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Imbattersi in una tempesta di neve è un'esperienza meteo incredibile

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Vi è mai capitato, una volta nella vita, di imbattervi in una tempesta di neve? O magari, ancor peggio, nel mezzo di un vero e proprio blizzard? Chi ha vissuto tale esperienza meteo la racconta come un qualcosa di incredibile. Possiamo confermarlo.

Era il lontano 1995, precisamente febbraio (più o meno in questo periodo). Mi trovavo in Lapponia, un viaggio di piacere alla scoperta di quei luoghi che fin da bambino accendevano la mia immaginazione. Babbo Natale, un mare di neve, l'aria gelida che di punge il viso, i cristalli di ghiaccio che ti levigano la pelle.

Ricordo che cercavo uno di quei luoghi sperduti nella taiga, una tipica casetta del posto che potesse accogliermi e concedermi il meritato relax. Per arrivare in quelle sperdute lande servì la motoslitta, perché la neve al suolo era così tanta e compatta che muoversi con altri mezzi era impossibile.

Giunsi a destinazione aspettandomi la tipica casetta in legno, con tanto di sauna estera e laghetto ghiacciato (con giusto un "buco" dove tuffarsi appena usciti dalla sauna). Ma non è questo lo scopo dell'articolo, ovvero descrivervi le magiche atmosfere di quei luoghi. Lo scopo è un altro, ovvero quello di descrivervi le sensazioni che si provano in mezzo a una tempesta di neve.

Perché la tempesta di neve arrivò, mentre si ciaspolava tra le conifere. Una tempesta a -10°C, nulla di ché direte voi, ma col vento che soffiava tempestoso la temperatura percepita precipitava facilmente sotto -20°C. Fortuna si era quasi arrivati a destinazione, perché anche la guida sembrava essere allarmata. Direte voi, le previsioni meteo? Erano state consultate, ma lassù il tempo cambia in un batter d'occhio. Mancava poco meno di un chilometro a destinazione, ma fu il chilometro più lungo della mia vita.

Benché coperto da strati di abiti tecnici e meno tecnici, l'aria gelida ti penetrava nei più piccoli anfratti. I cristalli di ghiaccio, sollevati da terra, picchiavano sugli occhialini come fossero aghi. Qualcuno penetrava al di sotto degli sciarponi e del cappuccio, incidendoti la pelle. La visibilità era pressoché nulla, fortuna il satellitare consentiva di tenere agevolmente la traccia.

Giungemmo a destinazione un'ora dopo del tempo prestabilito. Ma giungemmo, il ché fu una grande liberazione. Mai più, mai più un'esperienza del genere fu il primo pensiero. Ma poi, dopo anni, pensandoci e ripensandoci viene da dire che è stata comunque un'esperienza di vita irripetibili. O magari ripetibile, chissà. Ma solamente con persone preparate, che sanno quel che fanno e che in certe situazioni sanno come mantenere la calma. Altrimenti non sarebbe stato possibile, il panico avrebbe avuto la meglio e il lieto fine magari non ci sarebbe stato. Anche questo è il gelo.

Pubblicato da Alessandro Arena

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