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METEO che cambierà verso il freddo prima o poi. Il perché

immagine 1 articolo 54861 Immagini dell'espansione pliniana avvenuta nel Pinatubo nel 1991.

In ambito meteo e scientifico c'è una quasi totale concentrazione per gli effetti del Global Warming sul clima del futuro. Per altro c'è poco da fare, se le vere cause del riscaldamento globale sono antropiche, mai si riuscirà a mettere tutti d'accordo per contenere le emissioni di gas serra. E ciò non siamo noi a scriverlo, ma a dirlo sono economisti.

Solo i Paesi più ricchi possono permettersi un rapido e totale cambiamento nella produzione di fonti energetiche, di introdurre l'utilizzo di automobili che non inquinano, ma il resto del Pianeta, quello in cui la popolazione cresce a dismisura, spesso non ha neppure i danari per mangiare, si alimenta con insufficienza.

Oltre la metà del Pianeta Terra è popolato da persone poverissime, alle quali importa riuscire a cibarsi e a sopravvivere.

E allora che fare? Non saremo di certo noi a dire quali siano le soluzioni più idonee da adottare.

Quest'oggi vi parliamo invece di cambiamenti climatici che potrebbero avvenire dall'eruzione di super vulcani. Periodicamente, questo o quello studio avverte che prima o poi avremo un'eruzione vulcanica devastante.

Il 16 luglio 1990 un terremoto di magnitudo 7,8 Richter (di potenza equiparabile al terremoto di San Francisco del 1906) colpì il centro di Luzón. L'epicentro del sisma si ebbe a 100 km nord-est del Pinatubo, un vulcano inattivo da vari secoli.

Qualche mese dopo iniziò uno sciame sismico in prossimità del vulcano, il quale iniziò ad essere monitorato dai maggiori scienziati del Pianeta.

Tra il 7 ed il 12 giugno si ebbero devastati eruzioni, la peggiore fu quella del 12.

Una piccola esplosione delle 3:41 del 12 giugno iniziò una nuova e più violenta fase dell'eruzione.

Alcune ore dopo una grande esplosione di mezz'ora creò una colonna eruttiva che raggiunse i 19 chilometri con flussi piroclastici vasti fino 4 km dalla vetta atterrati sulle valli di alcuni fiumi.

14 ore dopo un'ulteriore eruzione scagliò ceneri a 24 km di altezza.

L'attrito tra le ceneri generò numerosi fulmini.

Il vulcano rilasciò in atmosfera una quantità ingente di gas, polveri e altre sostanze che invasero con tutto il Pianeta.
I climatologi individuarono un cambiamento del clima terrestre a seguito dell'eruzione vulcanica di oltre 0,5°C in meno rispetto alla media nei 3 anni successivi all'evento.

Eppure, di questa e altre eventualità non si parla, e quando avviene sembra fantascienza. Ma non lo è. La storia del Pianeta Terra ci insegna che simili eventi non sono così rari nei millenni.

In Italia abbiamo 2 aree a rischio esplosione vulcanica, entrambe nella zona di Napoli.

Pubblicato da Federico De Michelis

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