
(METEOGIORNALE.IT) Il caldo estremo e prolungato, hanno quasi sempre innescato periodi di grande freddo. Lo dimostrano i dati di paleontologia del clima. Questa scienza studia con l’ausilio di dati dati proxy, com’era il clima del passato, arrivando anche a definire le condizioni meteo.
Vi abbiamo parlato di Caldo del Medio Evo innescato dal persistere di alte pressioni, soprattutto invernali. Queste attenuavano la frequenza delle tempeste oceaniche, consentendo l’espandersi della civiltà di allora più a nord, ed in Oceano Atlantico, in quelle coste abbandonate perché battute troppo di frequente da terribili tempeste.
Ebbene, dopo la mitezza durata 400 anni dell’epoca medioevale, segui una fase decisamente fredda e nevosa in Europa.
Si passò dalla mitezza estrema, a nevicate abbondanti e temperature fredde a volte mortali. Il periodo freddo giunse improvviso e violentissimo. La popolazione era impreparata, e lo saremmo anche noi ai giorni d’oggi.
Durante l’inverno del 1389, la cronaca della città mediterranea di Montpellier (attualmente non nevica quasi mai) riporta di nevicate paurose in gennaio, febbraio e marzo. In tutta la regione del sud della Francia, le nevicate furono così abbondanti da abbattere molti masi, mentre e molte persone morirono, perché le loro case gli crollarono addosso dal peso della neve.
Tantissimi furono i morti per il freddo. Poi ci fu assieme, immediata, anche la carestia, e tanti morirono di fame, perché le nevicate erano durate tanto più del solito che la gente era rimasta senza provviste e isolata. Le persone uscivano dalle case scavando cunicoli tra la neve. Non si poteva andare a cavallo.
Dopo quel terribile inverno, ce ne furono altri, nevosi, freddissimi come mai nessuno aveva visto. I villaggi del sud della Francia, rimanevano ogni volta isolati settimane soprattutto nelle zone montuose. La Piccola Era Glaciale era iniziata, e da allora si susseguirono inverni terribilmente nevosi, con periodi freddissimi, dove gelavano i fiumi.
A causare un tale cambiamento fu l’invertirsi di una serie di correnti, e secondo gli scienziati, un crollo di un indice climatico chiamato NAO, ma non solo.
Il fatto quasi sconcertante, per certi versi fu che per i primi due secoli, si alternarono decenni più miti, ad altri freddissimi, generando confusione e caos nella popolazione di allora. La frequenza del freddo ebbe culmine tra il 1650 e la prima parte del 1800.
Ebbene, tutto quel grande freddo improvviso fu innescato da condizioni insolitamente calde.
Una pubblicazione redatta dall’Università del Massachusetts Amherst ha decifrato un enigma della climatologia storica. La domanda che ci siamo posti è quella di conoscere la causa della Piccola Era Glaciale.
Vi abbiamo riportato le teorie correlate alle macchie solari, tra cui il minimo di Maunder. Teoria credibile, ma che ha posto altri dubbi.
Il minimo di Maunder avvenne dal 1645 al 1715 quando si ebbe un’attività solare molto scarsa, con un numero di macchie solari sulla fotosfera solare estremamente basso.
Ma la causa di quel freddo va cercata altrove, ed una ricerca molto ampia del Massachusetts Amherst svela i perché, portando una certa inquietudine.
Lo studio è stato considerato altamente credibile da numerose alte Università e Centri di Ricerca, illustrando la prospettiva di improvvise ondate di gelo eccezionale in risposta al riscaldamento dell’Artico. Come è noto, la banchisa polare si è ridotta in estensione e spessore, si parla di fusione eccezionale dei ghiacciati della Groenlandia. Insomma, la causa appare un paradosso, essendo innescata da un periodo caldo.
Le fasi di caldo prolungato, innescano fluttuazioni climatiche verso il raffreddamento. Ad esempio, il già da noi citato riscaldamento dell’Artico è causa delle anomale ondate di gelo sparse nel nostro Emisfero. Ma nel contesto dell’Era Moderna, c’è l’aggravante del Global Warming, che incrementa la quantità di neve che cade a seguito del maltempo che accompagna le ondate di freddo.
L’eventualità di un non lontano periodo con inverni rigidi in Europa, sempre più paventato dalla scienza, tenuto conto anche del Global Warming, metterebbe in crisi il sistema energetico, che attualmente presenta notevoli carenze di efficienza, soprattutto per il fortissimo incremento del costo dell’energia.
