Da giorni, ormai, non si fa altro che parlare di cicloni mediterranei. Prima abbiamo avuto a che fare con una struttura ciclonica somigliante a quella di un uragano di categoria 1, ora stiamo osservando un possente vortice ciclonico che non si fa fatica a definire un vero e proprio ciclone mediterraneo.
La persistenza di quest’ultima struttura sorprende o meglio, non sorprende gli addetti ai lavori consapevoli di quanto accaduto in Estate e del conseguente surplus di carburante a disposizione. L’estremizzazione meteo, ahi noi, è sempre più evidente. Piaccia o non piaccia nel futuro saremo costretti – c’è da scommetterci – a dover affrontare l’argomento pressoché costantemente.
L’energia termica del Mediterraneo: ecco il motivo di una persistenza per certi versi inspiegabile. Anni or sono certe strutture, alias gocce fredde, avevano sì il potenziale di provocare violento maltempo, ma l’esaurimento avveniva nell’arco di qualche giorno. Ora no, ora dobbiamo fare i conti con vortici ciclonici capaci di permanere per più giorni, talvolta addirittura per oltre 1 settimana.
L’esempio calzante è quello attuale: l’affondo depressionario nord atlantico, destinato inizialmente all’Europa sudoccidentale, ha scavato un’area di bassa pressione che continua ad autoalimentarsi. Proprio così, trova sostentamento nelle alte temperature delle acque superficiali mediterranee.
Continuerà a stazionare a ridosso della Sardegna, spostandosi un pochino più a est nel corso del fine settimana. Tutto finito? Neanche per sogno. Perché domenica, anzi tra domenica e lunedì, un nuovo impulso freddo punterà deciso il Mediterraneo occidentale rinvigorendo quella che altrimenti sarebbe stata una struttura in via di esaurimento.
Significa, quindi, che dovremo portarcela dietro anche la prossima settimana, perlomeno nella prima parte. Aspettiamoci altre precipitazioni, localmente violente, così come dobbiamo aspettarci un abbassamento delle temperature perché come detto si tratterà di iniezioni d’aria fredda.
Non solo, a seguire potremmo assistere a un vero a proprio affondo artico, con effetti tutt’altro che trascurabili sia in termini di temperature che in termini di precipitazioni. Ma questo è un altro discorso, del quale avremo modo di parlare a tempo debito.

