
(METEOGIORNALE.IT) La prima esoluna è stata trovata nel 2021 e ha rappresentato una scoperta astronomica di non poco conto. Tutta la comunità scientifica si è subito trovata in tumulto, lanciandosi alla scoperta di ulteriori novità.
Ora gli astronomi hanno identificato anche una seconda esoluna situata a più di 5.700 anni luce dalla Terra. È stata subito soprannominata “Kepler 1708 b i”, ha un raggio di circa 2.6 volte superiore rispetto a quello della Terra e circonda un grandissimo esoplaneta dalle dimensioni di Giove. Quest’ultimo, a sua volta, orbita intorno a una gigantesca stella mettendo circa 2 anni per farne una completa rotazione, come è stato riportato su Nature Astronomy dal team che si è occupato della scoperta, specificando che tale stella si trova a oltre 5.700 anni luce dalla Terra.
Per trovare un simile pianeta, il team ha proceduto alla selezione di più di 4 mila esopianeti rilevati dal telescopio spaziale Kepler realizzato dalla NASA. Fintanto che è probabile che i più grandi pianeti abbiano anche più lune, si può anche comprendere il motivo per cui il team di ricercatori si è concentrato sull’osservazione di un insieme composto da 70 esopianeti principali.
Ognuno dei pianeti sui quali è stata fatta la ricerca è grande almeno quanto la metà di Giove e le dimensioni raggiungono la dimensione raddoppiata di Giove. Molti di questi pianeti impiegano più di 400 giorni per fare un completo giro intorno alla loro stella-madre. Non solo: molti corpi celesti hanno una temperatura superficiale media stimata intorno ai 27 °C, un pochino superiore rispetto a quella terrestre. Tale particolarità, però, non deve far pensare alla possibilità che tutti questi pianeti siano abitabili, poiché oltre alla temperatura di superficie è necessario rispettare anche altri requisiti per poter vivere su un pianeta, come la presenza di ossigeno o di acqua.
Successivamente è stato portato a termine anche un ulteriore screening concentrato per lo più su esopianeti che non hanno alcuna orbita circolare (e che, pertanto, hanno anche meno possibilità di ospitare delle lune). Proprio grazie a quest’ultima ricerca il team di lavoro ha finalmente trovato un candidato ottimale. Difatti, come il suo relativo pianeta-ospite, l’esoluna ha una rilevabile attenuazione della luce della stessa madre: un evento verificatosi proprio mentre la luna si muoveva attraverso la faccia della stella. Un eclissi?
La scoperta, avvenuta dopo la scoperta di Kepler 1625 B (la prima esoluna), ha prodotto anche scetticismo, tant’è che entrambe le scoperte dovrebbero essere finalmente confermate dalle osservazioni di altri scienziati, preferibilmente effettuate usando anche altri strumenti, tra cui il telescopio spaziale James Webb recentemente lanciato. Tuttavia, c’è un problema per via del quale le nuove osservazioni dovranno attendere: l‘esoluna e il relativo pianeta non passeranno dalla parte visibile della stella prima del 24 marzo del 2023, giorno nel quale sarà possibile osservare nuovamente questo corpo celeste. (METEOGIORNALE.IT)
