Il processo di apertura e successiva chiusura di questo oceano è un esempio dei cicli di Wilson, che descrivono la dinamica di frammentazione e ricongiungimento dei supercontinenti. Questi cicli si sviluppano molto lentamente, con movimenti inferiori a a 2,5cm all’anno, come sottolineato dal co-autore dello studio, Daniel Pastor-Galán, geoscienziato del Consiglio Nazionale di Ricerca Spagnolo a Madrid.
La ricerca, condotta principalmente attraverso l’analisi di rocce vulcaniche risalenti al periodo Devoniano (tra 419 e 359 milioni di anni fa), ha evidenziato come i plume mantellari siano spesso responsabili delle prime fasi dei cicli di Wilson, ovvero la rottura dei continenti e l’apertura degli oceani, similmente a quanto osservato con l’Oceano Atlantico.
Durante il Devoniano, un’epoca definita “l’Età dei Pesci”, i continenti principali erano Laurentia e Gondwana, circondati da una serie di microcontinenti che, nel tempo, si sono aggregati attraverso un processo di accrezione. Questi microcontinenti, collocati in quella che è oggi l’Asia, si sono gradualmente uniti, formando una massa continentale più estesa.
Il team di ricerca, guidato da Mingshuai Zhu, professore di geologia e geofisica presso l’Accademia Cinese delle Scienze, ha iniziato le indagini sul campo nel 2019 nella Mongolia nordoccidentale, dove sono emerse le rocce formatesi durante le collisioni continentali. Analizzando l’età e la composizione chimica di questi strati rocciosi, gli scienziati hanno potuto confermare che tra circa 410 e 415 milioni di anni fa si è verificata l’apertura dell’Oceano Mongol-Okhotsk.
Le analisi hanno rivelato che la presenza di un plume mantellare, caratterizzato da roccia del mantello particolarmente calda e galleggiante, ha giocato un ruolo cruciale nella formazione dell’oceano. Questo plume ha agito in un contesto geologico complesso, interagendo con zone di debolezza tra i microcontinenti accreti, facilitando così l’apertura oceanica.
Il ciclo di vita dell’oceano si è concluso nello stesso punto in cui era iniziato, un modello comune nei cicli oceanici. Tuttavia, lo studio si è concentrato principalmente sulla fase di apertura dell’oceano, lasciando spazio a ulteriori ricerche per una comprensione più completa del fenomeno.
I risultati ottenuti hanno stimolato ulteriori indagini, con l’obiettivo di sviluppare modelli informatici che possano descrivere più dettagliatamente la complessa tettonica associata all’antico oceano Devoniano. Questi modelli aiuteranno a comprendere meglio le dinamiche di interazione tra mantello e crosta terrestre in contesti geologici simili, contribuendo significativamente alla scienza geologica e alla nostra comprensione della storia della Terra.