell’Italia, posizionando il Paese nella zona di uscita o di ingresso dei jet streak, dove risultano più marcate le divergenze in alta troposfera.

       

      L’interazione tra queste zone di divergenza e le masse d’aria più fredde in arrivo dal nord Atlantico favorisce l’innesco di ciclogenesi secondarie nel Mediterraneo, in particolare nell’area tirrenica, dove i contrasti termici con il mare ancora relativamente mite restano elevati.

       

      Ne consegue una serie di minimi depressionari che scorrono a diverse latitudini: alcuni più bassi, interessando soprattutto il Sud e il Canale di Sicilia, altri posizionati più a nord, capaci di coinvolgere in modo più diretto il Centro-Nord.

       

      L’intenso gradiente barico associato a questi minimi determina venti sostenuti o di burrasca, con raffiche che localmente possono superare i 100 km/h, specie tra i bacini tirrenici meridionali, le coste calabresi e siciliane e i crinali appenninici. I mari, di conseguenza, tendono a portarsi fino a molto agitati o grossi, con significative mareggiate sulle coste esposte.

       

      Mercoledì 18: fase di transizione, ma con nuovo peggioramento in avvicinamento

      La giornata di mercoledì 18 si configura come una fase di transizione all’interno del pattern perturbato, con un’attenuazione parziale del vento e un temporaneo ridimensionamento dell’instabilità più marcata. Al Nord il tempo appare in prevalenza più stabile nella prima parte della giornata, con cieli spesso sereni o poco nuvolosi sulle pianure e nubi più presenti lungo l’arco alpino.

       

      Col passare delle ore si assiste a un aumento della copertura nuvolosa a partire dai settori nordoccidentali, legato all’avvicinamento di una nuova saccatura atlantica: le prime precipitazioni tendono a interessare le regioni del Nordovest e i comparti alpini, con nuove nevicate sulle Alpi occidentali e sui settori di confine, dove la quota neve potrà risultare relativamente contenuta in presenza di aria più fredda in quota.

       

      Sul Centro Italia, mercoledì porta un graduale aumento della nuvolosità a partire dai settori tirrenici. Le prime piogge possono manifestarsi su Toscana, Umbria e Lazio settentrionale, in genere ancora deboli o al più moderate e spesso a carattere sparso. L’Appennino torna a vedere fenomeni intermittenti, con neve a quote medie, in un contesto termico che resta comunque non particolarmente rigido.

       

      Al Sud, sebbene permangano condizioni a tratti instabili sulle regioni tirreniche, la tendenza generale è verso una maggiore variabilità con fasi più asciutte e una parziale attenuazione dei fenomeni più organizzati, pur senza un pieno ritorno a condizioni anticicloniche.

       

      Il vento, pur rimanendo sostenuto sui crinali appenninici e sui bacini di mare aperto, tende a mostrarsi meno violento rispetto ai giorni precedenti, segno di un temporaneo allentamento del gradiente barico. Tuttavia, l’avanzata della nuova ondulazione atlantica preannuncia già un ulteriore peggioramento nella seconda parte della settimana.

       

      Giovedì 19: nuovo intenso peggioramento, neve a bassa quota al Nord e forte maltempo al Centro

      Giovedì 19 viene indicato come il giorno di un nuovo, marcato peggioramento delle condizioni meteorologiche, legato al transito di una perturbazione più strutturata che coinvolge in modo esteso il Nord e il Centro Italia. Il settore settentrionale vede un incremento deciso delle precipitazioni, con piogge diffuse in pianura e nevicate sulle Alpi.

       

      L’ingresso di aria più fredda in quota e il rafforzamento del richiamo umido meridionale sul fianco anteriore della saccatura favoriscono un abbassamento della quota neve, che può scendere fino a 400–600 metri sui rilievi alpini e prealpini, specialmente nei momenti di precipitazione più intensa. Questo quadro può risultare significativo per l’accumulo nevoso sui comprensori montani e le vallate interne, mentre le pianure restano generalmente con precipitazioni ‘liquide’.

