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Altro Grande Lago sta scomparendo

Un altro gioiello naturalistico rischia di perdersi per sempre, a causa degli effetti del cambiamento climatico

Mauro Meloni di Mauro Meloni
20 Feb 2022 - 16:08
in Magazine
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(METEOGIORNALE.IT) Il lago Tuz (dal turco, salato) era il secondo lago più grande della Turchia.  Il bacino di 1665 chilometri quadrati è davvero un’enorme distesa che costituisce la principale riserva salina del paese. Il lago si trova nell’Anatolia centrale (105 km a nord-est da Iconio e 150 km Sud-Est da Ankara).

Sabbia bianca e lago in prosciugamento. Foto di repertorio
Sabbia bianca e lago in prosciugamento. Foto di repertorio

Scelto come soggetto da innumerevoli fotografi, per anni fu luogo di ritrovo e nutrimento per migliaia di fenicotteri. I volatili si dissetavano nelle sue acque salate, donando al paesaggio un allegro tocco di rosa.

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Attualmente questa piscina naturale si è ridotta quasi ad una pozzanghera, e ciò che ne rimane è un fondale inaridito e una vasta superficie bianca costeggiata da carcasse di quegli stessi fenicotteri un tempo in salute.

Il motivo di questa essiccazione è stato attribuito principalmente al cambiamento climatico, il quale mostra un impatto evidente: il ghiaccio marino artico è diminuito in media del 12,85% per decennio.

I registri delle maree costiere mostrano un aumento medio di 3,3 millimetri del livello del mare all’anno dal secolo scorso. Eventi meteorologici estremi, come i cicloni e le alluvioni, che colpiscono anche in periodi dell’anno atipici, devastano l’ambiente circostante.

Il problema che attanaglia il lago Tuz, al contrario, è la siccità: le scarse precipitazioni, le temperature che aumentano rapidamente, un’evaporazione eccessiva e, inoltre, una politica agricola errata e dannosa che ha esaurito le riserve idriche.

I Global Warming fa temere il peggio

Il lago raggiunse la sua massima estensione nel 1988, ricoprendo il 93% dell’area lacustre, mentre tra il 2008 e il 2016 si prosciugò completamente. Gli scienziati ci spiegano che il declino irreversibile del bacino turco segna il suo inizio nel 2000.

Prima di allora il bacino riusciva a contenere dell’acqua anche nei periodi di secca, ma l’eccessivo utilizzo delle riserve sotterranee ha contribuito al suo decadimento. Il futuro del lago è molto incerto e pare molto difficile che possa tornare ai livelli di circa trent’anni fa.

“A giugno del 2021 la condizione non era delle migliori e l’acqua era quasi sparita, ciò portò alla morte di cuccioli di fenicottero che migrarono verso il lago l’anno scorso.” Ad affermare questo è Aydin-Kandemir, uno scienziato dell’associazione idropolitica della Turchia.

Nonostante i laghi rappresentino soltanto il 3% della superficie terrestre, essi sono di notevole importanza: alcuni di essi costituiscono una riserva di acqua dolce, altri di sale; forniscono energia idroelettrica e ospitano una vasta biodiversità.

Partecipazione all’Accordo di Parigi

A causa del “Global warning”, per ogni grado di aumento delle temperature globali, si stima che i laghi si riscalderanno di 0.9°. Inoltre, poiché tali bacini sono più piccoli dei mari, risentono maggiormente degli effetti dei cambiamenti ambientali, con un forte calo dell’ossigeno.

“Man mano che questi effetti aumenteranno nel futuro, rischiamo di danneggiare gravemente gli ecosistemi lacustri, inclusa la qualità dell’acqua e la popolazione di specie di pesci native”, commenta Luke Grant, uno dei coordinatori dello studio dell’università Vrije di Bruxelles.

Fortunatamente il parlamento della Turchia ha approvato all’unanimità la ratifica dell’Accordo di Parigi mercoledì 6 ottobre, classificandosi 191esima nell’elenco dei paesi che ne fanno parte. Questo rappresenta un grande progresso rispetto al passato.

Tuttavia, ad oggi il paese non ha intenzione di rinunciare alla produzione di energia attraverso il carbone, una delle fonti fossili più inquinanti, ed è già arrivato a registrare circa 450 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.

Si prospetta che l’impegno di Ankara non basterà e che le temperature aumenteranno di 2,7 gradi centigradi entro il prossimo secolo. Si attende una presa di posizione da parte dei governi affinché le emissioni diminuiscano e non si debba più rinunciare alle meraviglie che la natura ci regala. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: ecosistemafenicotterilago di Tuzlago prosciugatoriscaldamento globaleTurchia
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Mauro Meloni

Mauro Meloni

Passione innata per la meteorologia, fin da piccolissimo, con particolare predilezione per la neve ed i fenomeni estremi. In campo da oltre vent’anni, con esperienza maturata a partire dal 2002 attraverso la collaborazione costante su Meteo Giornale e diversi altri portali di meteo e scienza. Esperto nella comunicazione digitale, attualmente mi occupo di redazione contenuti, grafica e supporto nella gestione della linea editoriale

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