Vaccino Coronavirus: a che punto siamo in Italia
Atteso quasi come un messia, è la soluzione che, forse, ci permetterà di tornare allo stile di vita pre-COVID, quando non si aveva paura di dare la mano, abbracciare o baciare un’altra persona e di partecipare ad assembramenti.
Si tratta del vaccino , allo studio ormai da mesi e che sembra in procinto di poter essere utilizzato almeno su una parte di popolazione.
Il punto sullo stadio di sviluppo di un vaccino anti-coronavirus l’ha fatto il dott. Sergio Abrignani , ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto di genetica molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”, in un’intervista pubblicata sul Corriere.
Secondo il Ministro della Salute Roberto Speranza , entro fine anno saranno disponibili in Italia 2-3 milioni di dosi di vaccino , da destinare primariamente agli operatori sanitari e ai degenti nelle RSA. Il vaccino disponibile per primo in Italia sarebbe quello sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dall’Astra Zeneca.
Ma esistono altri 7 vaccini che, come quello dell’Astra Zeneca, hanno raggiunto la fase 3 e che potrebbero essere disponibili nei prossimi mesi.
La fase 3 è l’ultima delle fasi di sviluppo di un vaccino e precede la fase della produzione. Può durare da un minimo di 6 mesi a diversi anni e consiste nel somministrare il vaccino a diverse migliaia di persone e di confrontare i risultati ottenuti con quelli di un analogo gruppo di persone non vaccinato . Il numero di infettati tra i vaccinati deve essere di gran lunga inferiore a quello tra i non vaccinati affinché si possa considerare il vaccino efficace.
Secondo il dott. Abrignani, è difficile che entro fine anno possa essere completata la fase 3 seguendo i protocolli standard , ma considerata l’emergenza in atto, è possibile che si tenterà di abbreviare i tempi di commercializzazione del vaccino in base ad alcuni dati preliminari su efficacia e sicurezza . La decisione dovrà essere politica, in base al rapporto tra benefici presunti e rischi potenziali.
Le aziende farmaceutiche , seguendo una procedura non standard e grazie a contributi governativi, stanno già producendo industrialmente i vaccini nonostante si sia ancora alla fase clinica e saranno pertanto pronte a commercializzarli una volta ottenuto il via libera. Nell’iter normale la produzione inizia solo dopo il termine positivo della fase 3.
Le prime dosi di vaccino saranno però proposte, eccezionalmente, solo alle categorie più a rischio e più esposte all’infezione, per la vaccinazione di massa occorrerà attendere più tempo.
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