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Alla scoperta della Lunigiana

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immagine articolo 7907 Nella prima immagine, una veduta di Pontremoli dal castello del Piagnaro, nella seconda la vetta di Monte Spiaggi. Entrambe le immagini sono di Giovanni Staiano, scattate nell'agosto 2006.
Pontremoli è situata nel nord della Toscana (provincia di Massa-Carrara), in Lunigiana, lembo di terra che si incunea tra Liguria ed Emilia. Sorge ai piedi dell'Appennino, a circa 250 metri s.l.m., tra montagne che sfiorano i duemila metri, al centro di una conca che abbraccia l'ampio territorio delle Valli del fiume Magra e dei torrenti Verde e Gordana e si collega alle regioni confinanti tramite i passi della Cisa, del Brattello, del Cirone e del Rastrello. Il centro si è sviluppato nei limiti circoscritti dalla lingua di terra compresa tra il fiume Magra e il torrente Verde e tra Porta Parma a nord e Porta Fiorentina a sud. Negli ultimi decenni l'abitato si è allargato nella campagna alla destra del Verde.

Il legame tra Pontremoli e il libro risale al 1458, quando, a neppure due anni dall'invenzione della stampa, è qui attestato un mercatum tomorum. Le fiere pontremolesi divennero importante punto di vendita dei libri e proprio dall'Alta Lunigiana partì il fenomeno dei librai ambulanti che nel secolo XIX assunse caratteristiche vistose. Dalla grande tradizione dei librai pontremolesi nacque, nel 1952, il prestigioso Premio letterario Bancarella, cui nel tempo si sono aggiunti il Bancarellino, riservato alla letteratura per ragazzi, e il Bancarella Sport che premia i migliori libri di carattere sportivo.

Pontremoli, definita da Federico II "chiave e porta dell'Appennino", viene menzionata per la prima volta nel diario di viaggio di Sigeric, arcivescovo di Canterbury, che poco prima del 1000 si era recato a Roma seguendo l'antica via Romea o Francigena. Borgo mercantile situato in mezzo ad un ventaglio di verdi vallate e punto d'incontro di vie storiche, quali quelle di Monte Bardone (oggi della Cisa), del Fò Crosà (oggi dei due Santi), del Borgallo, del Bratello e del Cirone o Lombarda, Pontremoli è da secoli luogo di accoglienza e di ospitalità come attestano i tanti Ordini religiosi che nel corso dei secoli vi hanno avuto sede. Fu libero Comune e la sua autonomia fu riconosciuta dagli imperatori Federico I Barbarossa e Federico II. Strinse alleanze alternativamente con Parma e Piacenza e fu sempre in lotta con i marchesi Malaspina, signori del resto della Lunigiana, che mai riuscirono a conquistare il pieno governo del borgo. Dal XIV secolo, tramontato il libero Comune, Pontremoli venne conteso ed ambito dalle varie Signorie italiane che vedevano nel suo possesso il mezzo per espandere il loro dominio territoriale data la sua importanza strategico-viaria. Si ebbe un'alternanza di dominazioni (Rossi di Parma, Scaligeri, Visconti, Sforza, Francesi, Spagnoli) anche per periodi talvolta brevissimi, ma sempre il dominante di turno riconobbe ai pontremolesi la loro organizzazione amministrativa espressa nei loro antichi Statuti.

Nel 1650 Pontremoli entrò nel Granducato di Toscana, iniziando un periodo di stabilità politica e prosperità economica favorita dall'essere sulla via commerciale che collegava il nord Europa col porto di Livorno. Con il miglioramento economico-sociale il borgo medievale si arricchì di palazzi signorili, vennero edificate chiese e abbellite le esistenti, venne edificato il Teatro della Rosa, mentre nel territorio sorsero numerose ville di campagna. Nacque così la Pontremoli settecentesca frutto dell'opera dei Natali, di Gherardini, dei Galeotti, dei Contestabili, dei Portugalli, i maggiori esponenti di quello che è stato definito il "Barocco pontremolese". Nel 1778 Pontremoli fu dichiarata "Città nobile" dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena e, qualche anno più tardi, nel 1787, venne innalzata da Pio VI a sede episcopale. La venuta delle truppe napoleoniche, all'inizio dell'800, sancì la fine del primo periodo granducale. Dopo la Restaurazione, Pontremoli tornò dapprima al Granducato di Toscana, quindi fu annessa al Ducato di Parma, al quale rimase fino all'Unità d'Italia.

