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Home A Scelta dalla Redazione

CALDO PRECOCE in Primavera, ipotesi e conseguenze da non sottovalutare

Davide Santini di Davide Santini
07 Feb 2026 - 16:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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ID 108331032 ©
Romolo Tavani | Dreamstime.com

 

(METEOGIORNALE.IT) L’analisi meteo di questi giorni è chiara. Continua a piovere e il clima non è prettamente invernale. Quota neve abbastanza elevata sulle Alpi e altissima sugli Appennini. Ma in questo articolo vogliamo evidenziare tutti gli effetti negativi che avremmo se il prossimo mese di marzo fosse troppo caldo. Cosa che, giova ricordarlo, è già successa più di una volta.

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Un mese sempre più caldo

Secondo i dati del Copernicus Climate Change Service, marzo 2025 è stato uno dei mesi di marzo più caldi mai registrati a livello globale, con temperature medie oltre 1,5 gradi sopra i livelli preindustriali e ampiamente superiori alle medie storiche 1991–2020.

 

Questo indica che eventi di caldo anomalo in marzo, esattamente come capita in tutti gli altri mesi, non sono più una rarità, a maggior ragione nel nostro Paese, che è un hot-spot climatico. Ovviamente, stiamo parlando di caldo primaverile, non certo clima da condizionatore e calura opprimente.

 

I problemi sugli ecosistemi

Il caldo precoce e le temperature più elevate hanno ovviamente conseguenze molto gravi sugli ecosistemi. Con stagioni vegetative più lunghe e inverni altrettanto miti, molte piante escono dal periodo dormiente prima del tempo, alterando la fenologia, in altre parole il ritmo stagionale della vita biologica.

 

Questo può causare grossi e pericolosi disallineamenti tra piante e insetti impollinatori o tra prede e predatori nei cicli stagionali. Inoltre, la perdita di forza degli ecosistemi, causati da questi anomali calori, aumenta il rischio di collasso di intere catene alimentari e la perdita di biodiversità in habitat già fragili, come tundra e foreste boreali (le zone che si scaldano di più).

 

Avere già 25 gradi diffusi a marzo potrebbe non essere una buona cosa, anche se fa piacere a molti.
ID 74426842 ©
Timothy Hodgkinson | Dreamstime.com

 

Effetti sui ghiacciai

Il riscaldamento globale accelera la fusione massiccia dei ghiacciai, con conseguenze a breve e lungo termine. A livello globale, i ghiacciai perdono massa a ritmi record, contribuendo all’innalzamento del livello del mare e alla perdita di importanti riserve di acqua dolce.

 

La World Meteorological Organization (WMO) osserva che negli ultimi anni si sono verificati alcuni dei più rapidi ritiri glaciali mai registrati. Anche le Alpi e gli Appennini non sono da meno. Oltretutto, se la stagione nevosa è sempre più corta i ghiacciai vengono esposti a erosione e fusione con un certo anticipo rispetto a un po’ di decenni fa.

 

Un eccessivo calore precoce può far fondere in fretta il manto nevoso fino alle quote medio alte delle nostre montagne.
ID 24830517 ©
Lakhesis | Dreamstime.com

 

La possibilità di siccità

È vero che fa specie parlare ora di siccità Con tutta questa pioggia che continua a scendere. Ma non dimentichiamoci che non tutte le regioni hanno sentito precipitazioni abbondantissime. Ci sono alcune aree, ad esempio le adriatiche, che non hanno avuto un inverno così clamorosamente piovoso come altre zone tipo Piemonte, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

 

Di conseguenza, eventuali condizioni meteo di prolungata mancanza di pioggia nel mese di marzo potrebbero aprire le strade verso una possibile incipiente siccità nelle zone del Sud-Est, Basilicata e Puglia in primis. Ma ne riparleremo.

 

Un’eventuale carenza di acqua in primavera potrebbe creare problemi ad alcune semine, soprattutto nelle regioni dove, in questo inverno, non è piovuto tantissimo.
ID 6616077 ©
Mniebuhr | Dreamstime.com

 

Credits

ECMWF

Global Forecast System del NOAA, 

ICON

AROME

ARPEGE

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)

Copernicus Climate Change Service (C3S)

NASA Goddard Institute

American Meteorological Society

JMA –

WMO – World Meteorological Organization (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: alpiappenniniAROMEARPEGEbiodiversitàc3scambiamento climaticocatene alimentariclimacopernicusECMWFecosistemifaunaghiacciaiICONinsetti impollinatoriIPCCmarzo caldometeoNASAneveNOAApianteprecipitazioniprevisioni meteoriscaldamento globalescioglimento ghiacciaisiccitàtemperature anomaleWMO
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno.

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