Una lunga serie di ondate di freddo è stata responsabile della perdita di raccolti, fame, carestie in tutta Europa, provocando miseria e morte per milioni di persone. Ma la popolazione europea del 1600 era probabilmente di circa 100 milioni di persone, contro gli attuali 750 milioni.
Una crisi climatica come quella della Piccola Era Glaciale, potrebbe essere non sostenibile con le attuali risorse energetiche, e causerebbe la morte milioni di persone.
Insomma, c’è parecchio da riflettere, in quanto, se con una pandemia ci siamo curati con i vaccini, con il freddo estremo, avremmo seri problemi nel gestirlo.
Un ulteriore articolo pubblicato di recente su Science Advances fornisce un quadro aggiornato degli eventi che hanno portato alla Piccola Era Glaciale. Anche questo sostiene che il raffreddamento sembra essere stato innescato da un episodio insolitamente caldo avvenuto durante il Medio Evo.
La UMass Amherst e Raymond Bradley hanno iniziato a esaminare la ricostruzione di 3000 anni delle temperature della superficie del mare del Nord Atlantico.
Osservando i dati storici hanno notato qualcosa di sorprendente: un improvviso cambiamento da condizioni molto calde alla fine del 1300 a condizioni fredde senza precedenti alla fine del 1300, il tutto accaduto in solo 20 anni.
Ed in effetti, il cambiamento climatico fu così devastante e rapido, da essere raccontato in manoscritti, dai quali rileviamo notizie che sembrano descrizioni fantascientifiche, da Day After Tomorrow.
D’altronde che sono 20 anni? Da un clima mite, senza neve, con mari liberi da tempeste che consentivano viaggi verso l’Islanda, alla neve che in alcune città del Mediterraneo faceva crollare i tetti tanta ne cadeva.
Inimmaginabile.
Ancora la scienza: Lapointe e Bradley rilevarono che c’era stato un trasferimento anomalo e molto intenso di acqua calda verso nord alla fine del 1300 che raggiunse il picco intorno al 1380. Un picco anche correlato della Corrente del Golfo.
Della debolezza Corrente del Golfo si parla spesso, ma si fraintende dando per certo un cambiamento climatico imminente, ovvero, la prossima stagione, ma non è così che succede. Gli equilibri sono molto complessi, e appena noti.
All’epoca precedente la Piccola Era Glaciale, le acque a sud della Groenlandia e dei mari nordici divennero molto più calde del solito. È presumibile che ciò abbia interferito anche con la calotta polare.
Da tener conto che perennemente, eccetto durante le grandi Ere Glaciali, è attivo un trasferimento di acqua calda dai tropici all’Artico, ci riferiamo all’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation). Una sorta di fiume sottomarino, ovvero una corrente.
“L’acqua calda dei tropici scorre a nord lungo la costa del Nord Europa, e quando raggiunge latitudini più elevate e incontra acque artiche più fredde, perde calore e diventa più densa facendo affondare l’acqua sul fondo dell’Oceano. Questa formazione di acque profonde scorre poi a sud lungo la costa del Nord America e continua a circolare in tutto il Pianeta”.
Ma alla fine del 1300 l’AMOC si rafforzò in quanto acqua molto più calda del solito si stava spostando a nord. Ciò a sua volta causava una rapida perdita di ghiaccio artico. Nel corso di alcuni decenni, tra la fine del 1300 e il 1400, enormi quantità di ghiaccio furono rilasciate nell’Atlantico settentrionale, il che non solo raffreddò le acque del Nord Atlantico, ma diluì anche la loro salinità, causando infine il collasso dell’AMOC.
Ma forse anche altro fu causa di quel grande freddo.
Gli scienziati sostengono che il rilascio rapido di acqua dolce dalla Groenlandia, indebolirà l’AMOC. Il punto di rottura potrebbe avvenire improvvisamente, innescando un nuovo evento meteo rigido.
I modelli matematici del clima, in specie quelli che riportano che clima avremo tra alcuni decenni, non sembrano considerare un indebolimento o collasso dell’AMOC. Gli autori delle ricerche propongono un urgente necessità di colmare questo errore di calcolo nell’inizializzazione dei modelli matematici, in quanto darebbero un esito errato sul clima del futuro, che potrebbe essere ben più caotico di quanto prospettato.
Insomma, buone notizie non ne abbiamo proprio da dare sul meteo e clima del futuro. Ci siamo resi conto che la scienza prospetta ben più catastrofi ed estremi di quanto riportiamo nel nostro Portale meteo. Ed in effetti, la realtà dei fatti lo dimostra. (METEOGIORNALE.IT)