Situata lungo la strada statale della Cisa, ai piedi dell'Appennino, circondata dalle valli del Magra, del Verde e del Gordana, ha rivestito, nel corso dei secoli, la funzione di ultima tappa prima della salita verso la Cisa ed è stata la chiave nelle comunicazioni tra la valle Padana e la Toscana. Il nome della città deriva dal "ponte tremulus" indicante il legno del pioppo con il quale era stato costruito, oppure il tremare del ponte stesso.

Domina la città il castello del Piagnaro, ospitante il Museo delle Statue Stele. Discendendo si attraversa il borgo del Piagnaro, nucleo più antico della città, che si dirama nei 2 versanti del colle, in direzione dei fiumi Magra, ad est, e Verde, ad ovest. Proseguendo lungo il versante orientale, si arriva in Via Garibaldi dove si incontra, appena finita la discesa, la chiesa di San Nicolò, ricordata già nel 1126 e avente origine monastica: è caratterizzata dall'abside attualmente orientata ad ovest, originariamente ad est, in seguito allo sviluppo delle abitazioni cittadine, e dall'interno a navata unica. Conserva il Crocifisso ligneo del "Cristo Nero" risalente al XVI sec. e la tela del Bottani raffigurante il "Transito di San Francesco Saverio"; la tradizione ricorda l'apparizione della Madonna in questa chiesa nel sec.XVII. Proseguendo lungo la strada in direzione nord si giunge a Porta Parma, antico portale risalente al sec.XVII, ingresso principale della città con funzione difensiva; percorrendo il borgo antico si giunge alla chiesa di San Geminiano, patrono della città, affacciata sull'omonima piazzetta. Risale al sec.XI, presenta una struttura a navata unica, conserva un tondo di arenaria raffigurante un Evangelista e la statua lignea del Cristo con la croce risalente al XVII secolo.

Il borgo si apre nella trecentesca piazza del Duomo dominata dalla maestosa facciata della Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, salvatrice della città infestata dalla peste nel sec.XVII. Ancora oggi, il 2 luglio, si celebra questo evento con una affollata processione religiosa. La costruzione del Duomo è iniziata nel sec.XVII e si è protratta per vari anni fino al completamento della facciata e del portone bronzeo nel sec.XIX; l'interno a pianta latina, è barocco, l'abside e il presbiterio sono ornati da stucchi dorati risalenti al sec.XVIII, la nicchia al centro dell'abside conserva la statua in legno della Vergine in trono con il Bambino, nota come Madonna del Popolo. Nel presbiterio, quattro dipinti settecenteschi a olio su tela dedicati alla Madonna.

Separa Piazza del Duomo e Piazza della Repubblica, circondata dal palazzo Comunale e dal Palazzo del Tribunale, la torre fatta costruire da Castruccio Castracani nel 1322 (le due piazze, anticamente unite, furono divise a causa di dispute fra Guelfi e Ghibellini), successivamente rialzata e trasformata nell'attuale torre campanaria, denominata dagli abitanti "Il Campanone". Uscendo dalla piazza, via Ricci Armani termina formando una diramazione, che verso sinistra conduce al ponte Nuovo, recentemente denominato ponte dei quattro santi, che fu fatto realizzare alla metà del XIX secolo ad opera dei Granduchi di Toscana. Continuando il corso si giunge in Via Cavour, zona pedonale, terminante con il "Parco della Torre", accanto al quale si erge la Torre dei Seratti che assieme all'adiacente ponte forma lo stemma della città, motivo per cui il ponte viene denominato "Ponte Stemma".

Tornando indietro verso il nucleo della città, sulla destra è il ponte Cesare Battisti, crollato numerose volte a causa delle piene del Magra e più volte ricostruito. L'attuale ponte, riedificato imitando l'antica struttura a "schiena d'asino", è stato inaugurato nel 2000. Al termine del ponte, la trecentesca torre di Castelnuovo, a base quadrata, dall'antica funzione difensiva, con l'annessa chiesa di Nostra Donna realizzata nel '700 in stile Barocco; costruita sulle rovine dell'oratorio della "Madonna del Ponte", presenta una struttura elissoidale abbellita da affreschi del Gherardini. Sulla sinistra è il Teatro della Rosa, risalente al sec.XVIII (ma restaurato e reinaugurato ufficialmente nel 2001), che all'interno presenta 33 palchi suddivisi in due ordini accompagnati da un loggione. Nelle vicinanze, la chiesa di Santa Cristina, sorta nel XVII secolo sui resti di una chiesa più antica, con interno caratterizzato da pianta basilicale a tre navate, da quattro altari in marmo e da affreschi del Gherardini. Percorrendo Via Mazzini si giunge alla chiesa della Venerabile Misericordia di origine monastica, che presenta, sopra il portone d'ingresso, un fregio in marmo raffigurante San Giovanni Battista, mentre all'interno conserva un dipinto della "Madonna di San Luca" e una pala di San Agostino.

