Direttive OMS: il doppio tampone negativo inutile. E in Italia?

Direttive OMS: il doppio tampone negativo inutile. E in Italia?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità cambia ancora le carte: bastano tre giorni senza sintomi per liberare i pazienti dall’isolamento

Fino a ieri, quando si contraeva il Covid-19, per risultare davvero guariti si stava in isolamento anche per mesi , e si effettuava il tampone , doppio, che doveva essere due volte negativo affinché confermasse la negatività al virus e, dunque, certificare la guarigione dal virus.

Ma ora qualcosa è cambiato: secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità , nelle linee guida provvisorie pubblicate ieri, il doppio tampone negativo non sarebbe più utile , e bastano tre giorni senza sintomi per liberare i pazienti dall’isolamento . Il tutto, indipendentemente dalla severità dell’infezione.

I nuovi criteri per “Il rilascio” si dividono, dunque, in:

Pazienti sintomatici: 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, più tre giorni senza sintomi (febbre e sintomi respiratori inclusi);

Pazienti asintomatici: 10 giorni dopo il tampone positivo.

Per fare chiarezza: se un paziente ha avuto sintomi per due giorni , il paziente potrebbe essere liberato dall’isolamento dopo 10 giorni +3, quindi dopo 13 giorni dalla data di insorgenza dei sintomi. Un paziente con sintomi per 14 giorni, invece, può essere rilasciato dopo 17 giorni dall’insorgenza dei sintomi (14 giorni è+ 3) ; un paziente con sintomi per 30 giorni , può essere rilasciato dopo 33 giorni l’insorgenza dei sintomi (30+3).

La modifica è stata decisa in base alle evidenze che mostrano che il virus attivo, in grado di replicarsi e di infettare, non risulta presente , se non eccezionalmente, nei campioni respiratori del paziente dopo 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi , e specialmente nei casi di infezione lieve, contestualmente alla formazione di anticorpi neutralizzanti.

Si liberano dunque con l’assoluta sicurezza i pazienti dall’isolamento, sulla base di criteri clinici, invece che sulla ripetizione dell’esame del tampone, che può rilevare tracce non vitali di RNA , dunque non pericolose , per moltissime settimane.

Inoltre, lunghissimi periodi di isolamento per i soggetti senza sintomi, incidono molto sul benessere individuale, sulla società e sull’accesso alle cure sanitarie.

L’obiettivo è quello di ridurre i tempi di isolamento , insomma.

Le nuove guide dell’OMS aiuterebbero, infatti, a ridurre i tempi di isolamento per quelle persone che non comportano rischi per se stessi e per gli altri.

In questo modo, si potrebbero aumentare le risorse per nuovi tamponi, cioè quelli destinati ai sintomatici.

Anche in termini economici ci sarebbe un gran bel risparmio , perché una fetta importante dei test viene utilizzata per certificare l’uscita dal Covid-19.

“Il tema dell’isolamento di persone che magari si sono ammalate 1-2 mesi fa e non si sono ancora negativizzate, è molto importante” , spiega l’epidemiologo Luigi Lopalco.

“Sono moltissime le persone prigioniere in casa per settimane che non manifestano sintomi, e capitano casi di tamponi positivi dopo due tamponi negativi. Questi esami li stiamo inviando ai laboratori specializzati per capire se si tratta di un residuo di RNA non vitale o se il virus cresce in coltura, e quindi potrebbe essere ancora contagioso. I Cdc americani hanno recepito le nuove linee guida dall’OMS, vediamo cosa deciderà l’Italia” .

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