Tsunami con onde da 70 metri

Tsunami con onde da 70 metri

Un terremoto si manifesta, in genere, con più scosse di diversa intensità che avvengono a distanze di tempo variabili. Quando le scosse, particolarmente numerose, si protraggono per molto tempo, si parla di periodo sismico o di sequenze sismiche. Si può avere una scossa principale seguita da molte scosse successive d’intensità minore (repliche) e si è allora in presenza d’un periodo sismico di primo tipo, oppure la principale è anche preceduta da eventi minori e si è in presenza di un periodo di secondo tipo.

Il primo caso si ha con rocce omogenee e poco fratturate, mentre il secondo con rocce poco omogenee e fratturate. Quando, invece, si verifica una serie di eventi di breve durata senza distinguervi una scossa principale, si parla di sciame sismico. Esso è scarsamente pericoloso e avviene in corrispondenza di rocce molto eterogenee e fratturate. Vi sono infine i periodi sismici multipli (GASPARINI, et al., 1984).

Il concetto di ciclo sismico si riferisce agli eventi che precedono e seguono il terremoto e si articola in quattro stadi.

— Il primo (intersismico) è caratterizzato dall’accumularsi d’energia potenziale ed ha un tempo molto variabile.

— Il secondo (presismico) porta alla deformazione della roccia, senza tuttavia giungere alla sua rottura; durante questo stadio si verificano i fenomeni precursori di cui si parlerà in seguito.

— Il terzo (cosismico) vede l’energia potenziale trasformarsi improvvisamente in cinetica.

— Il quarto (post sismico) porta, con le repliche, a un nuovo equilibrio.

Talora il sisma è immediatamente preceduto da un rombo o rumore cupo, dovuto all’emissione di onde longitudinali ad alta frequenza causato dalla velocità di fratturazione della roccia. In concomitanza al sisma, se è di grande intensità, si possono inoltre osservare lampi nell’atmosfera, dovuti a fenomeni elettrostatici legati al rilascio di energia.

Si possono verificare anche nebbie sismiche di cui la più antica descrizione si deve ad Aristotele (384-322 a.C.) che parlò di un sottile strato di nubi che si diffonde nello spazio prima del terremoto.

In molti Paesi le variazioni che si hanno nell’atmosfera portano addirittura a dire: è tempo da terremoto.

Quando il sisma avviene in corrispondenza del fondo marino provoca nella massa d’acqua onde che si trasmettono a grandissima distanza, provocando i cosiddetti tsunami (maremoti). In mare aperto le onde possono essere lunghe anche alcuni chilometri e alte al massimo 10 metri.

Avvicinandosi, però, alla costa, dove il mare si fa più basso, per effetto dell’attrito sul fondo, le onde diminuiscono di lunghezza, ma aumentano notevolmente d’altezza. Possono allora diventare veramente gigantesche e spazzare con estrema violenza la terra emersa. Lungo la costa giapponese di Sabruku si verificò un’onda alta da 25 a 35 m che ingoiò interi villaggi senza tuttavia essere avvertita in alto mare: i pescatori, infatti, di ritorno a casa al mattino, s’accorsero della catastrofe dai cadaveri e dai relitti di case galleggianti. In pochi minuti si ebbero 27.122 morti e 10.617 case completamente distrutte. L’onda più alta, 70 m, si ebbe lungo la costa di Capo Lopatka (penisola di Kamčatka) durante il sisma del 6 ottobre 1739.

Gli tsunami si propagano attraverso l’intero oceano con velocità spesso vicina a quella delle maree, e cioè da 500 a 800 km/h.

I terremoti sono stati classificati in funzione di alcuni parametri. Per quanto riguarda la genesi, si hanno quelli tettonici, vulcanici e di crollo. Questi ultimi sono rari, poco importanti.

In base alla posizione dell’ipocentro si hanno terremoti superficiali (entro la Crosta e cioè fino a un massimo di 60 km), intermedi (60-300 km), e profondi (oltre 300 km).

I sismi superficiali rivestono interesse pratico per i danni che arrecano, mentre gli altri sono soprattutto utili per le indagini sulla costituzione interna della Terra. Il sisma più profondo è stato registrato in Giappone a 720 km.