Scoperta stella antica in un’altra galassia
La nostra esistenza è legata a quella delle stelle, poiché gli elementi che compongono il nostro corpo sono nati nel cuore di stelle ormai estinte. Le prime stelle dell’universo hanno avuto un ruolo fondamentale nella creazione di una vasta gamma di elementi, attraverso la fusione di idrogeno ed elio nei loro nuclei. Quando queste stelle sono morte, hanno disseminato questi nuovi elementi in tutto l’universo.
Nonostante gli sforzi degli scienziati, non è ancora stata trovata una stella di prima generazione, ma recentemente è stata scoperta una stella di seconda generazione che si è formata in una galassia diversa dalla nostra. Questa scoperta, annunciata in un articolo su Nature Astronomy, offre una prospettiva unica sul processo di formazione degli elementi in galassie diverse dalla Via Lattea.
Anirudh Chiti, ricercatore post-dottorato alla University of Chicago e primo autore dell’articolo, è specializzato in archeologia stellare, ovvero lo studio di come le prime generazioni di stelle hanno cambiato l’universo. L’obiettivo è capire le proprietà di queste stelle e gli elementi che hanno prodotto. Per fare ciò, Chiti e i suoi colleghi cercano stelle formate dai resti della prima generazione, un compito difficile poiché anche la seconda generazione di stelle è molto antica e rara.
La ricerca si concentra sulle stelle che compongono la Grande Nube di Magellano, una galassia originariamente separata dalla Via Lattea e catturata dalla sua gravità pochi miliardi di anni fa. Questa vicinanza rende la Grande Nube di Magellano un obiettivo interessante per gli astronomi, poiché le sue stelle più antiche si sono formate al di fuori della Via Lattea.
Utilizzando il satellite Gaia dell’Agenzia spaziale europea e il Magellan Telescope in Cile, gli scienziati hanno catalogato dieci stelle particolarmente antiche. Una di queste stelle ha attirato l’attenzione per la sua anomalia: la quantità di elementi pesanti in essa contenuti è significativamente inferiore rispetto a qualsiasi altra stella osservata nella Grande Nube di Magellano. Questo suggerisce che si sia formata sulla scia della prima generazione di stelle, senza aver ereditato gli elementi più pesanti accumulati dalle stelle nel corso dei cicli vitali.
Gli scienziati hanno anche notato che questa stella contiene molto meno carbonio rispetto al ferro, rispetto alle stelle della Via Lattea. Questo suggerisce che l’aumento del carbonio osservato nella Via Lattea potrebbe non essere un fenomeno universale e che ci siano differenze nelle condizioni dell’universo primordiale in diverse regioni.
I risultati ottenuti supportano anche altri studi che indicavano che la Grande Nube di Magellano produceva meno stelle rispetto alla Via Lattea. Chiti sta ora conducendo un programma di imaging per mappare un’ampia porzione del cielo meridionale, alla ricerca di altre stelle di prima generazione. La scoperta della stella nella Grande Nube di Magellano è emozionante per gli astronomi, poiché permette di mappare in modo dettagliato come le prime stelle abbiano arricchito chimicamente l’universo in diverse regioni.
