Campi Flegrei, sollevati di circa 29 cm
Quando pensi ai Campi Flegrei , la prima immagine che viene in mente è probabilmente quella di un paesaggio pittoresco fatto di crateri e fumarole, una delle meraviglie geologiche più affascinanti d’Italia. Ma dietro questa bellezza si nasconde una realtà inquietante che sta diventando sempre più pressante: il suolo sta letteralmente sollevandosi sotto i piedi delle persone che vivono in quest’area.
I 29 centimetri di innalzamento registrati negli ultimi 18 mesi non sono solo un dato scientifico da bollettino dell’INGV. Rappresentano una trasformazione fisica del territorio che ha conseguenze concrete e drammatiche sulla vita quotidiana di migliaia di persone. Per capire la portata del fenomeno, basta pensare che stiamo parlando di 15 millimetri al mese di sollevamento costante dal gennaio 2024: è come se il terreno “crescesse” di un centimetro e mezzo ogni trenta giorni, un ritmo geologicamente impressionante per un’area già di per sé instabile.
La settimana tra il 16 e il 22 giugno è stata particolarmente intensa dal punto di vista sismico, con 58 terremoti registrati dagli strumenti di monitoraggio. Diciotto di questi hanno superato la soglia psicologicamente significativa della magnitudo 1 , mentre il picco è stato raggiunto con una scossa di magnitudo 3.2 . Ma è lo sciame sismico iniziato nella notte del 20 giugno che ha davvero messo a dura prova i nervi della popolazione: 28 scosse concentrate nell’area di Pozzuoli in poche ore, un bombardamento tellurico che ha ricordato a tutti quanto sia precario l’equilibrio su cui poggia la loro esistenza.
L’INGV cerca di mantenere un tono rassicurante , sottolineando che non sono state riscontrate “variazioni significative” nei parametri monitorati. Ma questa comunicazione istituzionale, per quanto necessaria, rischia di apparire distaccata rispetto alla realtà quotidiana di chi vive con l’ ansia costante del prossimo terremoto. Quando la terra trema sotto casa tua decine di volte in una settimana, è difficile sentirsi tranquilli leggendo bollettini tecnici che parlano di “stabilità dei parametri”.
La dimensione umana di questa crisi emerge con tutta la sua drammaticità dalle parole di monsignor Carlo Villano, vescovo di Pozzuoli. Il suo appello contro l’ aumento speculativo dei prezzi degli affitti nelle zone limitrofe tocca un nervo scoperto: mentre alcune famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case per motivi di sicurezza, altre persone approfittano della situazione di emergenza per lucrare sulla disperazione altrui. È una dinamica profondamente ingiusta che aggiunge danno al danno, trasformando una tragedia naturale in un’ulteriore fonte di diseguaglianza sociale .
Le 56 persone sfollate dopo il terremoto del 13 marzo di magnitudo 4.6 rappresentano solo la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto. Hanno recentemente lasciato la sistemazione alberghiera temporanea, ma trovarsi una casa in un mercato immobiliare impazzito è diventato un percorso a ostacoli . Il contributo di autonoma sistemazione previsto dal Comune di Napoli, che attualmente beneficia 191 nuclei familiari, è una misura necessaria ma che evidenzia l’enormità del problema: stiamo parlando di centinaia di famiglie che hanno perso la stabilità abitativa a causa di eventi geologici imprevedibili.
La situazione dei Campi Flegrei ci mette di fronte a una riflessione più ampia sul rapporto tra uomo e natura in un paese geologicamente instabile come l’Italia. Viviamo in una delle zone più sismicamente attive del Mediterraneo, eppure spesso dimentichiamo questa realtà fino a quando la terra non ci ricorda violentemente la sua natura dinamica .