Proseguendo nella stessa direzione si incontra la chiesa di San Giacomo d'Altopascio risalente al sec.XVII. L'altare marmoreo, barocco, mostra la pala rappresentante "L'Ascensione di Nostro Signore". Nell'estremità meridionale della città, troviamo la chiesa di San Pietro, ricostruita dopo i bombardamenti della II guerra mondiale, che custodisce un crocifisso in legno e un labirinto, realizzato in arenaria, rappresentante il tortuoso cammino che ogni pellegrino doveva compiere nella lotta tra il bene ed il male. Sulla collina sovrastante il ponte Nuovo, si erge il convento dei frati Cappuccini, seguaci di san Francesco, risalente al '600. Vicino al centro storico, ma sulla riva destra del Verde, è la chiesa di San Francesco. La prima citazione scritta è del 1321, ma secondo la tradizione, fu costruita nel 1219 dopo il passaggio del Santo. Dell'originale impianto romanico rimane oggi il campanile con trifore in arenaria. La chiesa è a tre navate, totalmente restaurata nel 1471. Nel sec.XVIII il Natali aggiunse un pronao in arenaria addossato alla facciata a capanna e decorò alcune cappelle. I banchi del coro, molto danneggiati, sono opera del 1508 dell'intarsiatore Luchino da Parma. L'opera d'arte più importante si trova nel terzo altare a sinistra, un bassorilievo in marmo del sec.XV di Agostino Di Duccio, raffigurante il gruppo della Vergine col Bambino.

Da Pontremoli, seguendo la statale verso la Cisa, si raggiunge Mignegno la cui Parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta, è ricordata per la prima volta nella Bolla di Gregorio VIII del 1187. In un vicino castagneto è situato il cinquecentesco Oratorio di S. Terenziano, vescovo di Todi e martire: qui, ogni anno, il 1°settembre, si svolge la festa liturgica del Santo, frequentata fin dalla fine del sec.XVI e tuttora cara ai pontremolesi che invocano il santo Vescovo come il "Santo della febbre" per averli protetti dalle febbri coleriche ottocentesche.

Proseguendo lungo la stessa statale si giunge a Montelungo, l'antico "Mons Longobardorum", a 5 km dal Passo della Cisa (m 1041), storico valico sorvegliato da una piccola chiesa dedicata alla Madonna della Guardia. Montelungo, diviso in Villa superiore e Villa inferiore, era tappa dell'antica via Francigena e, proprio ripercorrendo un antico tratto di questa via che conduce a Succisa, si trovano i ruderi dello Xenodochio di San Benedetto, la cui prima menzione risale al sec.VIII, appartenente al monastero benedettino di Leno. L'attuale chiesa parrocchiale, consacrata nel 1599 e ristrutturata nella seconda metà del settecento, è dedicata a San Benedetto. Montelungo è conosciuto per le proprietà curative delle sue acque oligominerali che sgorgano dalla "Fonte della virtù" e vi sta sorgendo un centro termale che permetterà il migliore utilizzo di queste acque.

Lasciando la statale della Cisa si può tornare verso Pontremoli seguendo tre percorsi diversi: due permettono di scendere nella Valle della Magra raggiungendo Cavezzana d'Antena o Cargalla, l'altro permette di visitare la Valle del Magriola raggiungendo Succisa. Cavezzana d'Antena, anch'essa suddivisa in Villa superiore e Villa inferiore è nota fin dall'antichità per le sue acque sorgive sulfuree che presto verranno utilizzate a scopo termale. Da Cavezzana si può raggiungere Gravagna suddivisa negli abitati di Montale, San Rocco e il Prato. A Montale si trova la Chiesa di San Bartolomeo, sorta in origine come cappella benedettina e divenuta, all'inizio del XVII secolo, chiesa parrocchiale, mentre a San Rocco si trova la chiesa omonima costruita alla metà del settecento come oratorio, elevata a parrocchia nel 1922. Salendo ai verdi prati di Groppo del Vescovo si può godere una visione d'insieme della vallata.

