L’epidemia di coronavirus SARS-CoV-2 scoppiata alla fine di dicembre 2019 nella città cinese di Wuhan ha causato finora la morte di oltre quattromila persone. Sono stati segnalati oltre 110.000 casi di infezione e l’OMS ha dichiarato la pandemia vista la diffusione in oltre oltre 100 paesi.

Il britannico Bob Weighton, che a fine marzo compirà 112 anni ed è diventato l’uomo più vecchio del mondo sul finire di febbraio, ha ammesso di essere preoccupato per l’epidemia di coronavirus ma ha aggiunto che la pandemia della cosiddetta influenza “spagnola” del 1918-1919 era più pericolosa.
“Il numero di persone che hanno perso la vita in Cina è terrificante. Ma in Europa e altrove, i numeri non raggiungono i milioni di morti dell’epoca. Spero che quel numero non venga mai raggiunto, ma ancora non si sa quanto sarà letale il coronavirus”, ha dichiarato al Daily Mirror.
“Avevo solo dieci anni al tempo della “spagnola”. Ricordo di aver ascoltato storie e di aver letto articoli di giornale – ciò che faccio attualmente per il coronavirus – sulle persone contraevano l’influenza e morivano. Ma non l’ho mai presa”, continua Weighton. L’uomo è riuscito a evitare malattie gravi per quasi tutta la vita, eccezion fatta per un tumore allo stomaco 30 anni fa. “Ho dovuto subire un intervento chirurgico durante il quale è stata rimossa metà del mio stomaco”.
Si stima che l’influenza spagnola (i primi rapporti europei a riguardo vennero dalla Spagna) colpì circa 500 milioni di persone, che all’epoca rappresentavano più di un quarto della popolazione mondiale. Le stime di decessi per quella pandemia sono molto divergenti e vanno da 20-25 a 100 milioni di persone.
La prima ondata fu registrata all’inizio della primavera del 1918. Inizialmente era molto contagiosa, ma piuttosto “docile”. La seconda ondata ebbe inizio in agosto e la terza arrivò nell’inverno tra il 1918 e il 1919.
Una caratteristica delle ultime 2 ondate era l’elevato tasso di mortalità tra i 20-40 anni, il che è insolito per l’influenza stagionale “normale”.