METEO GIORNALE
    Facebook X-twitter Instagram Rss
    • Home
    • Previsioni Meteo
    • Cronaca Meteo
    • Mappe
    • Diretta Meteo
    • Magazine
    • Viaggi
    • Old news
    • Chi siamo
    • Contatti
    Font ResizerAa
    METEO GIORNALE METEO GIORNALE
      Search
      • Home
      • Previsioni Meteo
      • Cronaca Meteo
      • Mappe
      • Diretta Meteo
      • Magazine
      • Viaggi
      • Old news
      • Chi siamo
      • Contatti
      Follow US
      Home » Alla ricerca ⁤delle origini umane: cosa ci rivela il DNA antico su chi siamo
      Magazine

      Alla ricerca ⁤delle origini umane: cosa ci rivela il DNA antico su chi siamo

      Luca Martini
      Luca Martini
      Pubblicato: 25/03/2024
      Condividi
      7 Min Lettura
      Condividi
      Seguici su Google

      La ricerca delle⁢ origini umane è un tema che ha ​sempre affascinato l’umanità, come dimostrano le ‌storie​ di creazione ‌presenti ⁢in molte​ culture del mondo. Gli studi archeologici e paleoantropologici hanno contribuito a descrivere le prime apparizioni della forma umana moderna e l’inizio ‍dei comportamenti⁢ che ci distinguono dalle altre creature viventi. La​ sequenza del ⁣primo genoma umano, più di vent’anni⁣ fa,⁤ ha portato il ​potere⁣ della genomica ⁤comparativa‌ alle ​domande sulle differenze ⁣tra gli esseri umani ‍e i grandi primati. Tuttavia, ​gli esseri umani moderni e gli scimpanzé, i ​nostri parenti viventi⁢ più ⁤stretti, sono separati da circa ‌sei milioni di anni di evoluzione, rendendo questi approcci inadeguati per studi più vicini nel tempo all’apparizione delle qualità umane moderne.

       

      Analogamente, il Progetto 1.000 Genomi ci ‌ha permesso di⁢ apprezzare l’ampiezza della diversità genetica ‍umana moderna, ma l’ammistamento ⁣e una ⁣comprensione incompleta della⁢ struttura genetica delle⁢ popolazioni preistoriche hanno ⁤limitato la ​nostra ‌esplorazione ‍di eventi ⁢più ⁢profondi utilizzando solo genomi moderni. La recente ⁤disponibilità di ⁢dati genomici di ⁢esseri umani moderni primitivi, così come di dati genomici arcaici‌ di Neanderthal e Denisovani, ⁣ci‍ ha dato i⁣ mezzi per tracciare meglio ‌i ⁣cambiamenti genetici alla ⁣base ‍dell’origine degli esseri umani moderni.

       

      Nel loro commento, gli autori hanno riassunto la nostra attuale comprensione, basata sui campi della paleoantropologia ⁢e dell’archeologia, dell’evoluzione della morfologia‍ e del comportamento⁣ umano moderno. Hanno poi riassunto ⁢i contributi alla⁣ nostra ‍comprensione dell’essere​ umano dal campo della paleogenomica. Fu e ​Bennett hanno ‍deciso di dividere‌ questi contributi‍ in due approcci distinti: un approccio ‍diretto che tenta di ⁢identificare cambiamenti genetici specifici degli esseri umani moderni basati su confronti ‍diretti delle​ sequenze genomiche umane moderne e arcaiche,⁢ e un approccio più indiretto in cui ​i​ ricercatori tentano di ricostruire la storia della vita delle popolazioni⁤ umane arcaiche e primitive moderne dall’antico DNA.

       

      Il loro​ articolo osserva​ che entrambi questi metodi investigativi⁤ hanno il potere di‌ esplorare diversi aspetti delle ⁢popolazioni umane moderne ‌emergenti; tuttavia, ognuno ha il proprio specifico insieme di⁢ complicazioni da superare.

      L’approccio basato sulla sequenza⁢ può teoricamente identificare ​cambiamenti genetici comuni a tutti gli ‌esseri umani moderni che li distinguono dai Neanderthal e dai Denisovani, ma l’utilità di questo approccio è attualmente limitata dalla nostra⁣ comprensione incompleta della diversità genetica delle popolazioni umane arcaiche e primitive ​moderne. Ad esempio, la​ sequenza espansa di⁤ genomi‌ moderni da diverse parti dell’Africa ha rivelato che alcuni⁢ alleli precedentemente ⁢trovati solo ⁤nei genomi‍ arcaici sono presenti⁢ anche nelle ​popolazioni moderne.