Da Gravagna si scende al Molinello, punto di collegamento fra le numerose frazioni che compongono la Valle della Magra. Qui si trova la settecentesca Villa Venturini, residenza estiva e casino di caccia. Da Molinello, proseguendo per Casalina, si può raggiungere il Passo del Cirone (m 1255); sulla strada s'incontra l'abitato di Groppodalosio ai cui piedi è posto un suggestivo ponte medievale ad un'unica arcata , percorribile a piedi. Ultima frazione del Comune di Pontremoli prima di raggiungere il Passo del Cirone è Pracchiola, posta alle pendici del gruppo montuoso su cui svetta il Monte Orsaro (m 1831). Nelle vicinanze si trovano i ruderi di un ospedaletto sorto come ricovero per viandanti ad opera dell'Ordine di San Giacomo d'Altopascio.

Dal monte Borgognone (m 1401), che sovrasta Pracchiola, nasce il Magra e nella zona si trova la cascata denominata "il Piscio", vero gioiello naturalistico. Dal crocevia del Molinello, passando per Cargalla, si torna alla statale della Cisa da cui si può scendere al paese di Succisa composto da cinque centri abitati: Colla, sede della chiesa parrocchiale dedicata alle S.S. Felicita e Perpetua, Villavecchia, Pollina, Poderi e Barca. Succisa è conosciuta per aver dato i natali a S. Zita, cui è dedicata una cappella che sorge sui ruderi di quella che, secondo la tradizione, fu l'abitazione dei suoi genitori.

Le Valli della Magra e del Magriola, oltre ad avere un importante ruolo in ambito viario, presentano affascinanti scorci paesaggistici attraverso una natura incontaminata, ricca di vegetazione boschiva che si alterna a zone coltivate.

Zeri è un nome collettivo, non indica un centro, ma un insieme di località. Il territorio del comune è costituito da un altopiano circondato da rilievi montuosi, di cui Monte Spiaggi (m 1554) rappresenta una delle cime più elevate, e solcato da tre diverse valli scavate dai torrenti Gordana, Teglia e Adelano. Le varie frazioni che costituiscono Zeri hanno dunque caratteristiche anche molto diverse. Per esempio, Patigno e Noce si trovano in ambiente montano mentre Paratola, Bosco e Valle sono centri di campagna circondati da boschi di castagno. L'ambiente naturale e i borghi zeraschi si sono conservati intatti nel corso dei secoli grazie all'isolamento storico cui furono oggetto. Ancora oggi si possono osservare imponenti casali, pievi, borghi arroccati, mulini nascosti. La zona è frequentata per turismo in ogni periodo dell'anno: in inverno sono aperte le stazioni sciistiche di Zum Zeri, nelle altre stagioni si possono percorrere i numerosi sentieri.

Bagnone si trova nella stretta valle in cui scorre l'omonimo torrente, sulla parte sinistra del Magra. Il territorio ha morfologia essenzialmente montana, dominata dal crinale appenninico. Il borgo si staglia su uno sperone roccioso, immerso in un fitto bosco di pini e querce. Nel Medioevo e in epoche anche più recenti, Bagnone ha avuto grande importanza grazie alla posizione strategica, essendo all'incrocio di vie di comunicazione importanti. A testimonianza di ciò, troviamo numerosi luoghi d'interesse artistico come il castello e la sua Chiesa, la chiesa di San Rocco e la chiesa di Santa Maria. Inoltre, le numerosi frazioni ospitano il bellissimo borgo di Castiglion del Terziere con il castello e Treschietto e Iera con gli antichi ruderi dei manieri malaspiniani, luoghi di oscure leggende, Corlaga e Corvarola con i loro palazzi, la natura di Mochignano, Gabbiana e Pastina. Da visitare anche la pieve dei Santi Ippolito e Cassiano.

