
Le stelle mappate dal telescopio sono disposte in anelli concentrici intorno al sole, a distanze comprese tra 16,3 e 49 anni luce. Questa prossimità è sufficiente affinché i telescopi possano raccogliere lunghezze d’onda della luce o “spettri” dai pianeti nelle zone abitabili di queste stelle. La zona abitabile o “zona Goldilocks” è una regione attorno a una stella che non è né troppo calda né troppo fredda per permettere l’esistenza di acqua liquida sulla superficie di un pianeta.
Gli spettri provenienti da questi pianeti creati quando la luce stellare attraversa la loro atmosfera potrebbero rivelare caratteristiche superficiali come continenti e oceani e caratteristiche atmosferiche come nuvole e composizione chimica.
La capacità dei raggi X del Chandra è fondamentale per selezionare quali pianeti investigare per la possibile abitabilità. La luce ad alta energia come i raggi X e la radiazione ultravioletta possono spogliare un pianeta della sua atmosfera e anche degradare le molecole complesse necessarie come mattoni della vita, compromettendo la sua abitabilità.
Se il Chandra osserva un pianeta sotto intenso bombardamento di raggi X, gli scienziati possono dedurre che non sia il miglior mondo da studiare nella ricerca di vita aliena.
Breanna Binder dell’Università Statale Politecnica della California, leader del team alla base della nuova mappa, ha dichiarato: “Senza caratterizzare i raggi X dalla sua stella ospite, ci mancherebbe un elemento chiave su se un pianeta sia veramente abitabile o meno”. È quindi cruciale analizzare quale tipo di dosaggio dei raggi X questi pianeti ricevono.
Binder e colleghi hanno costruito la loro mappa partendo da un elenco di 57 stelle sufficientemente vicine al nostro sistema solare affinché futuri telescopi nello spazio e sulla terra possano immaginare i planeti che orbitano nelle loro zone Goldilocks.
Essere nella zona abitabile non garantisce tuttavia che un pianeta sia ospitale; infatti Venere e Marte si trovano entrambi nella zona abitabile del sole ma presentano condizioni ostili alla vita così come noi la conosciamo. Per restringere ulteriormente il loro elenco, il team ha utilizzato dati provenienti da 10 giorni di osservazioni con Chandra e 26 giorni con il telescopio spaziale europeo ESA’s XMM-Newton per determinarne luminosità nei raggi-X ed energia emessa rapidamente variante.
I ricercatori hanno concluso che quanto più brillanti ed energetici sono i raggi-X emessi dalle stelle tanto più probabile è che qualsiasi esopianeta in orbita attorno ad esse avesse subito gravi danneggiamenti alla propria atmosfera o persino perso completamente quest’ultima.
Alcune delle stelle esaminate dal team sono già note per ospitare entro la loro orbita esopianeti con masse simili ai giganti del sistema solari Giove Saturno Nettuno Urano mentre alcuni candidati hanno circa metà massa terrestre.
Questo studio offre importantissime indicazioni sui target prioritari nell’utilizzo dei preziosissimi tempi d’osservazione sui futuri grandi telescopii consentendo forse anche le prime immagini dirette dei mondi simili alla Terra più velocemente rispetto alle previsionie precedenti.