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Un nuovo ciclo solare potrebbe rendere i satelliti più sicuri

Giovanni Mezher di Giovanni Mezher
18 Apr 2025 - 10:01
in Magazine
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Un futuro di tempeste solari più frequenti, ma con effetti inattesi

(METEOGIORNALE.IT) Le condizioni del meteo spaziale stanno subendo un’evoluzione significativa, secondo uno studio guidato da Kalvyn Adam, ex ricercatore presso il National Center for Atmospheric Research (NCAR) di Boulder, Colorado. I dati suggeriscono che i prossimi 50 anni potrebbero essere segnati da un’intensificazione dell’attività solare, con flare, eruzioni e espulsioni di massa coronale (CME) sempre più frequenti. Tuttavia, contrariamente a quanto si possa pensare, queste turbolenze solari potrebbero portare a conseguenze favorevoli per la sicurezza operativa dei satelliti artificiali in orbita.

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Il ritorno del ciclo di Gleissberg e l’anomalia della densità protonica

Al centro dello studio c’è la riscoperta del Ciclo di Gleissberg, un modello secolare di 100 anni identificato nel 1958 dall’astronomo tedesco Wolfgang Gleissberg, secondo cui l’intensità dell’attività solare non oscilla casualmente, ma segue una sequenza ordinata di quattro cicli in crescita e quattro in decrescita.

Negli ultimi 45 anni, la densità delle particelle energetiche nelle fasce di radiazione di Van Allen ha mostrato una tendenza crescente, culminata nel 2021. Dopo l’inizio dell’attuale 25° ciclo solare, questa densità ha però cominciato a calare. Un comportamento che può sembrare controintuitivo, visto che più CME dovrebbero comportare una maggiore presenza di protoni. In realtà, l’aumento della temperatura atmosferica terrestre durante i picchi solari provoca una dilatazione della termosfera, che “spinge” i protoni fuori dall’orbita, diminuendone la concentrazione.

Satelliti meno esposti, ma più a rischio di caduta

La riduzione della radiazione ionizzante in orbita, provocata dalla maggiore attività solare, rappresenta un vantaggio rilevante per i sistemi elettronici a bordo dei satelliti e per la salute degli astronauti, potenzialmente esposti a dosi più basse di radiazioni cancerogene. Questa condizione dovrebbe proseguire per decenni, dato che il Ciclo di Gleissberg sembrerebbe essere in una fase ascendente.

Ma esiste un effetto collaterale. Le tempeste solari causate da CME particolarmente potenti riscaldano rapidamente l’atmosfera terrestre, rendendola più densa e aumentando la resistenza aerodinamica che i satelliti incontrano, specialmente quelli in orbita bassa. Questo fenomeno può farli precipitare, costringendo gli operatori a impiegare carburante per rialzarne l’orbita, mettendo a rischio le missioni.

Un esempio recente si è verificato nel Maggio 2024, quando una violenta tempesta ha provocato una migrazione collettiva di satelliti, abbassandone l’altitudine in massa e generando un rischio di collisioni elevato a causa della mancanza di tempo per effettuare manovre di prevenzione coordinate.

Un equilibrio tra rischio e vantaggio tecnologico

Secondo Adam, la preoccupazione per una maggiore intensità solare è giustificata, soprattutto perché l’umanità ha sviluppato un’infrastruttura tecnologica senza precedenti rispetto all’ultimo massimo del ciclo di Gleissberg. Tuttavia, lo studio evidenzia che il “rumore di fondo” del meteo spaziale nei periodi di calma potrebbe diventare più favorevole rispetto al passato, offrendo nuove opportunità di progettazione per satelliti più longevi e missioni spaziali più sicure. (METEOGIORNALE.IT)

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