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Il luogo comune di meteo impazzito: cosa c'è di vero nella climatologia degli ultimi inverni

immagine 1 articolo 55415 In Europa si sono avuti diversi record questi giorni, di caldo in Islanda e di freddo in Grecia.

Spesso si sentono dire tra la gente i seguenti luoghi comuni: meteo impazzito, il clima non è più come una volta, le stagioni non sono più definite.
Ma cosa c'è di vero?

Preciso subito una cosa: da un punto di vista scientifico, per definire il clima di un luogo si prendono delle misure trentennali di diversi parametri, tra i quali: temperatura minima e massima, precipitazioni liquide e solide, ventosità, umidità media relativa, eliofania (ore di sole), pressione media.
Dopodiché si fa una media su una scala di 30 anni di misurazioni senza interruzioni: ecco che possiamo parlare di climatologia.

Se il meteo di un determinato anno si scosta dalla media attesa non è un problema, fa parte della variabilità climatica; in fondo, il clima è qualcosa di variabile, che accosta situazioni meteo-climatiche anche molto differenti.

Il problema sorge quando non uno, ma diversi anni si spostano da ciò che è la media. Prendiamo l'esempio proprio della stagione invernale che stiamo vivendo: cosa c'è di anomalia?
Molti lettori del Nord Italia direbbero senza ombra di dubbio che manca la neve, mentre alcuni lettori del Sud Italia vorrebbero dire che fa troppo freddo. In effetti, non sono ragionamenti sbagliati: realmente al Nord è un inverno troppo siccitoso, mentre a Sud ben due episodi di freddo pungente (ovviamente in relazione al luogo) a distanza di solo una settimana, tra cui quello epocale sulla Sicilia.

Avevo precedentemente scritto in un articolo, però, che le siccità al Nord non sono affatto una novità: l'inverno è su buona parte delle Alpi e pianure occidentali la stagione più secca, in diverse stazioni meteo ufficiali ci sono quasi ogni anno periodi di oltre 30 giorni senza precipitazioni significative.

E allora dove sta l'anomalia? Nella RIPETIZIONE di un fenomeno che si scosta dalla media.
Al Nord Italia l'ultimo inverno "tipico del passato" è stato il 2009-2010 (dove per tipico del passato intendo l'inverno com'era oltre 30 anni fa). Dall'inverno successivo, abbiamo avuto solo annate piuttosto sobrie e spente, bruscamente interrotte da severe ondate di gelo: due in casi emblematici sono stati il febbraio 2012 e il febbraio-marzo 2018, dovuti a due importanti fenomeni di stratwarming, ma fuochi di paglia in rispettive invernate piuttosto anonime.

Poi abbiamo avuto due annate estremamente particolari: il 2012-2013 con tanta neve al piano, addirittura fin troppa su alcune aree della Pianura Padana (vedasi Modena, una nevosità più che doppia rispetto alla media), e il 2013-2014 che è stato l'anno veramente senza inverno, con un ostinato autunno durato 6 mesi con delle precipitazioni talmente esagerate che sono definibili "fuori scala".

Anche quest'anno sta seguendo il trend degli ultimi anni: rammento che non ci sono segnali di ampie svolte in arrivo, ma qualora dovesse cambiare nel mese di febbraio, non toglie il fatto che dicembre e gennaio siano stati due mesi piuttosto fiacchi, con frequentissimi episodi di fohn e con pochissima neve, tipico oramai degli ultimi anni.

Pubblicato da Davide Santini

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