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Il super tifone Halong è il più potente di tutto il 2019

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Il Super Tifone Halong è diventato il più incredibile ciclone tropicale del 2019: è stato classificato come categoria 5 (in base alla la Saffir Simpson) ma fortunatamente non dovrebbe colpire zone abitate. Halong si trova difatti nelle remote acque del Pacifico nord-occidentale, dove il Joint Typhoon Warning Center (JTWC) ha registrato venti massimi a 160 mph (257 km/h).

Halong potrebbe addirittura aver raggiunto venti a 290 km/h. Secondo la cosiddetta scala Dvorak basata su rilevazioni satellitari, sviluppata dal Cooperative Institute of Meteorological Studies via Satellite (CIMSS) dell'Università del Wisconsin-Madison, Halong raggiungeva un livello di 7,9 sulla scala Dvorak, con venti massimi stimati pari a 164 nodi (189 mph, 304 km/h) e una pressione superficiale minima di 894 hPa.

Meteo estremo: Super Tifone Halong, il più forte dell'anno nel Pacifico

Con i dati ufficiali rilasciati mercoledì sera, Halong è diventato il ciclone tropicale più potente del pianeta in questo 2019.

Non solo, stiamo parlando di uno dei cicloni tropicali più intensi mai osservati nell'era dei satelliti meteorologici.

A prima vista, è difficile capire il motivo che ha spinto Halong a superare probabilmente la categoria "ordinaria" 5. Le temperature della superficie del mare sono calde ma non a livello record (circa 29-30°C).

Halong si sta muovendo lungo un'area di confine ad calore oceanico, circa 75-100 chilojoule per centimetro quadrato, valori che notoriamente determinano una rapida intensificazione. L'atmosfera intorno al ciclone è piuttosto umida ma non satura (umidità relativa intorno al 60%). Il wind share è forte, circa 15-20 nodi, ma è in gran parte composto da un getto in uscita che teoricamente dovrebbe smorzare anziché facilitare lo sviluppo del ciclone.

Nessuno di questi ingredienti è sufficiente per spiegare la strana forza di Halong. La risposta sta sicuramente nel modo in cui i vari fattori si sono mescolati durante lo sviluppo del ciclone.

Pubblicato da Ivan Gaddari

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