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      Home » Quando la Bestia dell’Est gelò l’Italia: il Burian del Febbaio 2018
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      Quando la Bestia dell’Est gelò l’Italia: il Burian del Febbaio 2018

      Andrea Meloni
      Andrea Meloni
      Pubblicato: 12/02/2026
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      10 Min Lettura
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      Il clima della Pianura Padana rappresenta da sempre un unicum nel panorama meteorologico dell’Europa meridionale, una sorta di grande anfiteatro naturale racchiuso tra le Alpi e gli Appennini dove l’aria ristagna e le dinamiche atmosferiche seguono regole tutte loro. In questo bacino, la stabilità atmosferica invernale genera spesso quel fenomeno noto come inversione termica, capace di intrappolare il freddo nei bassi strati mentre in quota le temperature restano decisamente più miti. Ma quello che accadde sul finire di Febbraio 2018 andò ben oltre la normale routine stagionale, trasformandosi in una delle ondate di freddo più feroci e spettacolari del nuovo millennio. Diciamolo chiaramente, nessuno si aspettava che l’inverno, ormai agli sgoccioli, potesse sferrare un colpo così brutale proprio quando i primi segnali della primavera iniziavano a fare capolino tra i rami dei ciliegi.

       

      Tutto ebbe inizio lontano dai nostri confini, a quote altissime, dove il Vortice Polare subì un attacco destabilizzante che avrebbe cambiato le sorti climatiche di mezzo continente. In effetti, la causa scatenante di quel gelo epocale fu un violento Stratwarming, ovvero un riscaldamento improvviso e anomalo della stratosfera sopra l’area polare, un evento che può letteralmente mandare in frantumi la circolazione dei venti d’alta quota. Immaginate questa enorme trottola d’aria gelida che solitamente ruota sopra il Polo Nord e che improvvisamente, colpita da un afflusso di calore, si spacca o si sposta dalla sua sede naturale. In quel caso, il riscaldamento fu così intenso da invertire la direzione dei venti zonali, portandoli a soffiare da est verso ovest, aprendo quella che in gergo chiamiamo una “autostrada” per le masse d’aria siberiane.

       

      Questa dinamica, nota come retro-progressione, portò il temibile Burian a viaggiare per migliaia di chilometri attraverso la Russia e l’Europa centro-orientale fino a tuffarsi nel Mediterraneo. Non si trattava di aria polare marittima, solitamente umida e meno estrema, ma di aria pellicolare siberiana, densissima, pesantissima e incredibilmente secca. Quando questa massa d’aria raggiunse la Pianura Padana, le temperature crollarono in modo verticale, trasformando il paesaggio in una landa desolata e sferzata da un vento tagliente che entrava fin nelle ossa. Le città della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia-Romagna si ritrovarono immerse in un freddo che ricordava gli inverni d’altri tempi, quelli che i nostri nonni raccontano ancora con un brivido.

       

      In quegli ultimi giorni di Febbraio, il termometro scese sotto lo zero con una prepotenza rara, e la Pianura Padana divenne il regno del ghiaccio. Nelle campagne tra Milano e Torino, ma anche nei dintorni di Bologna, le minime toccarono picchi vertiginosi, scendendo tranquillamente sotto i -10°C, con punte locali che sfiorarono i -15°C nelle zone più soggette a irraggiamento notturno. È curioso notare come il cielo, in quella prima fase, rimase spesso limpido, di un azzurro quasi irreale, mentre l’aria era così secca che il freddo sembrava quasi “bruciare” la pelle. Ma era solo la calma prima della tempesta, o meglio, l’antipasto di quello che sarebbe successo di lì a poco lungo tutta la penisola.

       

      Il 26 Febbraio 2018 rimarrà impresso nella memoria collettiva degli abitanti di Roma. Svegliarsi e vedere il Colosseo e la Piazza San Pietro completamente ricoperti da una coltre bianca e soffice è un’esperienza che capita poche volte in un secolo. La neve nella capitale non fu solo una spruzzata coreografica, ma un accumulo reale che mandò in tilt il traffico e regalò immagini da cartolina che fecero il giro del mondo. Le scuole rimasero chiuse, e la città eterna si trasformò per un giorno in una stazione sciistica a cielo aperto. Insomma, un evento che ruppe ogni schema logico, causato proprio da quel nocciolo d’aria gelida che, dopo aver valicato le Alpi, si era tuffato sul Tirreno scavando un minimo di pressione al suolo.

