
L’industria estrattiva non solo incide sulle località fisiche delle miniere ma anche su aree distanti, attraverso l’inquinamento dei corsi d’acqua o la deforestazione per nuove strade e infrastrutture. Ridurre l’inquinamento derivante dall’estrazione mineraria è stato identificato come un obiettivo pratico per diminuire la perdita di biodiversità senza compromettere la necessità di questi materiali essenziali.
Il Ghana meridionale rappresenta un esempio di come l’estrazione mineraria artigianale di oro alluvionale possa minacciare aree importanti per gli uccelli tramite l’inquinamento da mercurio. Analogamente, l’estrazione di calcario per il cemento, essenziale nell’industria edilizia, mette a rischio numerose specie.
Il report sottolinea che le specie acquatiche, in particolare i pesci, sono tra le più vulnerabili, seguite da rettili, anfibi, uccelli e mammiferi. La vulnerabilità di queste specie è spesso legata al loro habitat e alla loro distribuzione geografica ristretta.
L’analisi, utilizzando dati dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ha permesso di mappare le specie minacciate e di identificare i tipi di estrazione più pericolosi e le aree a rischio elevato. È emerso che le specie classificate come vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico sono particolarmente a rischio a causa dell’estrazione mineraria.
L’estrazione di minerali minaccia la biodiversità dei vertebrati principalmente nei tropici, con punti critici nelle Ande, nelle coste dell’Africa occidentale e centrale e nel Sud-Est asiatico, aree che coincidono con un’alta densità di miniere. Ad esempio, l’estrazione artigianale di oro in Ghana minaccia aree importanti per gli uccelli a causa dell’inquinamento da mercurio.
La domanda globale di minerali metallici, combustibili fossili e materiali da costruzione è in forte crescita, e l’industria estrattiva si sta espandendo rapidamente per soddisfare questa domanda. Nel 2022, il fatturato complessivo dell’industria è stato stimato in 943 miliardi di dollari USA.
Il report evidenzia che, nonostante la necessità di continuare l’estrazione per sostenere le nostre società, è fondamentale gestire le tensioni ambientali derivanti dall’uso di questi prodotti. Gli autori suggeriscono che le future politiche dovrebbero concentrarsi sulla creazione di economie più circolari, aumentando il riciclo e il riutilizzo dei materiali piuttosto che limitarsi all’estrazione. Questo studio rappresenta un passo essenziale per prevenire la perdita di biodiversità di fronte all’espansione prevista dell’industria estrattiva.