Questa evoluzione si concretizzerebbe attraverso un progressivo spostamento verso nord dell’alta pressione nord-africana, che riuscirebbe a ristabilire quella configurazione barica già sperimentata durante gran parte del mese di giugno. L’anticiclone, rafforzandosi sui settori occidentali del continente africano, estenderebbe le sue propaggini verso il Mediterraneo occidentale, inglobando progressivamente la Penisola Italiana in una vasta area di subsidenza atmosferica.
Le temperature, dopo il momentaneo refrigerio, riprenderebbero una rapida ascesa, raggiungendo e superando i valori registrati nelle settimane precedenti. Si profilerebbe così un ritorno alle condizioni di gran caldo, con massime che potrebbero toccare i 38-40 gradi nelle aree interne del centro-sud, mentre le pianure settentrionali vedrebbero valori compresi tra i 35 e i 38 gradi. Le minime notturne, elemento cruciale per il benessere umano, si attesterebbero su valori elevati, spesso superiori ai 25 gradi anche nelle aree di pianura, configurando quelle “notti tropicali” che rendono difficoltoso il riposo notturno.
La subsidenza anticiclonica determinerebbe una drastica riduzione della nuvolosità e delle precipitazioni, con i fenomeni temporaleschi che si limiterebbero ai settori alpini e prealpini, principalmente durante le ore pomeridiane. Il resto del territorio nazionale sperimenterebbe condizioni di stabilità atmosferica pressoché totale, con cieli sereni o al massimo velati da sottili strati di cirri provenienti dal Nord Africa. Questa configurazione comporterebbe un rapido incremento dello stress idrico per la vegetazione e l’agricoltura, già provate dalle condizioni di giugno.
La qualità dell’aria risulterebbe compromessa dal ritorno delle polveri sahariane, che conferirebbero al cielo quella tipica colorazione lattiginosa caratteristica delle fasi di dominio anticiclonico africano. L’assenza di ventilazione significativa, tipica delle condizioni di alta pressione, favorirebbe l’accumulo di inquinanti atmosferici, particolarmente nelle aree urbane e industriali della Pianura Padana.
Dal punto di vista dell’intensità, questo scenario potrebbe risultare ancora più severo rispetto alle condizioni di giugno, considerando che il suolo e le superfici urbane avrebbero accumulato calore durante le settimane precedenti. L’effetto “isola di calore” si manifesterebbe con particolare intensità nelle grandi città, dove le temperature percepite potrebbero superare abbondantemente i 40°C durante le ore centrali della giornata.
La persistenza di questa configurazione si estenderebbe potenzialmente per diverse settimane, replicando quella stabilità anticiclonica che ha caratterizzato gran parte dell’estate 2023 e che sta diventando sempre più frequente nel clima mediterraneo contemporaneo. Il mare, riscaldandosi progressivamente, raggiungerebbe temperature superiori ai 28-30 gradi lungo le coste tirreniche e adriatiche, valori che, pur risultando gradevoli per la balneazione, potrebbero alimentare fenomeni temporaleschi violenti nelle rare occasioni di instabilità atmosferica.