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      Home » Marte? È più soggetto a devastanti impatti di asteroidi di quanto pensassimo
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      Marte? È più soggetto a devastanti impatti di asteroidi di quanto pensassimo

      Luca D'Angelo
      Luca D'Angelo
      Pubblicato: 06/06/2024
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      4 Min Lettura
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      Il cratere d’impatto relativamente giovane osservato dall’Orbitatore di Ricognizione di Marte della NASA suggerisce che il Pianeta Rosso potrebbe essere soggetto a un numero di impatti meteoritici devastanti più che doppio rispetto alla Terra, come evidenziato da una recente ricerca. Questo fenomeno non solo rappresenta una minaccia per le missioni di esplorazione su Marte, ma offre anche spunti significativi sulla formazione del sistema solare interno.

       

      Gli asteroidi rappresentano la principale minaccia spaziale per il nostro pianeta; ad esempio, il meteorite di Chelyabinsk del 2013 ha generato onde d’urto che hanno ferito oltre 1.000 persone e causato danni infrastrutturali per oltre 33 milioni di dollari. Circa 33.000 asteroidi simili, alcuni dei quali con un diametro superiore ai 140 metri, orbitano vicino alla Terra a meno di 0,05 unità astronomiche (circa 7,5 milioni di chilometri). Il monitoraggio di questi asteroidi potenzialmente pericolosi è cruciale per i programmi di difesa planetaria.

       

      Marte, situato vicino alla fascia principale di asteroidi tra le orbite di Marte e Giove, è teoricamente più esposto a tali minacce. Yufan Fane Zhou, dottorando in astronomia presso l’Università di Nanjing in Cina, ha sottolineato l’importanza di comprendere meglio questa problematica, data la presenza di numerose missioni attive su Marte e la possibile futura colonizzazione umana del pianeta.

       

      Per valutare il rischio di impatti devastanti su Marte, Zhou e il suo team hanno analizzato il numero di asteroidi che si avvicinano significativamente al pianeta, denominati CAPHAs (asteroidi potenzialmente pericolosi da vicino approccio). Utilizzando modelli computerizzati che simulano il movimento di tutti gli otto pianeti e circa 11.000 asteroidi scelti casualmente per 100 milioni di anni, hanno identificato circa 10.000 asteroidi come “vicini alla lacuna”, ovvero in zone povere di asteroidi da cui potrebbero facilmente deviare.

       

      Durante le simulazioni, è stato osservato che gli asteroidi vicini alla lacuna tendono a spostarsi verso il sole o ad allontanarsene a causa dell’effetto Yarkovsky—un fenomeno in cui le superfici illuminate dal sole degli asteroidi riradiano l’energia ricevuta, comportandosi come mini-propulsori. Questo movimento, nel corso dei millenni, porta gli asteroidi nelle lacune, dove le forze gravitazionali periodiche di Giove o Saturno possono alterare le loro traiettorie, indirizzandoli verso rotte di collisione con i pianeti interni.

       

      Le simulazioni hanno rivelato che ogni anno terrestre, circa 52 grandi asteroidi passano pericolosamente vicino a Marte, circa 2,6 volte più degli asteroidi che si avvicinano alla Terra. Sebbene questi asteroidi si avvicinino più a Marte rispetto a quelli terrestri, viaggiano anche più lentamente.

       

      Le missioni della NASA potrebbero aver già osservato gli effetti di alcuni di questi impatti su Marte; un impatto di meteorite il 24 dicembre 2021 ha provocato un martemoto di magnitudo 4 rilevato dal lander InSight della NASA su Marte.

      Sebbene Zhou abbia espresso incertezza sull’impatto immediato di questi oggetti vicino a Marte sulle missioni attuali, ha notato che, con visite umane più frequenti a Marte in futuro, la minaccia rappresentata dai Mars-CAPHAs potrebbe essere presa sempre più sul serio.

       

      Inoltre, i Mars-CAPHAs potrebbero fornire informazioni preziose per gli astronomi, approfondendo la nostra comprensione dell’ambiente marziano, delle interazioni tra asteroidi e pianeti, e della storia evolutiva del sistema solare interno. Zhou e i suoi colleghi suggeriscono che almeno due di questi CAPHAs potrebbero essere visibili dalla Terra all’inizio del 2025, quando Marte si troverà in linea con la Terra mentre orbita dallo stesso lato del sole.

      Questo studio è stato pubblicato il 9 maggio sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

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