
(METEOGIORNALE.IT) Se ne occupano ormai anche grossi quotidiani, l’Italia settentrionale è in siccità, e lo è soprattutto il settore occidentale, come gran parte delle Alpi, con un evento che sta raggiungendo condizioni di record per i tempi recenti. E le previsioni meteo climatiche non promettono niente di buono, con altre ondate di calore e precipitazioni ancora deficitaria per un lungo periodo.
È piovuto veramente molto poco soprattutto sul settore occidentale del Nord Italia, ma non solo, il deficit pluviometrico è diffuso a macchia d’olio su molte aree d’Italia, compreso il Nord Est. Solo qualche località è stata interessata da forti temporali che hanno incrementato il totale delle precipitazioni annue, ma è piovuto in tempi molto brevi. Inoltre, sono mancate le precipitazioni invernali, e ancor peggio quelle primaverili.
Insomma, il deficit pluviometrico è davvero rilevante, e ci mostra anche il fiume Po che viene definito ha una portata storica, e ampie aree sono praticamente all’asciutto. Inoltre, il caldo e l’assenza delle precipitazioni, la necessità di irrigare i campi, stanno determinando una galoppante diminuzione della portata del grande fiume.
Al Nord Italia sono state assenti ad oggi le grandi piogge tipiche di giugno, e le previsioni non promettono niente di rassicurante, specie perché le ondate di calore si susseguiranno una dopo l’altra, intervallate da burrasche che andranno a causare parecchi danni in ambito agricolo.
Fossimo in altri tempi saremmo in carestia, ma il nostro benessere economico ci consente di avere cibarie per tutti, anche se i costi dei prodotti alimentari sono in aumento sia per le condizioni meteo molto poco favorevoli, la speculazione, ma soprattutto per i noti motivi associati a tematiche internazionali.
Ma è davvero biblica la siccità che sta interessando le regioni settentrionali? In realtà ci siamo vicini, però passato capitato anche di peggio, e quest’anno potrebbe replicarsi un evento atmosferico che ha dello storico. E lo sosteniamo osservando soprattutto le proiezioni stagionali, anche se nessuno può dire esattamente ciò che succederà. Ma è opportuno essere previdenti.
Nel 1893 si dice che si ebbe una delle siccità più rilevanti in Italia e in Europa. Ad oggi viene indicata come quella più arida in generale, eppure passato accadde anche di peggio.
Tra i 1500 e il 1510, ci furono 3 anni consecutivi con deficit di pluviometrici importanti. Un’altra grave siccità si ebbe tra il 1720 il 1730, con deficit di pluviometrici in 4 anni consecutivi.
Durante il periodo della piccola Era Glaciale si ebbero annate freddissime, ma alcune anche estremamente siccitose.
Secondo alcuni manoscritti, nel 1578 era possibile attraversare a Parigi la Senna a piedi.
Un’altra gravissima siccità si ebbe nel 1540, è stato svolto uno studio molto approfondito, con l’utilizzo di ben 300 fonti. Pare che abbia interessato in Europa un’area tra i 2 e i 3 milioni di chilometri quadrati, con 11 mesi di siccità. Un evento meteo che secondo numerosi studi non ha avuto precedenti.
La grave siccità in Italia inizio già nel 1539, in autunno tra Spagna e Italia, dopo il deficit pluviometrico di mesi precedenti, non giunsero le tradizionali piogge dopo l’estate. La siccità si estese rapidamente verso il nord delle Alpi, prevalendo per gran parte del 1540, quando le precipitazioni tornarono a dicembre.
Vari studi hanno censito la portata dei corsi d’acqua della siccità e calura del 2003 paragonandola a quella del 1540. Ebbene, la portata di fiumi maggiori dell’Europa nel 1540 a fu ben cinque volte inferiori al 2003. Ma nel 2003, la popolazione in Europa e in Italia era notevolmente inferiore, doveva praticata l’agricoltura intensiva, e soprattutto non c’erano gli acquedotti così diffusi come oggi che portavano l’acqua delle nostre città.
Pertanto, il paragone col 1540 deve tener conto anche di questo, ed evidenzia che fu un qualcosa di incredibile rispetto a quella del 2003, ma anche a quella del 1976.
Gli eventi atmosferici che abbiamo descritto sono associati alle fluttuazioni del clima, essendo avvenuti in un’epoca preindustriale e quindi non possiamo attribuirli all’influenza del cambiamento climatico in atto.
Come più volte abbiamo scritto, i cambiamenti climatici condizionano le fluttuazioni del clima, che possono accentuarsi o attenuarsi e quindi perdere forza. Oppure manifestarsi estremizzando i fenomeni atmosferici come sta succedendo con la La Niña.
La Niña non è sempre associata siccità in Europa e in Italia, però determina, come altre teleconnessioni, una esasperazione dei fenomeni meteo, e quindi un’alterazione del clima. (METEOGIORNALE.IT)
