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      Materie prime critiche: come l’UE spera di garantire un elemento chiave della transizione energetica

      Luca Martini
      Luca Martini
      Pubblicato: 18/04/2024
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      5 Min Lettura
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      La ricerca di materie prime critiche per​ la transizione energetica

      La guerra⁢ in Ucraina ha messo in evidenza la ‌dipendenza dell’Europa dal gas russo, ma ha ‌anche sollevato​ interrogativi sulla provenienza delle materie prime necessari per la transizione energetica. Il ‍5 aprile, ‌la Commissione Europea ha annunciato una partnership strategica con l’Uzbekistan per l’approvvigionamento di materie prime​ critiche, come il rame e i metalli delle terre rare, fondamentali per la transizione verso ‍un meteo più‌ pulito.

      Da tre anni, la Commissione‍ Europea sta firmando memorandum d’intesa con potenziali fornitori di queste materie. Il​ primo‌ accordo ​è stato siglato con il Canada nel giugno 2021, seguito da un secondo con‌ l’Ucraina il ​mese successivo. L’Ucraina, con le sue ​riserve di materie prime critiche e la necessità⁤ di modernizzare la propria industria estrattiva, rappresenta una‍ base ⁣solida per una partnership reciprocamente vantaggiosa.

      Tuttavia, l’invasione russa dell’Ucraina ha⁤ messo in luce il fatto che gran parte delle ricchezze minerarie ucraine si trovano nell’est del paese, ora occupato dalle ⁤forze⁢ russe. Questo non è sfuggito ⁣alla Commissione Europea, che ha ‌discusso​ la questione a Washington due anni dopo l’invasione.

      La Commissione Europea ha ⁢accelerato il⁣ processo di stipula di accordi strategici, raggiungendo intese⁣ con Kazakistan, Namibia, Argentina, Cile, ⁤Repubblica Democratica del Congo, Zambia, Groenlandia, ‍Ruanda e, poco prima dell’Uzbekistan, con ⁢la Norvegia. Altri accordi⁣ sono in fase di negoziazione,⁤ tra cui uno​ con l’Australia.

      Parallelamente⁤ a questi sforzi⁣ diplomatici, l’UE ha⁣ cercato di ridurre la dipendenza ‍da fornitori potenzialmente inaffidabili attraverso la ⁣legislazione. Nel settembre 2020, ⁢la Commissione Europea​ ha presentato ​un Piano d’Azione per le materie prime critiche, ‍seguito da una proposta‍ per un Atto‍ sulle materie prime critiche (CRMA),‌ approvato dai ministri il 18 marzo. La nuova legge specifica 34 elementi ‘critici’, con i metalli​ delle terre rare leggere e pesanti ​che contano ciascuno come uno. Diciassette di questi sono⁢ considerati di importanza ‘strategica’ assoluta, tra⁣ cui il rame necessario per l’espansione della rete elettrica, il litio e altri elementi‌ utilizzati nelle batterie, e un gruppo di terre rare impiegate nei magneti permanenti.

      La Cina⁣ rappresenta il “partner inaffidabile” a cui ⁢si fa spesso riferimento in questi tempi di tensione geopolitica. La Cina detiene oltre la ⁣metà delle riserve mondiali​ di terre rare e⁤ comanda⁤ circa il 90% della capacità di lavorazione. Il 21 dicembre scorso, Pechino ha annunciato il ⁢divieto di esportazione di determinate tecnologie per l’estrazione e la separazione dei‌ metalli delle terre rare.

      La‍ sfida per l’Europa e i suoi alleati non è solo ‌quella di‌ garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche, ma anche di affrontare una sfida industriale⁢ più ampia su chi produrrà le tecnologie del‍ futuro.​ L’UE e gli Stati Uniti hanno riconosciuto questa necessità, con‍ l’amministrazione Biden​ che ha lanciato⁤ un pacchetto di incentivi​ miliardari ‌per investimenti in energia pulita e ⁣l’UE⁢ che ha risposto con ​il proprio Net Zero Industry Act.

      Il Consiglio per il Commercio e la ⁣Tecnologia UE-USA, un forum di cooperazione istituito⁢ nel 2021, si è ⁢riunito a Leuven il ‌4-5 aprile sotto ​la presidenza ​belga del Consiglio dell’UE. Washington e Bruxelles hanno affermato la loro “stretta collaborazione sulla diversificazione delle catene di approvvigionamento globali di minerali critici”.

      I prossimi ‍anni vedranno una ripartizione,⁢ si spera condotta attraverso ⁢la ⁣diplomazia piuttosto ⁢che la guerra, della ⁣ricchezza minerale essenziale del mondo. Gli Stati ⁣Uniti e altri stanno corteggiando il Vietnam, che ha le seconde maggiori riserve di terre rare dopo la Cina. La‌ Groenlandia è l’unico partner dell’UE finora con riserve significative, sebbene le 1,5 milioni di tonnellate di depositi ​economicamente sfruttabili stimati‌ dall’US ​Geological Survey potrebbero essere solo la punta di un ⁣iceberg che si sta rapidamente sciogliendo.

      Tuttavia, la caratterizzazione delle ‌materie prime critiche e delle terre​ rare come ‘il‍ nuovo petrolio’ potrebbe essere errata in un aspetto fondamentale. A differenza del petrolio, che viene bruciato una sola volta prima di persistere come⁣ gas serra‌ anidride carbonica, i materiali ‍grezzi critici, ⁤specialmente i metalli, possono essere riciclati, come riconosciuto ‍nel CRMA con i ‌suoi vari obiettivi per tassi e capacità di riciclaggio. ‍Una ⁢volta raggiunta una ⁤certa ⁣massa critica, la‍ necessità di estrarre ⁤quantità sempre maggiori⁣ di minerale ⁢dovrebbe, ⁤in teoria, diminuire nel tempo.

       

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