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Il passaggio determina spesso la formazione di una saccatura depressionaria sul Mediterraneo centrale, che favorisce la genesi di sistemi frontali organizzati.
Dinamica atmosferica post-Estate di San Martino
- Nei giorni successivi prevale l’ingresso di un intenso gradiente barico orizzontale, con conseguenti avvezioni fredde in quota (trough a 500 hPa) e marcata diminuzione termica sia nei bassi strati sia in quota.
- Le condizioni risultano favorevoli alla formazione di precipitazioni di tipo stratiforme e convettivo, con isoterme in quota negative (circa -5 °C a 850 hPa nelle configurazioni più fredde) che abbassano la quota dello zero termico e favoriscono episodi di nevicate anche a bassa/media quota, specialmente su Alpi e dorsale appenninica.
- Nei bassi strati, l’aria fredda è spesso accompagnata da venti settentrionali, raffiche di Föhn o Tramontana nei settori alpini, liguri e tirrenici, ed episodi di gelate notturne nelle aree interne di pianura e vallate prealpine.
Descrizione fenomenologica
- In caso di sbarramento orografico e fenomeni di stau, possono realizzarsi accumuli nevosi rilevanti a partire dai 600/800 metri nelle regioni settentrionali e locali rovesci nevosi a quote collinari nelle aree appenniniche centrali.
- In presenza di aria artica marittima, si possono registrare temporanei episodi di graupel o neve tonda.
- Il repentino abbassamento termico e il peggioramento delle condizioni atmosferiche rappresentano la classica transizione verso la stagione invernale secondo la climatologia italiana.
Questo quadro tecnico riflette l’evoluzione tipica del periodo post-Estate di San Martino, caratterizzato da una maggiore frequenza di irruzioni fredde e dai primi eventi di rilievo nivometrico nel nostro Paese.
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