L’analisi dell’evento meteo estremo del 1985 è cruciale per comprendere i limiti di questo tipo di fenomeni in Italia e la loro possibile ricorrenza ogni 30-50 anni. Esaminando gli eventi passati, possiamo prevedere l’impatto su un’Italia più avanzata e meglio equipaggiata per affrontare intense ondate di freddo e nevicate prolungate.

Non è un mistero che, complice il cambiamento climatico, i tempi di ritorno delle grandi ondate di gelo in Europa si siano allungati. La severità di questo tipo di eventi non è però sparita e quindi occasionalmente si possono verificare ondate di gelo di forza inusitata come in passato. Se prima certi episodi erano considerati rari in Italia, ora sono del tutto eccezionali.
Dal gelo record alle grandi nevicate
Il nostro articolo è dedicato al gelo del 1985, quello preso come riferimento come la tempesta perfetta. In particolare dedicheremo spazio la massiccia nevicata che coprì un terreno già ghiacciato da giorni, con temperature estremamente basse tipiche di severe ondate di gelo, come quella di allora. Questo non è un articolo di previsioni meteorologiche; piuttosto, fa parte della nostra rubrica di approfondimenti su meteo e clima.
Molti scienziati sostengono che il riscaldamento globale intensifica i fenomeni di gelo e neve, un’esperienza condivisa a livello globale. Anche l’attuale mitezza di questo inverno riscontrata finora, almeno in Italia, non può darci indizi certi su quello che può riservare il resto dell’Inverno. Ora, passiamo alla descrizione del 12 gennaio 1985, una giornata ancora più fredda in Toscana e l’inizio delle grandi nevicate nel Nord Italia.
Il 12 gennaio: potrebbe essere più freddo dei giorni precedenti? Sì! Firenze Peretola supera il proprio record di freddo, scendendo a -23,2°C, mentre in città la temperatura minima registrata è di -10,6°C. Anche Empoli e Fiorenzuola registrano temperature estreme: -23,5°C e -26°C rispettivamente. In altre zone come il lucchese e nei pressi di Volterra, le temperature scendono ben sotto i -20°C, con una minima “non ufficiale” di -29°C.
Le temperature in Romagna sono altrettanto notevoli: Forlì a -19°C, Rimini a -17,2°C, Cervia a -16,5°C, Marina di Ravenna a -13,8°C. Ecco le temperature minime e massime in Italia di quel giorno: Bolzano -13/-3°C, Torino -13/-1,5°C, Cuneo -8/-3°C, Milano -13,4/-5,5°C, Trieste -3/3,3°C, Venezia -10/1,1°C, Bologna -12/-4,8°C, Genova 0/5°C, Pisa -14/2°C, Firenze -23,2/0°C, Perugia -16/-1°C, Ancona -10/1,3°C, L’Aquila -17/-6°C, Pescara -5/5,6°C, Roma -6/2°C, Campobasso -6/-1°C, Napoli -2,4/+5°C, Potenza -9/-1°C.
La fine del gelo con la neve su parte d’Italia
Nel momento in cui in Europa si registra un calo del freddo, in Italia si prevedono nevicate più intense. Sia in TV che sui giornali si preannuncia una nuova ondata di aria artica dalla Russia, che incontrando aria più mite e umida risalente dal Mediterraneo Occidentale, porterà estese nevicate su tutta l’Italia centro-settentrionale.
Questa volta, però, il vento di scirocco raggiungerà il Sud, limitando le nevicate ingenti al Nord Italia. La nuova ondata artica dalla Russia influenzerà l’Europa Settentrionale e Orientale, con una seconda metà del mese ancora più fredda. In Italia, invece, si avvia verso la conclusione la grande ondata di gelo.
Secondo i dati del servizio meteorologico dell’Aeronautica, nei primi 11 giorni di gennaio 1985, le temperature minime nelle città italiane sono state inferiori di 4-7 gradi rispetto alla media dal 1950. Solo in Sicilia, le temperature sono rimaste vicine ai valori normali, con una differenza di circa 1 grado. I giorni successivi hanno segnato l’inizio delle grandi nevicate nel Nord Italia, con accumuli davvero imponenti.