L’isola di Grenada ha risentito maggiormente della furia di Béryl, con danni estesi e perdite umane. Almeno tre persone hanno perso la vita a causa dell’uragano, e una quarta vittima è stata confermata a Saint Vincent e le Grenadine. Circa il 90% delle strutture abitative è stato gravemente danneggiato o distrutto, inclusi edifici significativi come l’aeroporto dell’isola, il cui tetto è stato completamente spazzato via.
Anche la Repubblica Dominicana ha visto enormi onde infrangersi sulle sue coste, mentre in Martinica le strade sono state sommerse e decine di migliaia di persone sono rimaste senza elettricità. In Venezuela, le intense piogge hanno causato inondazioni che hanno portato alla morte di altre tre persone.
Nelle ultime 24 ore Beryl ha fortemente colpito la costa sud della Giamaica con venti fino a 215 km/h. Stamane l’allarme uragano è cessato per l’isola caraibica ma si è spostato sulle Isole Cayman, mentre il centro della tempesta si sta avvicinando anche alla costa messicana dello Yucatan.
Questo evento mette in luce la crescente intensità e frequenza degli uragani, fenomeni che stanno raggiungendo livelli di distruzione senza precedenti. Simon Stiel, capo dell’ONU per il Clima, ha sottolineato come la crisi climatica stia accelerando questi trend, rendendo necessarie azioni immediate e significative da parte di governi e settori privati per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
La stagione degli uragani, che generalmente si estende da giugno a novembre, potrebbe essere particolarmente severa quest’anno. Gli esperti meteorologici americani avevano già anticipato una stagione “straordinaria”, prevedendo tra i quattro e i sette uragani di categoria 3 o superiore, influenzati dal fenomeno de La Niña e dalle elevate temperature dell’Atlantico. Questo scenario pone l’accento sull’urgenza di prepararsi a eventi climatici estremi, che stanno diventando sempre più frequenti e violenti a causa delle mutate condizioni ambientali globali.