       

      Non passò molto tempo prima che anche il Sud venisse colpito da questa furia bianca. Il 27 Febbraio, infatti, fu il turno di Napoli. Vedere il lungomare di Via Caracciolo e le pendici del Vesuvio imbiancate fino a quote bassissime è qualcosa che sfida la statistica meteorologica locale. La neve cadde abbondante, imbiancando persino le spiagge, un contrasto cromatico tra l’azzurro del mare e il candore dei fiocchi che lasciò tutti senza fiato. Fu un momento magico, per quanto colmo di disagi, che confermò l’eccezionalità di quell’ondata di freddo ribattezzata in Europa come “Beast from the East“, la Bestia che veniva dall’est.

       

      Mentre il Centro-Sud faceva i conti con la neve, in Pianura Padana il freddo si faceva ancora più crudo. A Milano, le temperature rimasero abbondantemente sotto lo zero anche durante il giorno, con massime che a fatica raggiungevano i -2°C o -3°C. In effetti, il capoluogo lombardo visse una fase di gelo “secco” per diversi giorni, con il terreno che si congelò profondamente, rendendo l’aria pungente come raramente accade in città. Le minime registrate nelle principali stazioni meteorologiche urbane furono impressionanti: Milano Malpensa scese fino a -11°C, mentre Torino Caselle toccò i -12°C. A Bologna, il vento da nord-est, la bora, portò la percezione del freddo a livelli estremi, rendendo quasi impossibile sostare all’aperto.

       

      Ma la dinamica più interessante, dal punto di vista meteorologico, si verificò all’inizio di Marzo. Proprio quando sembrava che il gelo siberiano dovesse mollare la presa, una perturbazione atlantica tentò di farsi strada verso l’Italia. Cosa accade quando l’aria calda e umida dell’oceano scorre sopra un cuscino di aria gelida preesistente al suolo? Si verifica la classica “nevicata da scorrimento”.

      In Pianura Padana, questo fenomeno fu particolarmente evidente. A Milano, dopo giorni di freddo intenso ma senza precipitazioni significative, il 1° Marzo iniziò a nevicare. Inizialmente i fiocchi erano piccoli, leggeri, quasi polverosi, tipici di temperature molto basse divenendo poi una nevicata pesante, bagnata, perché gli 0°C si erano ormai superati.

       

      Fu una nevicata tardiva, quasi un ultimo saluto di un inverno che non voleva andarsene. Molti la definirono una beffa, perché arrivò proprio nel momento in cui le temperature iniziavano a risalire, rendendo l’accumulo meno duraturo rispetto a quanto accaduto nei giorni precedenti a Roma o sulle coste adriatiche. Eppure, quella nevicata milanese completò un quadro meteorologico straordinario che aveva visto l’Italia intera, dalle Alpi alla Sicilia, finire sotto la morsa del ghiaccio. In Regno Unito, la situazione fu ancora più drammatica, con bufere di neve che paralizzarono il paese e temperature che rimasero stabilmente sotto lo zero per oltre una settimana, confermando che la Bestia dell’Est non aveva risparmiato nessuno.

       

      Ma torniamo per un attimo alla genesi di tutto questo: lo Stratwarming. Molti scienziati si chiedono se questi eventi estremi siano paradossalmente legati al Riscaldamento Globale. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma l’indebolimento del Vortice Polare, causato da un artico sempre più caldo, potrebbe rendere queste irruzioni di aria gelida verso le medie latitudini più frequenti o più intense. In effetti, quando la barriera dei venti polari si indebolisce, il freddo non rimane più confinato ai poli ma è libero di scendere verso sud, come un fiume che rompe gli argini. Quello che abbiamo vissuto nel 2018 è stato un esempio perfetto di come il sistema atmosferico cerchi di riequilibrare gli eccessi termici, spesso con risultati spettacolari e catastrofici allo stesso tempo.

       

      Le conseguenze sulla Pianura Padana non furono solo meteorologiche, ma anche economiche e sociali. L’agricoltura in tutta Italia subì danni ingenti, con le gelate tardive che colpirono i primi germogli e le colture già pronte per la primavera. Anche i consumi energetici schizzarono alle stelle, mettendo a dura prova la rete di distribuzione del gas. Eppure, c’è qualcosa di affascinante in questi eventi che ci ricorda quanto la natura sia ancora capace di sorprenderci e di rimettere in discussione le nostre certezze tecnologiche. In quei giorni, il silenzio che avvolgeva le città imbiancate, rotto solo dal crepitio dei passi sulla neve ghiacciata, aveva un sapore d’altri tempi.

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