
Il team di ricerca ha sviluppato un modello analitico per determinare l’efficienza massima dei sistemi fotosintetici, basandosi sulla geometria, il movimento e le caratteristiche di diffusione della luce delle vongole giganti. Questo modello ha rivelato che l’efficienza quantica delle vongole può raggiungere il 67%, un valore significativamente più alto rispetto al 14% di un sistema a foglia verde in ambiente tropicale.
Le vongole giganti sono fotosimbionti, ospitando al loro interno cilindri verticali di alghe unicellulari. Queste alghe assorbono la luce solare dopo che è stata filtrata e diffusa da uno strato di cellule chiamate iridociti. La disposizione verticale delle alghe, parallela alla luce incidente, e la diffusione della luce da parte degli iridociti, permettono alle alghe di assorbire la luce in modo estremamente efficiente.
Inoltre, il comportamento adattativo delle vongole, che si estendono e si contraggono in risposta alle variazioni dell’intensità luminosa durante il giorno, migliora ulteriormente l’efficienza del sistema. Questa capacità di adattamento ottimizza la distanza tra i cilindri verticali di alghe, modificando così le loro dimensioni e la loro capacità di cattura della luce.
Il confronto tra le foreste di abete boreale e le vongole giganti, entrambi caratterizzati da meccanismi simili di geometria e diffusione della luce, ha evidenziato un’efficienza quantica quasi identica, nonostante le enormi differenze di scala.
L’importanza della biodiversità e il suo ruolo nell’ispirare nuove tecnologie sostenibili sono stati sottolineati da Sweeney, che ha anche riconosciuto il debito verso i Palauani, i quali attribuiscono un grande valore culturale alle loro vongole e ai loro reef, mantenendoli in ottima salute.
Questi risultati aprono la possibilità di sviluppare una nuova generazione di pannelli solari che potrebbero integrare alghe o essere realizzati con materiali plastici economici e flessibili, ispirandosi alle strategie adottate dalle vongole giganti per massimizzare l’efficienza della conversione della luce solare.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PRX: Energy.