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Biellese: la catastrofica alluvione del novembre 1968

sabato 2 novembre: il giorno del "Giudizio Universale"

Sabato 2/11/1968 a Oropa caddero 142,2 mm di pioggia; a Tollegno 134,0 mm; a Trivero 180,6 mm.

Quel pomeriggio le precipitazioni toccarono punte di 40 mm orari. La tragedia stava per consumarsi.

Dalle alture di Bielmonte e del Monte Rubello enormi masse di acqua e fango cominciarono a riversarsi nelle valli sottostanti. Nel defluire verso valle, la piena dei riali, ruscelli e torrenti, cominciò a strappare pietre, cespugli ed alberi che innescarono un pericolosissimo effetto domino. Si formarono migliaia di piccole dighe che, nello straripamento, trascinarono a valle tutto ciò che trovarono lungo il percorso. Alla piena dei torrenti si aggiunsero gli smottamenti.
I terreni zuppi ed instabili cominciarono a franare a valle dove, si cominciarono ad udire forti ed inquietanti rombi e boati simili a lunghi e cupi tuoni. Tutti i comuni della fascia collinare compresa tra Biella e Borgosesia furono interessati da frane e smottamenti.
Le frane più spettacolari si staccarono dai pendii dei comuni di Zumaglia, Bioglio, Valle S. Nicolao, Pettinengo, Veglio, Mosso S. Maria, Camandona, Callabiana, Pistolesa, Trivero, Portula, Pray, Coggiola, Crevacuire, Caprile, Ailoche, Soprana, Mezzana Mortigliengo, Strona, Vallemosso, Crosa, Casapinta, Lessona e Masserano, con un solo sconfinamento nel comune di Curino, anch'esso costituito da sabbie silicee (le cosiddette terre rosse).

immagine 1 del capitolo 4 del reportage 7381 La situazione del 2 novembre 1968 vedeva una profonda saccatura alimentata da aria artica sulla Spagna del Nord, con minimo al suolo di 980 hPa di fronte alle coste bretoni. Di conseguenza sull'Italia si aveva il richiamo di umide correnti meridionali, con tutta la struttura bloccata nel suo incedere verso est dall'alta pressione presente sull'est europeo.

immagine 2 del capitolo 4 del reportage 7381 Campore di Vallemosso dopo l'alluvione. Fonte TG dell'epoca. Durante la notte, sotto un pioggia impressionante, Vallemosso e le sue frazioni vennero invase da enormi masse di acqua, fango, alberi, automobili, massi, travi, mattoni, macchinari tessili, animali morti e cadaveri umani.
Interi quartieri, lungo il Torrente vennero spazzati via.
La strada Provinciale Biella-Valsesia, la Statale 232-Panoramica Zegna e tutte le vie cittadine, furono invase da acque e detriti, divenendo esse stesse un nuovo enorme fiume in piena, che, come un enorme "bulldozer" prese a distruggere tutto ciò che incontrava lungo il percorso.
Al Mulino Gros di Strona non rimase intatto un solo metro della Statale.
La Strada Provinciale Cossato-Strona-Crocemosso venne invasa da più di mille frane.
La collina "Il Trucco" a Ponzone di Trivero, franò per metà del suo intero volume. L'intero versante Est scivolò nel Torrente Viasca, riversando centinaia di metri cubi di acqua e fango nelle fabbriche di tutta la Valle Fredda. Fu per un miracolo che non si formò una diga che avrebbe potuto spazzare via l'intero abitato di Ponzone ed il suo migliaio di abitanti; a distanza di 40 anni, la collina, ormai inglobata dal paese, è ancora completamente spoglia e sventrata su quel versante.

In tutta la fascia collinare Biellese, franarono a valle persino decine di cimiteri. Lo strazio fu enorme, quando a fine evento si dovettero recuperare bare e scheletri sparpagliati ovunque... Si disse che l'ora del giudizio universale era alla fine giunto, ma sarebbe bastato un po' più di buon senso ad evitare un simile dramma.

Si salvarono comunque, dal disastro degli smottamenti i comuni delle colline ad est del Mortigliengo, costituite da durissime rocce di vulcaniti permiane ed i calcari-dolomie di Sostegno e del Monte Fenera.

Frane e smottamenti ma di rilevanza minore si segnalarono anche nelle adiacenti valli Cervo-Elvo, nella Serra e più a Nord nella vicina Valsesia nel tratto compreso tra Quarona Sesia, Borgosesia, Cellio e Valduggia. Tutta la zona geologica inclusa nelle formazioni della serie Sesia-Lanzo, della serie dioritico-kinzigitica Ivrea-Verbano, del massiccio granitico del Biellese ed il Plutone granitico della Valle Cervo, fu interessata da frane e smottamenti più o meno consistenti. Frane e smottamenti più lievi si verificarono anche in altre zone del Piemonte, Liguria e Lombardia.

