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      Home » Cranî antichi rivelano trattamenti contro il cancro nell’antico Egitto di 4000 anni fa
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      Cranî antichi rivelano trattamenti contro il cancro nell’antico Egitto di 4000 anni fa

      Luigi Barbieri
      Luigi Barbieri
      Pubblicato: 02/07/2024
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      4 Min Lettura
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      In uno studio recente, è emerso che i chirurghi dell’antico Egitto potrebbero aver tentato di trattare il cancro incidendo i tumori presenti sui cranii dei pazienti. Analizzando i resti cancerogeni di due cadaveri egizi, gli autori dello studio hanno identificato delle incisioni che presumibilmente furono effettuate dai medici migliaia di anni fa nel tentativo di rimuovere le crescite patologiche.

       

      Il professor Edgard Camarós, uno degli autori dello studio, ha descritto questa scoperta come una prospettiva straordinaria nella comprensione della storia della medicina, evidenziando come la medicina egizia antica avesse approcciato e esplorato il cancro oltre 4.000 anni fa.

       

      Nonostante i testi dell’antico Egitto rivelino una tradizione medica audace, con cure innovative per la carie, lesioni fisiche e varie malattie, è altamente improbabile che i medici antichi fossero in grado di curare efficacemente il cancro, malattia che ancora oggi rappresenta una grande sfida per la medicina moderna. Tuttavia, è sorprendente notare che fecero tentativi seri in tal senso.

       

      Le prove di questi tentativi provengono da due cranii. Il primo apparteneva a un uomo trentenne vissuto tra il 2687 e il 2345 a.C., il cui cranio mostrava una grande lesione compatibile con la distruzione del tessuto causata da una crescita cancerosa, oltre a diverse decine di lesioni metastatiche minori sparse sul cranio. Intorno a queste piccole lesioni, i ricercatori hanno osservato delle incisioni che probabilmente furono effettuate con uno strumento metallico affilato, suggerendo che potrebbero essere il risultato di un tentativo di rimozione chirurgica dei tumori.

       

      Il secondo cranio apparteneva a una donna di oltre 50 anni, deceduta tra il 663 e il 343 a.C., che mostrava danni ai tessuti compatibili con un cancro osseo o un tipo di tumore noto come meningioma, che si verifica nelle membrane che circondano il cervello. Questo stesso cranio presentava anche una grande ferita, probabilmente causata da un attacco frontale diretto, con tutte le caratteristiche di un evento violento interpersonale coinvolgente un aggressore destro.

       

      Il fatto che questa ferita brutale sembri essere guarita potrebbe implicare che la donna ricevette un qualche tipo di trattamento medico che alla fine le permise di sopravvivere, sebbene i ricercatori non siano in grado di determinare l’entità del danno cerebrale che potrebbe aver subito. La scoperta di una ferita così grave su una femmina aggiunge un ulteriore livello di interesse a questo studio, poiché le lesioni legate alla violenza sono tipicamente osservate solo nei maschi.

       

      La partecipazione delle donne in attività belliche durante l’antichità è un argomento che merita ulteriori riflessioni, come suggerito dalla ricercatrice Tatiana Tondini. Non è chiaro come questi due individui antichi siano infine deceduti, né è possibile affermare se i loro trattamenti contro il cancro fossero stati efficaci. Tuttavia, data la fase avanzata delle loro condizioni maligne, è molto probabile che nessuno dei due sia sopravvissuto alla malattia.

      Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers In Medicine.

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