
Beryl ha stabilito il record come il primo uragano di categoria 4 a formarsi nel mese di giugno, con venti che hanno raggiunto almeno i 209 km/h. È stato anche il primo a intensificarsi rapidamente, con un aumento della velocità del vento di 102 km/h in sole 24 ore, passando da una depressione senza nome a un uragano di categoria 4 in 48 ore.
L’uragano ha seguito una traiettoria insolitamente meridionale, atipica per un uragano di tale intensità. Ha toccato terra lunedì sull’isola di Carriacou con venti fino a 240 km/h, poco meno di un uragano di categoria 5, e si prevede che continuerà il suo percorso devastante attraverso le isole del sud-est dei Caraibi. Nell’ultimo avviso emesso dal NHC (National Hurricane Center), Beryl è diventato ufficialmente un uragano di categoria 5, il più precoce di sempre di questa categoria, con venti fino a 270 km/h.
La situazione attuale è un chiaro segnale di allarme: i meteorologi avevano previsto mesi fa che quest’anno sarebbe stato particolarmente difficile, paragonando la situazione agli anni record del 1933 e al tragico 2005, anno di Katrina, Rita, Wilma e Dennis.
Questo tipo di tempesta, che si forma e si intensifica in modi e luoghi in cui non dovrebbe, è ciò che ci si aspetta per quest’anno. Non solo è probabile la formazione e l’intensificazione di tali fenomeni, ma anche un aumento della probabilità di intensificazione rapida. Tutto ciò sta convergendo proprio ora, e non sarà l’ultima volta che accadrà.
Non solo Beryl è di per sé interessante, ma potrebbe anche essere il preludio a ulteriori e più numerose minacce simili nei mesi a venire. La temperatura dell’acqua intorno a Beryl è di circa 29 gradi Celsius, da 1 a 2 gradi sopra la norma, condizioni ideali per un uragano.
Le temperature superficiali degli oceani nell’Atlantico e nei Caraibi sono superiori alla media degli ultimi trent’anni per il mese di settembre, periodo tipicamente considerato il picco della stagione degli uragani. Questo riscaldamento delle acque non solo influisce sulla formazione di nuvole e temporali che possono evolvere in uragani, ma aumenta anche il contenuto di calore degli oceani, un fattore cruciale per la potenza e la durata di tali tempeste. Le acque più calde forniscono l’energia necessaria affinché gli uragani possano intensificarsi rapidamente, raggiungendo livelli di energia senza precedenti per questo periodo dell’anno.
Un altro aspetto significativo di quest’anno è la differenza di temperatura tra le acque superficiali e l’aria in alta quota nei tropici. Questo divario termico favorisce la formazione e l’amplificazione delle tempeste. Secondo gli esperti, l’Atlantico è attualmente più caldo rispetto al resto dei tropici, una condizione che non si era mai vista prima. Da marzo 2023, le acque dell’Atlantico registrano temperature eccezionalmente alte, con record di calore stabiliti già da aprile 2023. Questo fenomeno è stato attribuito al collasso di un sistema di alta pressione che normalmente genera venti freschi, i quali non sono più tornati a stabilizzarsi.
Gli scienziati sono concordi nel ritenere che il cambiamento climatico stia modificando il comportamento degli uragani, rendendoli più inclini a intensificarsi rapidamente, come nel caso dell’uragano Beryl, e aumentando la frequenza delle tempeste più violente. Inoltre, il rallentamento delle correnti oceaniche dell’Atlantico, probabilmente causato dal cambiamento climatico, potrebbe essere un ulteriore fattore che contribuisce al riscaldamento delle acque.
La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di una La Niña in formazione, un fenomeno che comporta un leggero raffreddamento delle acque del Pacifico e che altera le condizioni meteorologiche a livello globale. La Niña tende generalmente a ridurre i venti in quota che possono indebolire gli uragani nell’Atlantico, mentre nel Pacifico orientale si è registrata un’assenza di tempeste nei mesi di maggio e giugno, un evento raro che si è verificato solo in altre due occasioni in passato.
Quest’anno potrebbe quindi configurarsi come un anno sotto la media per quanto riguarda i cicloni tropicali a livello globale, ad eccezione dell’Atlantico, dove le condizioni sembrano particolarmente propizie per la formazione di tempeste severe. L’uragano Beryl, ad esempio, ha subito un processo di sostituzione della parete dell’occhio, che di solito indebolisce temporaneamente la tempesta prima che essa recuperi forza. Questo è indicativo di quanto possano essere gravi le tempeste in questa stagione, iniziata precocemente e con fenomeni di notevole intensità.