       

      Al Centro le condizioni peggiorano in modo netto, con piogge e temporali che possono risultare anche forti, in particolare tra Toscana e Lazio, dove la convergenza dei flussi meridionali umidi e l’orografia locale amplificano i fenomeni. Non si escludono rovesci a carattere di nubifragio, con possibili criticità idrogeologiche localizzate nelle aree più vulnerabili, soprattutto in presenza di suoli già saturi dopo gli episodi precedenti. Sull’Appennino centrale la neve può fare la sua comparsa fino a quote di media collina, con un contributo nevoso non trascurabile in alcuni tratti montani e submontani.

       

      In Sardegna il maestrale si intensifica in modo deciso, con raffiche anche di forte intensità e mare localmente molto agitato a ovest e a nord dell’Isola. Il Sud inizialmente si trova in un contesto più variabile, con nubi irregolari e fenomeni più sporadici, ma nel corso della giornata l’avanzata del fronte e la persistenza del flusso meridionale umido determinano una nuova recrudescenza dell’instabilità, in particolare in Campania e sui settori tirrenici limitrofi, dove non si escludono temporali localmente intensi.

       

      Il quadro termico mostra un calo più apprezzabile al Nord, in risposta all’ingresso di aria più fredda, mentre al Centro le temperature si mantengono quasi stazionarie o in lieve aumento prefrontale. Al Sud, la ventilazione meridionale, a tratti tesa, favorisce un ulteriore incremento termico, con valori massimi che possono spingersi fino a 22–24 °C nelle aree più riparate, evidenziando ancora una volta l’anomalia mite rispetto alla tipica climatologia invernale.

       

      Evoluzione successiva e incertezza sul fine settimana

      Guardando oltre il breve termine, la tendenza per il fine settimana resta caratterizzata da una notevole incertezza previsionale. Le simulazioni deterministiche principali lasciano intravedere una possibile rimonta anticiclonica sul Mediterraneo centrale, con progressiva stabilizzazione delle condizioni e un contesto più mite e asciutto sulla penisola.

       

      In questo scenario, la fascia perturbata atlantica tenderebbe a risalire verso latitudini più settentrionali, relegando le ondulazioni più attive lontano dall’Italia e consentendo il ritorno di ampie schiarite e di un regime termico sopra la media, specie in montagna e nelle valli interne.

       

      Tuttavia, l’analisi degli ensemble e dei cluster a 500 hPa mostra ancora una dispersione significativa tra i diversi membri, con diversi scenari alternativi che mantengono una certa vivacità del flusso atlantico sull’Europa centro-meridionale. In questi casi, le ondulazioni depressionarie continuerebbero a lambire o interessare il Mediterraneo, mantenendo attive infiltrazioni instabili e il rischio di nuovi passaggi perturbati, seppure intervallati da pause più asciutte. Di conseguenza, il segnale anticiclonico non può ancora essere considerato robusto, e l’affidabilità delle proiezioni per il fine settimana resta medio-bassa.

       

      Questa fase evidenzia in modo emblematico il ruolo del getto polare e delle sue oscillazioni nel modulare il tempo sull’area mediterranea: piccole variazioni nella posizione dell’asse del getto o nella collocazione dei jet streak possono determinare differenze marcate nella traiettoria dei minimi depressionari e quindi nell’entità e nella distribuzione dei fenomeni sul territorio italiano.

       

      In un contesto del genere, l’aggiornamento frequente delle mappe modellistiche e una lettura integrata delle soluzioni deterministiche ed ensemble restano strumenti fondamentali per una valutazione accurata del rischio meteomarino, delle nevicate in quota e degli episodi di vento estremo e precipitazioni intense.

       

      Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO, GEM per le previsioni meteorologiche.

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      TAG:abbassamento temperature italiacrollo temperaturecrollo termico Italiafreddo e neve Nord Italiafreddo vortice cicloniconeve a bassa quotaneve Centroneve centro sudneve in pianuraneve nord italiavortice ciclonico
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