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Meteo, fine del flusso zonale: l’INVERNO cambia passo entro fine mese

Il rallentamento delle correnti atlantiche apre scenari inediti per la seconda parte dell’inverno europeo

Durante l’inverno europeo, la circolazione atmosferica segue nella maggior parte dei casi un assetto ben definito: le perturbazioni atlantiche scorrono rapidamente da ovest verso est, spinte da un flusso occidentale sostenuto.

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Questa configurazione, nota come circolazione zonale, tende a mantenere il tempo dinamico ma relativamente mite sull’Europa centro-occidentale, impedendo alle masse d’aria gelida continentale di avanzare in modo deciso verso ovest.

Quando il meccanismo si inceppa

Lo scenario cambia radicalmente quando il flusso atlantico perde velocità o inizia a ondularsi. Un getto meno teso favorisce lo sviluppo di onde su scala emisferica, riducendo l’efficacia del “nastro trasportatore” occidentale.

In queste fasi, le alte pressioni continentali possono espandersi più facilmente e la circolazione diventa meno lineare, aprendo la strada a scambi meridiani molto più pronunciati. È in questo contesto che aumenta il rischio di irruzioni fredde da est.

Il ruolo chiave della neve al suolo

Un elemento spesso sottovalutato è la presenza di una copertura nevosa estesa sull’Europa orientale e sulla Russia. La neve modifica in modo profondo il bilancio energetico del suolo: riflette gran parte della radiazione solare e favorisce una rapida dispersione del calore durante la notte. Il risultato è la formazione di uno strato d’aria estremamente fredda, densa e stabile nei bassi livelli atmosferici, comunemente definita aria pellicolare.

Questo raffreddamento non resta confinato al suolo, ma contribuisce a incrementare la pressione atmosferica, creando le condizioni ideali per la nascita e il consolidamento di un vasto anticiclone termico russo-siberiano.

L’anticiclone continentale come serbatoio di gelo

L’anticiclone russo-siberiano è una struttura barica fredda, molto stabile e persistente. Una volta formato, può durare settimane e rappresenta un autentico serbatoio di aria gelida continentale. Tuttavia, la sua capacità di influenzare l’Europa occidentale dipende interamente dalla configurazione della circolazione emisferica.

AO negativa e finestre di opportunità

Fasi caratterizzate da AO (Arctic Oscillation) negativa indicano un vortice polare disturbato e geopotenziali più elevati alle alte latitudini. In queste condizioni il flusso occidentale tende a indebolirsi, aumentando la probabilità che l’aria fredda accumulata sull’Eurasia possa spingersi verso ovest, sfruttando corridoi barici aperti tra depressioni atlantiche e blocchi anticiclonici.

Possibili effetti sull’Europa e sull’Italia

Se l’incastro tra anticiclone continentale e dinamica atlantica dovesse risultare favorevole, masse d’aria molto fredde potrebbero avanzare dall’Europa orientale verso il centro del continente. In questo scenario, anche l’Italia potrebbe essere coinvolta, soprattutto lungo il versante adriatico e nelle regioni centro-meridionali, più esposte alle correnti orientali e nord-orientali.

Non si tratta di un’evoluzione automatica, ma di un equilibrio delicato tra più fattori dinamici. È proprio questa complessità a rendere tali configurazioni tra le più affascinanti — e temute — dell’inverno europeo.

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