
Ed eccoci di nuovo con l’alta pressione. Dopo le varie “estati e secche invernali”, per dire ci sono “le secche di gennaio”, “l’estate di San Martino”, in America anche “l’estate indiana” c’è pure quest’alta pressione di San Valentino. E l’inverno? Quella stagione dove era abitudine far freddo per diversi mesi per poi lasciare spazio, finalmente, all’intiepidirsi del clima di marzo.
Se sino a qualche tempo fa eravamo noi europei ad aver perso la bussola del normale meteo invernale più di tutti, stavolta lo sono anche gli americani, infatti a New York non è mai nevicato seriamente quest’anno, e le ondate di freddo sono state fugaci quanto feroci.
Il meteo “impazzito” gira per il Pianeta: in questo semestre, era iniziato a ottobre in Cina, dove si erano avuti dei record di caldo seguiti in poche ore da quelli di freddo per il medesimo periodo dell’anno.

Si chiama estremizzazione climatica quella che viviamo, e la nostra generazione non ha la prudenza necessaria per riscattare gli errori del passato e porre fine al marciume che butta ogni giorno in atmosfera. Le menti per il cambiamento ci sono, forse anche tecnologia e la forza economica dei Paesi ricchi, ma non c’è un sufficiente impegno per porre in pratica niente di realmente concreto. Però c’è anche chi sostiene che i cambiamenti del clima sono una farsa, e lo fa la politica grassa dei dollari del petrolio. Però l’equilibrio del tempo normale si è rotto, c’è poco da aggiungere. In parte ci sono le fluttuazioni del clima, perché escluderle, oltre che i danni prodotti dalle attività umane.
Vorrei parlare oggi del danno che fa questa alta pressione perché rischia di spostare a marzo l’inverno, danneggiando la vegetazione, perché con le alte temperature pomeridiane di questa settimana e la maggiore radiazione solare di febbraio, avremo il riavvio dei germogli nelle piante in molte parti, e se tra una decina di giorni tornerà il freddo, sarà uno shock. Vabbè, lo sarà anche per noi umani sbattuti dal caldo al freddo e viceversa.
Ma alla fine forse tutto si aggiusta, ma su questo non sono d’accordo. La scorsa estate ho visto soffrire e morire tantissimi alberi. Mi è capitato di stare in una località di montagna e gli alberi erano marroni, soffrivano per la siccità. Sono passato in prossimità dei ghiacciai e ho visto scorrere il loro sangue nei torrenti con le improvvise piene in un’estate rovente e senza pioggia.
Era l’acqua del ghiaccio che si fondeva, di quelle nevi descritte come eterne che stanno sparendo: i ghiacciai stanno sparendo a vista d’occhio. E non è retorica.
L’alta pressione che c’è assumerà connotati estivi perché sarà strutturata con valori di pressione molto alti anche in quota (geopotenziali). Questa situazione favorisce elevate temperature anche alla quota dei ghiacciai, dove in pieno febbraio si andrà sopra lo zero anche di notte. Ma su ciò nessuna novità, era già avvenuto tra Natale e l’Epifania di quest’anno, così come nel Capodanno del 2022 quando, però si ebbero valori record.
Quando certe situazioni si ripresentano allo stesso modo ogni anno vengono chiamate pattern, un termine che vuol dire (in forma semplificata) struttura abituale e quindi nota, di cui poi conosciamo anche potenziali conseguenze. Ma ora iniziano a serpeggiare i consueti scheletri invernali, uno fra tutti è il forte riscaldamento della stratosfera che potrebbe innescare cattive ondate di gelo. Direte, è la solita barzelletta, ma siamo sicuri? Numerosi scienziati studiano questi fenomeni.


Le conseguenze sono quelle di avere improvvise ondate di gelo, sempre che coincidano poi altri fattori. E chi si scorda quella che vi fu nel 2018, venuta dal nulla, dopo una stagione invernale ignobile, ma meno anomala di questa. Anche allora le alte pressioni invernali avevano costruito gran parte dell’inverno. Anche allora la normalità si era allontanata dal nostro meteo invernale.
Osservando le cartine per i prossimi dieci giorni si ha come l’impressione che il calore africano si sposterà verso nord permanentemente, ma allo stesso tempo l’area dal clima mite si assottigli in quanto da nord l’aria fredda polare si sposterà di nuovo verso sud.
Avremo due masse d’aria vicinissime, rasentanti, quella calda e quella fredda, ma le basse pressioni che ne sfrutteranno le risorse, ovvero l’energia, saranno ben lontane dall’Italia, per ora. Non so se ciò sarà un bene o un male, anche perché abbiamo visto quanti danni fanno gli scontri tra masse d’aria molto diverse tra loro. Si veda il ciclone della Sicilia che aspirava aria gelida dai Balcani e quella umidissima e mite dal Mediterraneo, galoppando onde altissime come palazzi di tre piani, e sbattendo al suolo in pochi giorni mezzo metro di pioggia in pianura e due, tre metri di neve in montagna.
Insomma, un’esagerazione.

Insomma, un’esagerazione meteo ancora.
In Italia, “in questo periodo dell’anno, la normalità meteo climatica vedrebbe le perturbazioni oceaniche riprendere a transitare con maggior regolarità, dopo una riduzione di passo a gennaio”, “tra brevi irruzioni d’aria gelida e poi umida”.

Insomma, questo è il periodo di picco massimo della stagione invernale per l’Italia intera, ma c’è l’alta pressione che potrebbe spingere nel fuori stagione, chissà se a marzo, il meteo invernale. La descritta normalità non ci sarà perché avremo quella stessa alta pressione che ha rubato lo spazio estivo all’alta pressione delle Azzorre con i 40 gradi sempre dietro l’angolo.
Vi parliamo dell’alta pressione africana nota tutti, la stessa che è stata incorniciata di tanti nomignoli infernali, tanto è divenuta protagonista e temuta.
E questa la reale situazione in attesa di altre anomalie, ed è per questo che escludere un periodo freddo, gelido più avanti sarebbe sbagliato a priori, stante i nuovi pattern che vedono traslare all’inizio della primavera meteorologica gli effetti del subbuglio prodotto dal Vortice Polare in displacement.
Rammentiamo che la primavera meteorologica inizierà il 1° marzo per convenzione internazionale, in anticipo, come sempre, di circa tre settimane rispetto a quella astronomica.
Il meteo del passato ci ricorda che abbiamo visto numerosi eventi estremi da sempre, però in questo frangente sembrano avere delle caratteristiche diverse, e se chiedete ai meno giovani come erano le stagioni vi diranno che quelle attuali sono sconnesse dalla realtà, che è tutto cambiato. E tutto questo è ben documentato dai numeri, per altro, che meno sfumati dei ricordi.
Finisco il mio intervento invitandovi a seguire, e parecchio, la tendenza meteo climatica di fine febbraio e di parte di marzo. E su ciò ci sarebbe molto da scrivere, ma mi fermo qui.