(METEOGIORNALE.IT) Esistono vari modi di classificare i climi presenti sulla Terra. Il primo tentativo di classificazione fu condotto da Wladimir Peter Köppen, geografo, meteorologo e botanico tedesco, nel 1918.
La classificazione dei climi secondo Köppen è a tutt’oggi una tra le più note e utilizzate in climatologia, sebbene non sia scevra da critiche.
Tale classificazione si basa, esclusivamente, sulle temperature e precipitazioni medie su base mensile, non tenendo in conto altre misure come la pressione, l’umidità o il vento, né la variabilità meteorologica.

Köppen divide il clima in cinque gruppi principali: gruppo A: climi tropicali piovosi; B: climi aridi; C: climi temperati piovosi; D: climi boreali; E: climi nivali.
Applicando ad ogni gruppo uno o più microclimi, si ottengono undici sottotipi che, a loro volta, si possono ulteriormente differenziare.
Alla fine, si ottiene un codice composto da due o tre lettere che definisce un peculiare tipo di clima. Nonostante le molte combinazioni possibili, soprattutto nell’ambito dei climi temperati (gruppo C) tale classificazione appare eccessivamente grossolana perché include quei climi in cui il mese più freddo può avere una temperatura media compresa tra -3°C e +18°C; una bella differenza!
Tuttavia, la classificazione secondo Köppen è tuttora largamente usata in ambito climatico e geografico, ed anche attraverso il cambiamento di categoria che possono subire i climi di alcune località nel corso del tempo, si possono misurare i cambiamenti climatici.
Vediamo dunque a quali tipi di clima appartengono le varie zone d’Italia, a partire dalle Alpi, e quali di esse, a causa dei cambiamenti climatici in atto, hanno già subito o rischiano di subire variazioni di categoria.
Plateau Rosa: clima ET, nivale della tundra
Il clima del Plateau Rosa, ghiacciaio alpino posto a 3500 metri di quota nella Valle d’Aosta nord-orientale, è considerato un clima nivale (tipo E) della tundra (sottotipo T) e non glaciale (sottotipo F) in quanto il mese più caldo supera, sebbene di poco, gli 0°C. Considerando che la temperatura del mese più caldo è di circa +1°C, non è escluso che nell’ultimo secolo sia avvenuta la transizione dal tipo EF al tipo ET.
Il tipo di clima ET è diffuso oltre che in alta montagna nella zona artica, ad esempio alle Isole Svalbard e nel nord del Canada.
Monte Paganella: Dfc, boreale umido, da 1 a 3 mesi con temperatura media oltre +10°C
La stazione, posta in Trentino a 2000 metri di quota, tra il trentennio 1961-90 e quello 1981-2010 ha subito la transizione dal tipo di clima ET a quello Dfc. Il motivo è il superamento della soglia dei +10°C per almeno un mese durante l’anno.
Il tipo di clima Dfc, oltre che in montagna, è largamente diffuso nella fascia settentrionale dei continenti nord-americano ed euroasiatico, ad esempio in larga parte del Canada, della Scandinavia, della Russia europea centro-settentrionale e della Siberia.
Dobbiaco: clima Dfb, boreale umido, almeno 4 mesi con temperatura media oltre +10°C.
La lettera D indica la presenza del mese più freddo con temperatura media inferiore a -3°C. Per Dobbiaco il mantenimento di questa classificazione è messo fortemente in dubbio dal riscaldamento climatico.
Infatti, secondo i dati ufficiali del trentennio 1971-2000, la temperatura media del mese più freddo è stata di -4,2°C, ma nell’ultimo trentennio 1991-2020, secondo calcoli non ufficiali, si è portata a -3,6°C e nell’ultimo decennio 2011-2020 a -2°C.
A causa dei cambiamenti climatici, il clima di Dobbiaco potrebbe pertanto passare da una classificazione di tipo Dfb ad una di tipo Cfb, cioè con mese più freddo con temperatura media maggiore di -3°C.
Il tipo di clima Dfb è diffuso in gran parte dell’Europa orientale, della Russia centro-meridionale e tra nord degli Stati Uniti e sud del Canada.
Tarvisio: clima Cfb, temperato, con estate umida e temperatura del mese più caldo inferiore a +22°C
Posta a 500 metri più in basso rispetto a Dobbiaco, Tarvisio è perfettamente compresa nel tipo climatico Cfb, senza possibilità di cambiare categoria. Il tipo Cfb è diffuso in molte zone italiane di collina o medio-bassa montagna, a quote in genere più basse sulle Alpi rispetto agli Appennini.
Il clima di tipo Cfb si contraddistingue per avere precipitazioni distribuite abbastanza uniformemente durante un po’ tutto l’anno, senza pronunciati minimi stagionali, e per estati relativamente fresche, con temperatura media del mese più caldo inferiore a +22°C.
Fino ai decenni scorsi, questo clima si trovava diffusamente nella zona occidentale della Val Padana, ad esempio a Torino, ma le estati via via più calde hanno causato lo slittamento di molte di queste aree nel tipo climatico Cfa.
Il tipo di clima Cfb è diffuso in Europa occidentale, in alcune parti di Cile e Argentina meridionali, in Nuova Zelanda e Tasmania.
Bolzano: clima di transizione tra Cfb e Cfa
Posta a circa 200 metri di quota nel fondo della Valle dell’Adige, Bolzano si pone, climaticamente, nel punto di transizione tra il clima Cfb e quello Cfa. La discriminante, come abbiamo già visto, è la temperatura media del mese più caldo, che deve essere inferiore a +22°C nel primo caso, superiore nel secondo.
Secondo i dati del trentennio 1961-90, il mese più caldo, luglio, ha una temperatura media, a Bolzano, di esattamente +22°C. Negli intervealli trentennali successivi, la transizione verso il clima Cfa si è completata, in quanto luglio, seppur di poco, ha superato la soglia della temperatura media di +22°C.
Abbiamo visto come, con l’eccezione di Tarvisio, tutte le altre località alpine esaminate siano sul confine tra due categorie climatiche nella classificazione di Köppen e come tre su cinque abbiano già cambiato categoria a causa dell’aumento delle temperature.
Il tipo di clima Cfa è diffuso nel Nord Italia, negli Stati Uniti centro-meridionali, in Sud America tra Argentina, Paraguay, Uruguay e sud del Brasile, in varie parti della Cina, del Giappone e dell’Australia.
Nei prossimi articoli proseguiremo con l’analisi dei climi secondo Köppen nel resto d’Italia. (METEOGIORNALE.IT)