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      Distanze ridotte, soggiorni prolungati: la sfida del turismo di prossimità per ridurre l’impronta carbonica

      Luca D'Angelo
      Luca D'Angelo
      Pubblicato: 05/07/2024
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      3 Min Lettura
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      Nell’attuale contesto di cambiamento climatico, le agenzie turistiche europee si trovano di fronte a un bivio strategico significativo riguardante la promozione del turismo a lungo raggio. Le politiche ambientali stanno incrementando i costi dei viaggi aerei, soprattutto in Europa, rendendo sempre più oneroso per i turisti intraprendere viaggi transcontinentali per brevi soggiorni. Questo fenomeno potrebbe indurre le organizzazioni di marketing turistico a riconsiderare le loro strategie attuali.

       

      Una recente ricerca pubblicata su “Tourism Geographies” ha esaminato come diverse organizzazioni nazionali di marketing turistico mirano ai mercati internazionali. I risultati hanno mostrato una variazione significativa nelle emissioni di carbonio per arrivo, oscillando tra 0,2 tonnellate di CO2 per i mercati vicini fino a 2,5 tonnellate per le destinazioni più lontane. La distanza media dei viaggi verso questi mercati variava approssimativamente tra 4.023 e 8.046 chilometri. Inoltre, è emerso che solo il 17% degli arrivi dai mercati più remoti era responsabile del 62% delle emissioni di carbonio totali.

       

      Di fronte a questa realtà, alcuni esperti suggeriscono un cambiamento nell’approccio alla gestione del turismo, promuovendo il cosiddetto “turismo di prossimità”. Questo concetto incoraggia le destinazioni a focalizzarsi su mercati più vicini e a incentivare i turisti a prolungare la durata dei loro soggiorni piuttosto che aumentare semplicemente il numero totale di arrivi. Tale strategia potrebbe non solo ridurre significativamente le emissioni, ma anche preservare i benefici economici complessivi per le destinazioni.

       

      Inoltre, alcuni paesi hanno iniziato a implementare sistemi di monitoraggio che collegano la spesa turistica e la durata del soggiorno alle emissioni di carbonio, permettendo così un’ottimizzazione più mirata. Ad esempio, la Germania ha sviluppato un sistema avanzato che integra queste metriche, mentre la Norvegia ha introdotto un sistema per gli arrivi che fornisce stime delle emissioni.

       

      Tuttavia, la situazione varia notevolmente da un paese all’altro e non tutte le destinazioni possono facilmente ridurre la dipendenza dal turismo a lungo raggio. Paesi isolati come l’Australia e l’Islanda potrebbero avere meno opzioni a disposizione. Inoltre, molti leader del settore turistico potrebbero non essere in carica quando i costi dei voli a lungo raggio diventeranno proibitivi, concentrando così la loro attenzione su obiettivi a breve termine senza considerare i rischi futuri.

       

      La sfida di decarbonizzare l’industria del turismo rimane imponente, soprattutto alla luce delle ambizioni di crescita. Il viaggio aereo, in particolare, affronta un percorso lungo e costoso verso la decarbonizzazione e potrebbe rimanere indietro rispetto ad altri settori nel breve termine. Questo scenario solleva interrogativi sulla capacità del settore turistico di agire in modo efficace e su vasta scala per prevenire un cambiamento climatico catastrofico.

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