Villafranca si estende nel fondovalle sulla sinistra del fiume Magra, lungo la statale della Cisa, alla confluenza del torrente Bagnone. La sua origine è da far risalire intorno all' XI secolo, lungo la strada del monte Bardone, sul tracciato medievale della via Romea, dalla cappella di San Nicolò fino ai ruderi del castello di Malnido di Corrado l'Antico, devastato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Presso la stazione ferroviaria, la chiesa di San Francesco, del secolo XVI, caratterizzata dal chiostro e dall'antico convento, oggi adibito a liceo. All'interno dei mulini quattrocenteschi situati all'inizio del borgo, ha sede il Museo Etnografico della Lunigiana che illustra usi, costumi, attività e riti della cultura popolare della Lunigiana. Presso Villafranca, a Filetto, furono ritrovate decine di statue stele nella sua selva, bosco sacro di divinità pagane. Nel borgo, a luglio e agosto si tiene il mercato medioevale, con botteghe d'artigianato, spettacoli e rievocazioni storiche. A Malgrate si può visitare il castello, in ottime condizioni, e la spezieria di Antonio da Faye. Virgoletta ospita uno dei più bei borghi della Lunigiana, dominato dal castello malaspiniano. Percorrendo la statale della Cisa verso Aulla troviamo la Chiesaccia o chiesa di Santa Maria Assunta, fondata intorno al XII secolo, e quanto resta dell'antico ospedale, nel punto in cui i pellegrini e viandanti potevano guadare con meno problemi il corso del fiume.

Aulla si estende in un'area pianeggiante, nel fondovalle percorso dal Magra, nel punto in cui confluisce il torrente Aulella, mentre la parte settentrionale è delimitata dal torrente Taverone. Sorge in posizione strategica tra i passi della Cisa, del Cerreto, del Lagastrello e sulla strada per Casola e la Garfagnana. A causa dei bombardamenti della II guerra mondiale, il borgo antico è andato quasi del tutto distrutto. Il borgo di Aulla nasce verso l'884, quando venne fondata l'Abbazia di San Caprasio. Caratteristica del paese è la Fortezza della Brunella, costruzione militare cinquecentesca a struttura quadrangolare, in posizione strategica a dominio della vallata. La Fortezza fu eretta probabilmente per volere di Giovanni delle Bande Nere nella prima metà del sec.XVI. Oggi è sede del Museo di storia naturale della Lunigiana. Importante anche il Palazzo del Centurione rinnovato dai Malaspina nel XIII secolo, che custodisce resti della porta di accesso alla città. Poco fuori Aulla, si possono ammirare Caprigliola con le mura Medicee, Bibola e Bigliolo con i resti dei loro castelli, Albiano con le case medievali, Olivola in posizione dominante e il borgo medievale di Pallerone.

I testaroli sono il piatto tipico lunigianese. Vengono considerati il tipo di pastasciutta più antico. La loro storia è comunque legata a quella dell'antica città romana di Luni. Sono fatti con acqua e farina (anticamente farro) e si preparano mescolando gli ingredienti in una pastella fluida cotta a legna per alcuni minuti a formare una specie di crespella di alcuni millimetri di spessore. La cottura avviene in particolari contenitori chiamati testi, anch'essi di origine antica, un tempo in terracotta, oggi anche in ghisa. I sottili dischi di pasta vengono tagliati a quadretti o rombi di pochi centimetri di lato (lasagnette). Si versano quindi i testaroli in acqua bollente aggiungendo a copertura qualche foglia di castagno e facendoli cuocere a fuoco spento per pochi minuti. Si condiscono col pesto, con olio e formaggio pecorino, oppure con pomodoro o con sugo ai funghi porcini. Si versa la pastella nei testi di terracotta, precedentemente lasciati arroventarsi vicino alle braci, viene fatta una pila di testi in modo tale che la pastella si cuocia sopra e sotto. Una volta "smontata" la pila si servono in cestini di vimini e usati come companatico di salumi affettati e formaggi cremosi (ma anche nutella) . In questa versione, diffusa ad Aulla è dintorni, sono noti come panigacci.

Per finire, il tempo previsto per il weekend in Lunigiana. Sabato sereno o poco nuvoloso. Locali banchi di nebbia al primo mattino. Tendenza ad aumento della nuvolosità in serata da nord-ovest. Venti deboli variabili. Temperature minime in calo, massime stazionarie o in lieve aumento (estremi 6°/14°C a Pontremoli). Domenica aumento della nuvolosità fino a cielo generalmente nuvoloso. Non si escludono locali e deboli pioviggini, fenomeni comunque di scarso rilievo. Venti deboli di scirocco tendenti a disporsi da nord-est in serata. Temperature minime in aumento, massime in lieve calo (estremi 7°/12°C a Pontremoli).

Pubblicato da Giovanni Staiano - Nuovo forum, nuovo sito: www.mtgforum.it

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