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Ondata di NEVE del 1999: il GELO che segnò i giorni della merla

Un evento passato alla storia

Alessandro Arena di Alessandro Arena
17 Gen 2025 - 17:10
in Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) L’ondata di gelo che colpì l’Italia durante i cosiddetti giorni della merla del 1999 è ricordata come uno degli eventi meteorologici più significativi di quel periodo. Tradizionalmente, gli ultimi tre giorni di gennaio sono noti per essere i più freddi dell’anno, ma nel 1999 questa credenza popolare trovò un riscontro concreto in un’ondata di aria artica che interessò gran parte della penisola italiana.

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L’evento fu causato da una potente discesa di aria fredda proveniente dalla regione artica, che portò un marcato calo delle temperature su tutto il territorio italiano. L’Italia settentrionale fu particolarmente colpita, con le pianure padane che registrarono temperature minime ben al di sotto dello zero. In alcune località della Lombardia e del Piemonte, i termometri scesero fino a -15°C, mentre nelle aree montane delle Alpi furono registrate punte di -25°C. Queste condizioni estreme causarono disagi significativi, tra cui interruzioni nei trasporti e difficoltà per le attività agricole.

 

Anche il Centro Italia non fu risparmiato dal gelo. Le città dell’Appennino centrale registrarono temperature eccezionalmente basse, con nevicate abbondanti che isolarono interi paesi montani. Roma, pur non essendo interessata direttamente dalla neve, vide un drastico calo delle temperature notturne, che toccarono valori intorno agli 0°C, un fatto piuttosto insolito per la capitale. L’aria fredda giunse fino al Sud, dove nevicate eccezionali si verificarono in Puglia, Basilicata e Calabria, raggiungendo persino alcune aree costiere. Le città di Bari e Brindisi furono interessate da nevicate che causarono disagi alla viabilità e problemi di approvvigionamento.

 

Le regioni appenniniche furono tra le più colpite dall’ondata di gelo. In Abruzzo e Molise, le nevicate raggiunsero accumuli record in alcune località montane, con valori superiori a un metro. La combinazione di neve e vento forte creò condizioni di bufera, rendendo difficile l’accesso ad alcune aree e complicando gli interventi di soccorso. Gli allevatori e gli agricoltori affrontarono gravi difficoltà, con danni alle colture e problemi legati all’approvvigionamento di foraggio per gli animali.

 

L’ondata di gelo ebbe anche ripercussioni sulle infrastrutture. Le strade e le autostrade principali furono spesso bloccate o chiuse per motivi di sicurezza, mentre le linee ferroviarie subirono ritardi e cancellazioni. In molte città, i servizi pubblici furono rallentati o sospesi a causa del ghiaccio e delle difficoltà di circolazione. Gli ospedali registrarono un aumento dei ricoveri legati a incidenti dovuti al ghiaccio e a malattie respiratorie aggravate dal freddo intenso.

 

L’evento meteorologico fu seguito con grande attenzione dai meteorologi, che sottolinearono come la combinazione di fattori atmosferici avesse creato condizioni particolarmente rigide. L’effetto combinato di un potente anticiclone sull’Europa settentrionale e di una depressione sul Mediterraneo contribuì a convogliare aria fredda verso la penisola, creando un vero e proprio “cuscinetto” gelido che persistette per diversi giorni.

 

Quell’ondata di gelo rimane impressa nella memoria collettiva non solo per la sua intensità, ma anche per il fatto che coincise con i giorni della merla, alimentando il fascino delle tradizioni popolari legate al clima. L’Italia, un paese caratterizzato da una grande varietà meteo climatica, dimostrò ancora una volta la sua vulnerabilità a eventi estremi, che mettono in evidenza la necessità di preparazione e adattamento anche in un contesto mediterraneo. (METEOGIORNALE.IT)

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