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Rischiamo la TERZA GUERRA MONDIALE. Ambiente, clima e meteo, futuro sempre più incerto

Federico De Michelis di Federico De Michelis
26 Apr 2022 - 08:07
in Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) Quest’oggi campeggia nelle prime pagine dei quotidiani MONDIALI la notizia su una dichiarazione del ministro degli esteri russo Lavrov che dice: la Nato, nel consegnare armi all’Ucraina è di fatto in guerra contro Mosca, e il rischio di un conflitto mondiale è concreto.

 

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In TV i dibattiti sono tutti simili, e a differenza di quando abbiamo avuto il picco estremo di pandemia, sono tutti a parlarne nel Mondo, compresi i Paesi che non hanno adottato sanzioni nei confronti della Russia, perché nessuno è esente dai danni procurati al Pianeta da un conflitto mondiale.

Un conflitto diventa mondiale quando un numero elevati di Paesi nel Mondo si alleano per una guerra contro il nemico. E nella fattispecie, siamo di fronte ad una situazione intollerabile, ove i Paesi che rischiano di entrare in una guerra posseggono armi chimiche, bombe atomiche, bombe all’idrogeno.

 

Disapproviamo il conflitto in Ucraina e la sua invasione, siamo a conoscenza dello stallo nel dialogo con Mosca, anzi Putin. Abbiamo visto le immagini delle stragi, dei morti in Ucraina. Ma qui il problema è che non ci possiamo permettere che il conflitto si allarghi rapidamente, perché questo è il rischio annunciato dalla Russia di Putin.

 

La nostra contrarietà è certamente per ogni forma guerra, ogni forma di sopruso, compreso quello limitato al singolo, alla persona, al maltrattamento degli animali, all’inquinamento che innesca i cambiamenti del clima.

 

Quello che è stato avviato è intollerabile già con l’aumento del costo dei carburanti come gas e petrolio, anche se questi prodotti inquinano e uccidono il clima terrestre, ma per passare all’energia pulita siamo rimasti indietro perché i governanti non hanno creduto alla scienza. Inoltre, innumerevoli Paesi non hanno le risorse economiche per avviare un cambiamento, anche se vari ci stanno comunque provando.

 

Ma ci sono problemi assai più gravi e immediati: in TV e nei giornali italiani non se ne parla, ma in una parte amplia del Pianeta è razionato l’acquisto di farina, manca il grano. E questo succede già alle porte di casa nostra come la Tunisia, l’Algeria, la Libia. Paesi che sono nostri vicini, distanti poche decine di chilometri dai nostri confini.

L’aumento del costo del grano, la sua mancanza, rischia di uccidere nei prossimi mesi di fame 27 milioni di persone nell’Africa a sud del Sahara, il Sahel, una regione che è stata definita avamposto sud del grande deserto, e rischia di esserne inglobata con i cambiamenti del clima. Parliamo di una regione di 3.053.000 km².

 

La guerra fa impennare quindi il costo di beni di consumo primari, e anche l’energia elettrica lo è. E già si parla di limitazioni sulla temperatura di climatizzatori e poi termosifoni, e non solo in Italia. Sui climatizzatori, la temperatura imposta nel nostro Paese è di 25°C, valore comunque più che accettabile per il nostro clima in una stagione estiva normale.

 

Ma si parla di eventi ben più gravi, del rischio di una Terza Guerra Mondiale che innescherebbe ben altri pericoli, in quando si utilizzerebbero ordigni nucleari come opzione immediatamente subito dopo il primo attacco. E chi pensa che si possano intercettare è gli diciamo che non c’è una tecnologia per farlo valida, la realtà degli americani che salvano il Pianeta è lungi da essere quella che vediamo nei film di Hollywood.

 

Una guerra nucleare sarebbe un massacro per la popolazione mondiale, e nessuno sarebbe al riparo dalle sue conseguenze. Un evento bellico nucleare inquinerebbe a dismisura il già instabile equilibrio del nostro Pianeta.

Le radiazioni rimarrebbero molti decenni nei suoli colpiti, inquinerebbero falde acquifere, laghi, fiumi. Se già un incidente nucleare come quello di Černobyl fu un disastro per milioni di persone, non osiamo pensare cosa potrebbe succedere con il rilascio sconsiderato di ordigni nucleari.

 

E poi, lo sgancio di bombe atomiche nelle città ucciderebbe numeri a sei cifre di esseri viventi.

 

La domanda spontanea è che cosa si può fare per evitare di finire sotto le bombe o le radiazioni. La risposta non ce l’ha nessuno fintanto anche perché di rischio a dirlo è la Russia, perché ciò vuol dire che sarebbero loro a farne per prima uso, e l’Ucraina potrebbe per prima farne esperienza. Da lì la risposta della Nato sarebbe irrefrenabile, visti i precedenti, in quanto nessuno è senza peccato in questo caso.

 

L’Ucraina ha diritto ad essere un Paesi libero, è stata attaccata, la popolazione civile massacrata, violentata, torturata, questo non dimentichiamolo. Ma non va abbandonato nemmeno quello che avvenne altrove, dove noi occidentali ci siamo eletti paladini della libertà e della democrazia, bombardando Bagdad, e da lì l’Afganistan, la Jugoslavia, con aerei per altro partiti anche dall’Italia. Non dimentichiamoci anche l’insensato bombardamento avvenuto in Libia.

 

È preoccupante quello che succede, perché chiunque può schiacciare quel bottone che avvierebbe un disastro per l’umanità, e noi Paesi occidentali ricchissimi rispetto agli altri nel Mondo, andremmo in una carestia che inimmaginabile ai giorni d’oggi. Basti pensare cosa è avvenuto con la Pandemia, chi l’avrebbe mai detto che ci avrebbero costretto a questo, quello? Per altro, l’evento pandemico non è affatto terminato, molti Paesi nel Mondo sono in allerta e stanno praticando considerevoli restrizioni.

 

Eppure, non curanti di ciò, si pensa ad una guerra. Anzi, ad una Terza Guerra Mondiale.

 

La colpa di questa situazione è senz’altro di quel tizio chiamato Putin e del suo entourage, non di certo del popolo russo cosciente del significato di guerra. E questa non è politica, ma realtà dei fatti. (METEOGIORNALE.IT)

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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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