
Con ieri, lunedì 1 dicembre 2025, è iniziato ufficialmente l’inverno meteorologico che si concluderà il 28 febbraio 2026. Ricordiamo, naturalmente, che l’inverno astronomico, invece, avrà inizio il 21 dicembre prossimo e si concluderà il 20 marzo.
A dire il vero, condizioni simil invernali alle nostre latitudini mediterranee si sono avute ben prima dell’inizio meteorologico della stagione: tutta la terza decade di novembre è evoluta su buona parte del continete europero, meno sui settori di estremo Est/Sudest, all’insegna di una circolazione moderatamente fredda settentrionale.
Anche l’Italia ha vissuto 2 episodi simil invernali, con primi fiocchi fino a bassa quota su qualche settore del Nord e in collina o bassa montagna su Centro Nord Appennino; neve anche consistente dai 1.000 m in su.
Non un granchè di freddo, ma certamente una circolazione un po’ anomala per la fase finale autunnale, per di più protratta per una decina di giorni circa. Per una fisiologica alternanza di onde circolatorie ci sta che possa esserci, per i prossimi giorni, un assetto barico diverso da quello avuto negli ultimi 10 giorni e, verosimilmente, con minore connotazione fredda, quindi con diversa matrice di provenienza delle correnti portanti.
Infatti, già da queste ore e poi per qualche giorno a seguire, la circolazione, così come simulato nei forecasts modellistici, prenderebbe una piega non tanto più meridiana, quanto zonale, con flussi umidi e non freddi di matrice atlantica in ingresso sul nostro bacino attraverso la Francia e la Spagna.
Un tipo di circolazione che, per il corso di questa settimana, porterebbe piogge più ricorrenti sulle aree meridionali, tra queste via via di più su Puglia, aree ioniche e su basso Tirreno, con piogge anche sopra norma su questi settori, specie giovedì 4;
piogge moderate, ma piuttosto irregolari sul medio Adriatico, aree tirreniche e su estremo Nordovest, più frammentate e meno importanti altrove, anche scarse o assenti su diverse aree centro orientali del Nord e su Nord Appennino.
Sul finire della settimana, tuttavia, meno fastidi instabili o circoscritti all’estremo Sud e alle aree tirreniche. Termicamente, valori nella norma o anche leggermente sopra sulle aree alpine centro orientali, al Nordest e su estremo Sud.
A seguire, l’inizio della prossima settimana potrebbe essere caraterizzato da un tempo migliore, in via generale, quindi mediamente buono anche per l’Immacolata e fino all’11/12, salvo disturbi circoscritti su alto Tirreno e al Nordovest.
Nel periodo successivo, dal 12/13 più aria umida atlantica e qualche pioggia in più al Nord e sul medio e alto Tirrneo, probabilmente fino a metà mese o anche oltre. In questa fase, le aree del medio e basso Adriatico e localmente anche quelle insulari, potrebbero vedere meno piogge in via generale (sebbene temporaneamente e in forma debole e più circoscritta possibili anche qui), per una minore esposizione alle correnti portanti atlantiche.
Il contesto termico rimarrebbe non freddo, anzi con prospettive di maggiore mitezza in via generale, proprio dal 9/10 in avanti, con aumento generalizzato di diversi gradi a scala Italia, per flussi più tiepidi meridionali o occidentali.
Bilobazione VPS 100 hpa sul finire della seconda decade di dicembre, base NOAA
Insomma, il contesto circolatorio fino a metà mese o anche oltre, non sarebbe predisponente azioni fredde invernali. Rimane, però, una constatazione di Vortice Polare disturbato e gli elementi di disturbo persisterebbero nei forecast.
Ribadiamo, un fisiologico cambio di pattern circolatorio, dopo una decina di giorni, appena trascorsi, di tempo simil invernale su buona parte d’Europa, ci sta, ma non si ravvisano elementi per particolare persistenza di un pattern atlantico.
Da uno sguardo ai livelli atmosferici più alti, in Stratosfera, si continuano a cogliere segnali di disturbo, con un possibile VPS nuovamente in crisi per ripresa di warming in quella sezione atmosferica e in sede polare verso metà mese, immagine di copertina su base ECMWF Strato 10 hpa, 30.000 m.
Si tratta di proiezioni ancora molto lontane e che vanno confermate, ma i disturbi sarebbero evidenti. Eventualmente condizionanti le quote troposferiche, questi disturbi in alto potrebbero riflettersi in basso con un po’ di latenza di giorni, quindi verosimilmente a iniziare da fine seconda decade e proprio verso la settimana natalizia o comunque per il corso della terza decade del mese.
Andrebbero valutate, naturalmente, anche i posizionamenti dei lobi polari, se predisponenti colate fredde per il Mediterraneo centrale o più direzionate a Est, ma, al momento, è dato cogliere il segnale di disturbo, i tempi così lunghi dai possibili eventi esaminati, non permettono altri approfondimenti.
Con questo tipo di dinamiche il Mediterraneo centrale e l’Italia potrebbero essere interessati da azioni fredde di matrice baltica o anche russo-siberiana, quindi di estrazione continentale, però con anticiclone di blocco abbastanza a ridosso, per cui sarebbero da computare condizioni al limite e possibili shift a Est delle colate, ma queste sarebbero dinamiche, come già rilevato, da vagliare a più stretto giro, sempre nella eventualità che la configurazione di blocco si relizzasse.
Evidenziamo, tuttavia, come anche in bassa Stratosfera, 100 hpa, i segnali di bilobazione ci siano nei forecasts, seconda immagine interna, in questo caso sulla base di una proiezione NOAA, per di più con interferenza fredda del lobo siberiano, in questa proiezione, proprio verso il Mediterraneo centrale.
Non ci resta che monitorare l’evoluzione e vagliare se con i prossimi aggiornamenti ci siano maggiori indicazioni per una potenziale fase fredda invernale inquadrabile, grosso modo, tra il 18/20 dicembre e le festività natalizie e di fine anno. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).
