Non si ferma la catastrofe ambientale legata alle fughe di gas metano sul Baltico. Ora se ne parla meno, ma le notizie che arrivano dal Nord Europa non sono affatto buone. La perdita del gasdotto Nord Stream 2 sarebbe cresciuta di dimensioni, secondo quanto indicano le autorità svedesi.

Il gas che fuoriesce dal gasdotto 2 continua a ribollire sulla superficie marina, agitando aree di mare che vanno dai 200 a 1000 metri di diametro. La perdita del Nord Stream 1 parrebbe non più visibile e quindi forse la perdita si è fermata, grazie all’intervento di Gazprom.
Non si sa però se e quando si potranno fermare le perdite. Diversamente dai condotti petroliferi, che sono dotati di una chiave di chiusura di emergenza per evitare la fuoriuscita del petrolio in mare, sembra che queste condutture non sia dotate di alcun meccanismo di chiusura di sicurezza.
Le cause della rottura dei gasdotti, con apertura di varie falle, non sono chiarite e vi è un rimbalzo di responsabilità fra la Russia e gli Stati Uniti, nell’ambito della guerra dell’energia. Da un lato può essersi trattato di un sabotaggio, ma non è certo escluso un attacco all’infrastruttura russa da parte dell’Occidente.
La verità potrebbe anche non venire mai a galla. Quel che più interessa a noi sono le temibili ripercussioni a livello non solo ambientale, ma soprattutto climatico. Le conseguenze del conflitto Russia-Ucraina stanno quindi rischiando di contribuire a causare danni irreparabili al pianeta.
Immense quantità di metano stanno finendo in atmosfera. Il metano è un potente gas serra che ha la capacità di intrappola il calore 25 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. L’anidride carbonica tende però a rimanere più a lungo in atmosfera.
Il metano in atmosfera, pur essendo ben meno dell’anidride carbonica, è in costante aumento negli anni. Durante il 2021 sono state raggiunte concentrazioni da record. Al momento è difficile stimare quale potrà essere l’impatto di questa enorme dispersione di metano.
Di certo purtroppo rischiamo d’osservare un’ulteriore accelerazione del riscaldamento globale, perché questa è un’emissione imprevista di cui non si conosce l’esatta portata. Purtroppo l’escalation del conflitto sull’Est Europa rischia di avere conseguenze ancor più gravi sul clima dell’immediato futuro.