Il Torrente Cervo e l'Elvo, ma ancor di più lo Strona di Mosso ed i suoi affluenti, il Quarnasca, il Ponzone, L'Ostola, il Sessera, lo Strona di Postua e di Valduggia ed il fiume Sesia raggiunsero portate record.
A Borgosesia, il fiume Sesia raggiunse la portata massima di 2150 m3/s (una portata maggiore si ebbe soltanto nel 1948 con 3070 m3/s) ma già a pochi chilometri a valle di Borgosesia, dopo la confluenza con il gonfio torrente Sessera, il fiume diventò impetuoso.
Nei pressi di Formigliana fino a Vercelli, Cervo, Elvo e Sesia, formarono un unico fiume che allagò tutta la pianura vercellese. A Vercelli il Sesia raggiunse i 3900 m3/s.

Quella notte lunghi e violenti temporali si abbatterono su tutta la Liguria, in particolare sulle Alpi Marittime, sull'Appennino sulle alture di Altare-CN, al Passo del Turchino e sull'alto Parmense, per scemare in pianura. Piogge intense interessarono anche tutta la provincia di Torino -tra lo Stura di Lanzo e la Dora Baltea- il Verbano-Cusio-Ossola e la Val Maggia in Svizzera, per abbattersi, poi, il giorno seguente, anche sul Varesotto, sul Comasco, la Val Brembana e le Alpi Orobie.

In 24 ore a Trivero si misurarono ben 395 mm di pioggia!

immagine 3 del capitolo 4 del reportage 7381 Falcero dopo l'alluvione. Fonte TG dell'epoca. In pieno pomeriggio, quel Sabato, le alture Biellesi piombarono in un inquietante buio notturno. Fortissimi scrosci di pioggia, con punte superiori ai 60 mm/h sconvolsero totalmente i versanti e la rete idrografica. La nebbia era fittissima, la corrente elettrica ormai mancava da ore in tutti i comuni collinari. Chiunque è sopravvissuto a quell'evento ricorda con terrore il rombo assordante che echeggiava ovunque, anche assai lontano dalle valli. Alla sera, una piccola radio ricetrasmittente sulla frequenza di 144 mhz, alimentata a batterie autocostruite da un radiomatore di Vallemosso, diede l'allarme e notizia degli sconvolgimenti che interessavano la Valle di Mosso e le valli limitrofe. I soccorsi partirono immediatamente da Biella (risparmiata non dalle forti piogge ma dai danni materiali), ma già alle porte della città incontrarono i primi ostacoli. La maggior parte dei ponti sui torrenti erano stati spazzati via. Tutte le vie di accesso al cuore del Biellese erano interrotte. La furia delle acque aveva spazzato via quasi tutti i ponti e quelli ancora intatti erano sommersi dalle acque.

Mio fratello che risiedeva a Torino, quel Sabato mattina si mise in auto con l'intenzione di raggiungere la famiglia a Trivero... A Mottalciata fu costretto a indietreggiare poichè il Cervo aveva spazzato via il ponte sulla statale 232. Tentò la via di Buronzo, ma a Cossato non era rimasto in piedi un solo ponte. Ritornò in autostrada e proseguì fino a Balocco, da qui cercò di raggiungere Rovasenda e Roasio, ma anche questa strada era impraticabile, poiché la furia del Rovasenda, dell'Ostola e del Ravasanella aveva spazzato via ponti e inondato le campagne. Si diresse dunque verso la Valsesia, ma a Gattinara fu costretto a pernottare... posti di blocco impedivano di raggiungere la Valsesia: la Statale 299 era inagibile, disastrata e completamente allagata, il ponte sul Sesia a Romagnano pericolante... l'acqua del fiume a tratti superava il ponte stesso. All'alba di Domenica, sotto una pioggia ancora battente, si rimise in auto determinato a raggiungere la famiglia. Dopo numerose e pericolose peripezie finalmente riuscì a raggiungere l'abitato di Sostegno, ma una volta giunto ad Azoglio di Crevacuore, fu costretto a indietreggiare, poichè anche la Valsessera era completamente allagata. Anche qua le strade erano distrutte ed inagibili. Tornò a Gattinara e qua fu costretto a rimanervi fino a martedì, quando la viabilità fu parzialmente ripristinata verso la Valsessera.

Nel prossimo capitolo tratteremo la cronaca di domenica 3 novembre.

Pubblicato da Angelo Giovi

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