       

      Studi ​di ⁣popolazione e⁤ diversità genetica

      Al contrario, l’approccio indiretto​ tenta ⁤di⁤ decifrare i segnali lasciati nei‍ genomi antichi che possono aiutarci a comprendere meglio ⁣i comportamenti passati e le caratteristiche della popolazione, come la dimensione⁣ della popolazione, ⁤la​ struttura familiare e le pratiche di accoppiamento, così ​come l’adattamento a climi⁤ in cambiamento, patogeni locali ⁣e innovazioni nello stile di vita. ⁤Questi dettagli, inaccessibili con i metodi precedenti, aggiungono una ‍nuova dimensione ​alla nostra comprensione delle origini umane.

      Gli autori hanno esaminato diversi studi e concluso che, ⁢nonostante‍ la scarsità⁢ di dati attualmente disponibili, sono emerse alcune differenze tra gli esseri umani moderni primitivi e le popolazioni arcaiche. Sebbene sia le popolazioni umane⁣ moderne primitive che quelle⁣ dei Neanderthal sembrano aver praticato l’esogamia femminile, dove le compagne femmine ​venivano ‍scelte da ⁤gruppi strettamente​ imparentati, gli ⁣esseri umani moderni primitivi ​sembrano aver mantenuto ⁢una maggiore diversità genetica rispetto ai loro omologhi arcaici, con i loro antenati immediati più ⁣lontanamente imparentati tra ​loro.

       

      Sebbene ‍non sia‌ stata trovata ⁤una singola causa genetica per ‌spiegare perché le popolazioni umane ⁣moderne si sono espanse mentre le popolazioni​ arcaiche si sono‍ contratte e scomparse,⁢ Fu e Bennett hanno⁤ discusso di⁢ come diversi vantaggi individuali di buona salute possano⁢ derivare dall’appartenenza a una rete di popolazione⁢ più grande e ​meglio connessa.

      Prese⁣ insieme,⁣ questi ⁣vantaggi a ​livello⁤ di popolazione,⁤ chiamati “effetti Allee” in biologia delle popolazioni, possono portare a‍ un miglior successo in attività ‍come lo sfruttamento delle​ risorse, la difesa e la‌ selezione del compagno, e potrebbero essere sufficienti a spiegare i diversi esiti ‌delle popolazioni umane primitive moderne e arcaiche. Il⁤ commento ​sottolinea anche che, nonostante ‍questo successo, molta⁤ diversità genomica è stata persa lungo il ⁣cammino, e gli studi di DNA antico hanno‌ identificato diverse⁤ popolazioni umane moderne⁢ distinte nel passato che non hanno lasciato ⁤discendenti tra gli esseri umani moderni ‍di‍ oggi.

       

      I ⁢dati genetici antichi hanno anche aiutato ⁤a descrivere l’origine dell’adattamento umano agli ambienti locali, come​ la variante EDAR apparsa nell’Asia orientale settentrionale durante l’ultima era glaciale, ⁢o ‍l’introgressione probabile dell’allele​ EPAS1‍ dai Denisovani, che aiuta ⁤la sopravvivenza ad alte ⁢altitudini. Sono state documentate anche ‌simili adattamenti a diete e patogeni‍ locali, così come ⁢adattamenti a nuove innovazioni, come la persistenza ⁣della lattasi⁤ dopo la domesticazione ⁤del bestiame. La maggiore mobilità e adattabilità delle popolazioni umane moderne da quando hanno lasciato l’Africa ⁢ha garantito che⁣ molti dati genomici antichi rimangano da scoprire e studiare.

      Integrando gli ultimi risultati⁣ del DNA antico con ⁣quelli emergenti ‌dalla‌ paleoantropologia e dall’archeologia, il commento di Fu e Bennett ha ampliato e aggiornato la discussione sulle ‌origini umane.

      Seguici su Google
      Condividi questo articolo
      Facebook Whatsapp Whatsapp LinkedIn Reddit Telegram Threads Copy Link

      MeteoGiornale.it è un portale di divulgazione meteorologica attivo dal 2000, fondato sull’esperienza maturata online fin dal 1996 nel settore dell’informazione meteo.

      Link veloci
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      Seguici
      Facebook X-twitter Instagram Rss

      Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

      © 2026 - Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)

      Welcome Back!

      Sign in to your account

      Username or Email Address
      Password

      Lost your password?