I segnali non indicano una svolta imminente, ma delineano un quadro potenzialmente rilevante a partire dalla fine della prima decade di febbraio, periodo oltre il quale le probabilità di un cambio di regime atmosferico iniziano ad aumentare in modo più concreto.
Le simulazioni numeriche mostrano infatti una progressiva destabilizzazione del Vortice Polare stratosferico, con la possibilità – ancora da confermare – di una sua parziale divisione in due lobi principali. In scenari di questo tipo, uno dei nuclei gelidi può essere spinto verso le medie latitudini, aprendo la strada a discese fredde di origine artica o artico-continentale.
Tuttavia, la sola presenza di un disturbo stratosferico non è sufficiente: ciò che fa la differenza è la capacità del segnale di propagarsi verso il basso, fino alla troposfera.
Qualora si realizzasse un accoppiamento stratosfera–troposfera, le conseguenze potrebbero essere significative anche per l’Europa meridionale. In casi analoghi del passato, masse d’aria con isoterme fino a -20 °C a circa 1500 metri di quota sono riuscite a raggiungere il continente, modificando in modo drastico la circolazione generale e riportando condizioni pienamente invernali anche sul Mediterraneo. Al momento, però, questo scenario resta ipotetico.
I primi indizi di un possibile cambiamento iniziano a comparire intorno al 9–10 febbraio, quando alcuni modelli ipotizzano un rallentamento della circolazione zonale e la formazione di un blocco anticiclonico alle alte latitudini, tra Atlantico settentrionale e area islandese.
In risposta, una depressione potrebbe insistere sul Mediterraneo, favorendo il richiamo di aria molto fredda dall’Europa orientale. Si tratterebbe di una configurazione barica classica delle grandi irruzioni invernali, ma al momento non ancora supportata in modo uniforme dagli ensemble.
Fino a quella finestra temporale, lo scenario più probabile rimane quello di un regime atlantico attivo, con una successione di perturbazioni dirette verso l’Europa centro-meridionale. Il risultato sarà un tempo spesso instabile o perturbato, con caratteristiche tardo-autunnali al Centro-Sud e condizioni un po’ più fredde al Nord, dove non mancheranno nevicate sulle Alpi. Le masse d’aria più gelide continueranno invece a restare confinate alle alte latitudini europee.
In sintesi, il potenziale stratosferico esiste e va monitorato con attenzione, ma allo stato attuale non ci sono elementi sufficienti per parlare di una svolta invernale imminente.
Solo quando le mappe troposferiche mostreranno un chiaro cambio di schema sull’Europa sarà possibile valutare con maggiore fiducia l’arrivo di un vero episodio freddo di ampia scala. Fino ad allora, prudenza e analisi restano gli strumenti meteo più affidabili.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche.