
(METEOGIORNALE.IT) Siamo solo all’inizio dell’Inverno ma quest’anno il meteo promette scenari diversi da quegli degli ultimi anni. La neve è già arrivata in alcune parti d’Italia, in qualche caso con fiocchi svolazzanti anche a sfiorare le pianure, almeno al Nord. Ora arriva il bello, con freddo e neve protagonisti proprio nel periodo di Natale.
A pensarci bene, immaginare la neve nel periodo di Natale può sembrare totalmente assurdo. L’andamento degli ultimi anni è assolutamente eloquente. Le alte pressioni avevano monopolizzato la scena, impedendo ondate di freddo e neve non solo in Italia, ma anche in gran parte d’Europa.
Quest’Inverno siamo dinanzi ad una ritrovata parvenza di normalità. Ci si chiede se potrebbe essere l’anno giusto del ritorno della neve fino in pianura. Sarebbe l’ora soprattutto in Val Padana dove la neve era di casa tutti gli anni. Ora invece una bella nevicata abbastanza estesa non avviene da svariati anni.
Le condizioni potenziali appaiono favorevoli, almeno sulla carta. Gli indici climatici ci vengono incontro e soprattutto osserviamo un Vortice Polare molto più vulnerabile e non così compatto. Ricordiamo che quando il Vortice Polare è compatto e gira a mille, trattiene a sé l’aria più fredda.
Al contrario, quando il Vortice Polare è più debole si crea una situazione più favorevole alla discesa del freddo fino alle nostre latitudini. Il Vortice Polare sta oscillando tra momenti di ripresa e momenti di maggiore debolezza. Potrebbe essere la stagione giusta, specie in caso di innesco di uno stratwarming.
Ricordiamo che lo stratwarming è un improvviso riscaldamento a livello della stratosfera che potrebbe letteralmente mandare in frantumi il Vortice Polare, causandone un cosiddetto split. Alcune ondate di grande gelo e neve dal passato sono scaturire proprio da questo evento cosiddetto di tipo “major”.
Negli ultimi cinquant’anni c’è sicuramente un inverno si eleva su tutti per la sua severità: quello del 1985. Quell’anno ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva, particolarmente per il mese di gennaio, etichettato come il più gelido nell’arco di almeno mezzo secolo in Italia.
In quel Gennaio di quasi 40 anni fa la colonnina di mercurio sfiorò numeri da record, con temperature che si abbassarono fino a -28°C nella pianura bolognese e -25°C in Val d’Arno, in Toscana. Si tratta di temperature glaciali, con questi picchi enfatizzati dalla presenza della neve al suolo e dal cosiddetto effetto albedo.
Quel periodo vide un’Italia assediata dal freddo estremo, dal ghiaccio e dalle abbondanti nevicate, che immobilizzarono il paese per giorni. Per comprendere appieno la portata di tale evento, è necessario partire da dicembre 1984. In quel periodo, l’Europa era sotto l’egemonia di un regime di alta pressione.
In tale contesto, gran parte del continente europeo registrò valori di pressione atmosferica piuttosto elevati. La prima metà di dicembre 1984 fu caratterizzata da un regime di alta pressione sull’Italia e su gran parte dell’Europa, ma non era un freddo di origine siberiana. L’anticiclone russo era comunque relegato ad est.
Nulla faceva presagire quello che sarebbe successo a seguire. Il vero gelo si manifestò più avanti. È intrigante osservare come fino a quel momento, la depressione islandese fosse rimasta relativamente debole, mentre la piovosità nell’area mediterranea si mantenne nella media.
La riflessione che possiamo dedurre è come talvolta, gli eventi climatici più estremi si sviluppano in maniera inaspettata, alterando radicalmente le condizioni atmosferiche in modo sorprendente. Nessuno può escludere la ripetizione di un evento di gelo simile, anche se i tempi di ritorno sono sempre più dilatati. (METEOGIORNALE.IT)
