(METEOGIORNALE.IT) Siamo reduci dall’ondata di freddo e neve d’inizio Aprile, per un’irruzione artica pesante come non si era vista in tutto l’inverno. Non è di certo stato l’evento invernale più tardivo in assoluto. Si possono citare episodi avvenuti persino a fine Aprile, se non prima parte di Maggio.

I colpi di coda di freddo invernale sono una caratteristica del meteo della prima parte di primavera e talvolta si verificano molto tardivamente, tanto che possono essere così intensi da innescare anche alcune storiche ondate di gelo e neve.
Appena due anni fa, eravamo a fine Marzo, nel pieno del lockdown da pandemia Covid-19, l’Italia fu colpita da un bolide d’aria gelida dalla Russia. La neve si era spinta occasionalmente fino in pianura e sulle coste. Fu un evento straordinario, nell’ottica di un inverno dove freddo e neve furono completamente assenti.
Un altro evento rilevante, sebbene non storico, si ebbe anche nel 2007. Un’intensa saccatura pilotò un nucleo gelido d’estrazione groenlandese sul cuore del Mediterraneo tra il 20 ed il 21 marzo, in coincidenza con l’avvio della primavera astronomica.
Arrivò una vera e propria scorpacciata di maltempo invernale, la più intensa di tutta quella stagione fredda. L’inverno del 2006/2007, al pari di quello di quest’anno, fu sostanzialmente anonimo e addirittura caratterizzato da un episodio di caldo estremo fuori stagione in pieno gennaio.

Queste vigorose ondate artiche, che giungono nel bel mezzo della primavera, mostrano maggiori sussulti instabili per via del contributo legato alla termoconvezione, con il soleggiamento che incide maggiormente a differenza di quanto accade in inverno.
Il segreto dell’aria molto fredda in quota nell’evento del Marzo 2007
Le termiche molto rigide alla quota di 500 hPa (fino a -35 gradi) crearono tutte le condizioni per il rovesciamento improvviso d’aria dalle quote più alte verso il suolo. In quell’inizio di primavera del 2007 l’impronta artica lasciò davvero il segno, come successo quest’anno nel primo weekend d’aprile.
Risultò quindi determinante proprio il rovesciamento d’aria gelida verso il basso che si realizza durante i rovesci. Durante i fenomeni più intensi la quota neve, compreso il limite degli accumuli al suolo, può spingersi davvero verso quote decisamente più basse rispetto all’altitudine dello zero termico.
Ciò accadde anche in quell’inizio di primavera del 2007 su molte zone della Penisola. Fioccate cospicue si spinsero anche in alcune località di pianura dell’Emilia e della Romagna. Neve a quote basse collinari cadde localmente abbondante anche sull’Appennino Toscano e sulla Sardegna.
Tali quote neve così basse non si spiegherebbero da sole con le termiche presenti a 850 hPa, non così eclatanti, ma proprio in riferimento alle potenzialità e al contrasto dell’aria prettamente gelida presente alle quote superiori dell’atmosfera. (METEOGIORNALE.IT)
