Cambiamenti climatici dell’Oceano: un disastro sconosciuto e latente
Entro il 2100 il cambiamento climatico ridurrà drasticamente le forme di vita presenti nella parte superficiale degli oceani. C’è una zona, chiamata mesopelagica, che posta tra i 200 e i 1.000 metri di profondità e poco illuminata dai raggi solari. L’acqua è molto fredda e ha pochissima luminosità, eppure ospita lo stock ittico più grande e meno sfruttato del mondo.
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications da un gruppo internazionale di ricerca guidato dall’ dall’Università di Exeter e citato pure dall’Agenzia di stampa ANSA riporta il dramma.
“Sappiamo ancora relativamente poco della zona crepuscolare degli oceani, ma studiando il passato possiamo capire cosa potrà accadere nel futuro”, spiega Crichton, la professoressa a capo di tutto.
Insieme ai suoi scienziati, tra i quali paleontologi e modellisti degli oceani, ha esaminato i sedimenti oceanici alla ricerca di resti di antiche forme di vita. In particolare, si fa riferimento a due periodi caldi del passato, corrispondenti a 15 e 50 milioni di anni fa, dove il mare era molto più caldo di oggi e le specie marine assai differenti.
i ricercatori han scoperto che la zona mesopelagica non è sempre stata un habitat ricco di vita : quando faceva molto caldo gli animali erano in numero inferiore, perché dalle acque superficiali arrivava molto meno cibo.
In un oceano più caldo, di fatti, la materia organica si degrada rapidamente, a causa di batteri più efficaci. La varietà di vita della zona crepuscolare si è evoluta in decine di milioni di anni. L’acqua degli oceani si è raffreddata abbastanza da agire come una sorta di frigorifero.
Così facendo, preserva il cibo più a lungo e migliora le condizioni dei pesci che hanno prosperato per tantissimo tempo.
I risultati dimostrano che, per colpa di cambiamenti climatici che influiscono pure sugli oceani, entro la fine del secolo moriranno per sempre tra il 20 e il 40% delle forme di vita presenti nella zona crepuscolare. In uno scenario ad alte emissioni, sfioreremmo addirittura il 100%. Insomma, una catastrofe latente e poco conosciuta.
