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      Home » Scoperte firme uniche: una ricerca rivela indizi molecolari sull’Alzheimer
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      Scoperte firme uniche: una ricerca rivela indizi molecolari sull’Alzheimer

      Luigi Barbieri
      Luigi Barbieri
      Pubblicato: 06/07/2024
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      3 Min Lettura
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      I ricercatori della ⁣ Mayo Clinic hanno scoperto alterazioni molecolari nella barriera emato-encefalica che potrebbero rivoluzionare la diagnosi⁤ e il trattamento della ⁢ malattia di Alzheimer. Queste scoperte sono state pubblicate su Nature Communications e ⁤derivano ⁢da un’analisi approfondita di tessuti cerebrali e studi cellulari.

       

      La ‍barriera emato-encefalica, una rete di vasi sanguigni ⁤e tessuti⁢ che protegge il cervello da sostanze nocive presenti‌ nel sangue, mostra ⁢segni di disfunzione nei pazienti‍ affetti da Alzheimer. Il ‌team di ricerca, guidato‍ da‌ Nilüfer Ertekin-Taner, M.D., Ph.D., ha identificato firme molecolari ⁤specifiche di‍ questa ⁢disfunzione, aprendo la strada a nuove strategie diagnostiche e terapeutiche.

       

      Per condurre lo⁤ studio, il team ha analizzato campioni ​di tessuto cerebrale​ provenienti dalla Banca del Cervello della Mayo Clinic e da altre istituzioni ⁤collaboratrici. I campioni includevano tessuti di ‍12 pazienti con Alzheimer e 12 individui sani, tutti donatori di tessuto ​per scopi scientifici. L’analisi ha riguardato migliaia di cellule in‍ più di sei regioni⁣ cerebrali, rendendo​ questa ricerca una delle più ⁢dettagliate‌ sullo studio della barriera emato-encefalica nell’ambito dell’Alzheimer.

       

      L’attenzione si​ è concentrata sulle cellule vascolari cerebrali,‌ in particolare‌ i periciti ‍ e gli astrociti, che sono cruciali per il mantenimento della barriera emato-encefalica. È emerso che nei pazienti con ⁣Alzheimer, la comunicazione tra queste cellule è alterata, mediata da molecole‍ come VEGFA e SMAD3. Il VEGFA stimola la crescita‌ dei vasi sanguigni, mentre il SMAD3 è ​essenziale per le risposte cellulari all’ambiente esterno.

       

      Utilizzando modelli‍ cellulari e di zebrafish, i ricercatori hanno confermato che livelli elevati di VEGFA riducono i livelli di SMAD3 nel​ cervello. ​Inoltre, ‍hanno trattato cellule staminali derivate da campioni di sangue e pelle dei donatori con VEGFA, osservando una diminuzione dei livelli ⁢di SMAD3 nei periciti cerebrali, indicando un’interazione tra queste molecole.

       

      I donatori con livelli più⁤ elevati ⁢di SMAD3 nel sangue mostravano minori danni vascolari e risultati⁢ migliori‌ relativi all’Alzheimer. Questo⁣ suggerisce che ulteriori ricerche sui ⁣livelli di SMAD3 potrebbero fornire nuove prospettive‌ sulle connessioni tra salute‌ vascolare e neurodegenerazione.

       

      Il team di ricerca⁢ prevede ‌di approfondire lo studio della molecola SMAD3 e di‍ esplorare⁣ altre molecole che potrebbero essere coinvolte nel mantenimento della⁣ barriera emato-encefalica.

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