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Home A La notizia del giorno

Troppe Allerta Meteo su Smartphone: un accesso dannoso

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
05 Giu 2025 - 11:50
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Negli ultimi giorni, come probabilmente è capitato anche a molti di voi, il mio smartphone ha iniziato a invadermi con notifiche meteo allarmanti, quasi come se il cielo stesse per cadermi addosso. Vivo in una città italiana del Nord Italia, e da una settimana (ma da sempre) ricevo notifiche di allerta meteo continua da parte dell’app preinstallata sul mio telefono. Non l’ho mai cancellata, forse per pigrizia o per semplice abitudine, ma ultimamente sto iniziando a ripensarci.

 

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Quello che trovo davvero curioso, o forse preoccupante, è che questi avvisi non provengono da fonti italiane. Sono notifiche meteo che ricevo generate da app sviluppate negli Stati Uniti, e si capisce subito dalla modalità con cui le informazioni vengono comunicate: toni drammatici, linguaggio ansiogeno e formule che sembrano prese da film catastrofici. Ma perché?

La risposta, almeno in parte, si trova nel funzionamento di alcune piattaforme meteorologiche internazionali. Molte app attingono le loro informazioni da Meteoalarm, un sito gestito da Eumetnet, una rete di servizi meteorologici europei, dove vengono riportate le allerte ufficiali emesse dai singoli stati membri. Il problema però è come queste allerte vengono “tradotte” e rilanciate: spesso perdono il contesto locale, vengono rese più generiche o più allarmanti, e così facendo finiscono per sovrapporsi alle comunicazioni ufficiali della Protezione Civile italiana.

 

In Italia, per fortuna, nessun sito meteo privato si azzarda a lanciare allerte in autonomia. Tutti, si limitano a rilanciare le comunicazioni degli enti ufficiali, come il Dipartimento della Protezione Civile. E questo non è solo una questione di correttezza: si tratta di responsabilità istituzionale e giuridica, poiché lanciare un’allerta meteo senza fondamento, o prima degli organi competenti, potrebbe configurare il reato di procurato allarme.

 

Al contrario, le app straniere non hanno questi vincoli. Non essendo soggette al nostro ordinamento, possono permettersi toni più liberi, più gridati, più “spettacolari”. E qui nasce l’equivoco pericoloso: ci si ritrova con decine di notifiche meteo che annunciano “allerta rossa per calore estremo” o “pericolo temporali violenti”, quando in realtà, nel bollettino ufficiale italiano, c’è magari solo una semplice allerta gialla per condizioni di instabilità.

 

Il risultato? Un caos informativo. Il cittadino medio, che non ha il tempo né le competenze per discernere tra una fonte e l’altra, si disorienta. Sente dire da un’app che c’è “massimo pericolo”, ma sul sito della Protezione Civile la situazione è molto più contenuta. Chi ha ragione? A chi dobbiamo credere?

Tutto questo, a mio avviso, non aggiunge alcun valore reale alla comunicazione meteo, anzi: la svuota di senso, la rende ripetitiva, ansiogena e poco utile. Le informazioni perdono la loro funzione preventiva, trasformandosi in uno sfondo di rumore, a cui si finisce per non dare più peso. Ed è qui che si rischia di più: quando l’allerta vera arriva, ormai non ci si crede più.

 

Quella che viviamo oggi è una inflazione comunicativa che andrebbe affrontata con serietà. Forse è arrivato il momento di ripensare il rapporto con la meteorologia internazionale, e rimettere al centro l’affidabilità e la competenza territoriale. Un bollettino meteo efficace non è quello che ci spaventa di più, ma quello che ci prepara meglio a ciò che può realmente accadere.

 

Per approfondire come i sistemi di allerta meteo funzionano a livello europeo, puoi consultare Meteoalarm, la piattaforma ufficiale del sistema di allerta europeo. Per un confronto internazionale sull’efficacia delle comunicazioni meteo, è interessante anche questo studio pubblicato dall’American Meteorological Society, che analizza l’impatto delle notifiche meteo sul comportamento degli utenti. (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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