Quando si sente parlare di Dubai, vengono subito alla mente immagini di una metropoli moderna, scintillante, bellissima. Ed in effetti รจ davvero cosรฌ.
Fiore all’occhiello degli Emirati Arabi Uniti, questa cittร , con i suoi grattacieli e le sue opere architettoniche di grandissimo impatto, รจ diventata il simbolo dell’opulenza di quella parte del mondo che, a partire dagli anni 50, si รจ arricchita a dismisura, sfruttando al meglio la presenza del petrolio nel proprio sottosuolo.
Cosรฌ Dubai, da modesta e dimessa cittร portuale, quale era una settantina di anni fa, si รจ trasformata completamente, diventando quella che ai giorni nostri qualcuno รจ arrivato a definire “Il Paese delle Meraviglie“.
Ma per questa cittร , sempre piรน viva e popolosa, esiste un problema davvero importante; quello della desertificazione sempre piรน evidente – e invadente, diremmo noi – del terreno che la circonda.
Se guardiamo Dubai dall’alto (e con l’ausilio di Google Hearth, questa operazione รจ semplice per chiunque) si capisce perfettamente di cosa si sta parlando: la cittร appare stretta in una morsa, quasi schiacciata da due elementi in totale contrasto tra loro. Da una parte, l’azzurra distesa acquea del Golfo Persico, e dall’altra, il giallo ocra di proporzioni ciclopiche del deserto di Rub al-khali.
Gli Emirati Arabi Uniti, con una superficie paragonabile, per dimensioni, a quella dell’Austria, vedono circa l’80% del proprio terreno giร desertificato e da un rapporto reso pubblico dal governo un paio di anni fa si evince che questo processo, anche a causa del notevole incremento demografico e di scriteriati consumi alimentari, sta diventando davvero preoccupante.
In realtร , le iniziative di Dubai per difendersi dal deserto che incombe sui suoi grattacieli non hanno come obiettivo quello di “conquistare” piรน aree sabbiose possibili, bensรฌ quello di rendere nuovamente produttive porzioni di territorio che non lo sono piรน (o non lo sono mai state).
In questo senso, la cittร , e il Paese nella sua interezza, godendo di una situazione finanziaria di grande vantaggio rispetto a molti altri paesi segnati dallo stesso problema, stanno investendo molto sia per sostenere economicamente lo sviluppo di alcune delle migliori startup verdi esistenti al mondo, sia per supportare ricerche e iniziative ambientali che potrebbero, se non risolvere del tutto il problema, quanto meno diminuirne gli effetti negativi sul territorio.
Purtroppo c’รจ da segnalare il fallimento di un dei primi progetti intrapresi; era nato nel 2010 ed era denominato One Million Trees. Esso prevedeva la piantumazione, in un tempo relativamente breve, di tre milioni di alberi con l’obiettivo di fermare la desertificazione incipiente, ma, alla fine, per una serie di motivazioni impossibili da riassumere in poche parole, l’opera si รจ arenata.
Tutto, adesso, รจ in mano alla ricerca e all’innovazione tecnologica. Un esempio di ciรฒ che si potrebbe fare viene fornito da Desert Control, una startup norvegese che si sta occupando del problema che attanaglia Dubai.
La soluzione consiste nel trasformare in terreno fertile la sabbia del deserto attraverso l’utilizzo di minuscole particelle di argilla che, immerse in acqua e spruzzate su terreni compromessi dalla siccitร , attaccandosi ai granelli di sabbia che incontrano sulla loro strada, formano un substrato in grado di trattenere l’acqua, quasi come una spugna. In questa maniera, il terreno diventa, coltivabile.
Altre iniziative sono quelle che mirano all’induzione artificiale della pioggia, ma la sperimentazione non ha ancora garantito il successo; per questo motivo la ricerca continua e Dubai, come tutte le altre parti del mondo che patiscono lo stesso problema, spera che presto si trovi la soluzione e la desertificazione si possa contrastare con successo.
