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E venne il grande gelo: dettagliata cronaca del gennaio 1985

13, 14, 15 e 16 gennaio: le grandi nevicate al Nord e la fine del gelo

Il giorno 13 gennaio, infatti, cominciano le nevicate, dapprima al Nord ed al Centro, poi solo al Nord.

Alle 8 del mattino il Giornale Radio dice testualmente: "I meteorologi sono ancora incerti sulla possibilità che entri un'ondata di gelo dalla Russia".

Alle 20 di sera, invece, dice : "I meteorologi affermano che NON vi sarà alcuna ondata di gelo dalla Russia".

Questi errori previsionali, ad appena 24 ore di distanza, mostrano che la situazione non è cambiata di molto, malgrado i progressi modellistici degli ultimi 21 anni: le situazioni di tempo da est continuano ad essere "mal digerite" dagli elaboratori elettronici, e tutti gli errori compiuti durante l'ondata di freddo del 1985 si ripetono puntualmente anche nelle previsioni delle ondate di freddo dei giorni nostri.

Ecco le temperature del 13 gennaio:

Bolzano -11°/-1°, Torino -9°/-4°, Cuneo -7°/-6°, Milano -12°/-3°, Trieste 0°/+4°, Venezia -9°/+2°, Bologna -14°/-5°, Genova:-3°/+1°, Pisa -9°/+4°, Firenze -13°/+2° (-5° la minima allo Ximeniano), Perugia -5°/+2°, Ancona -10°/+2°, Pescara -7°/+8°, Roma -4°/+7°, Campobasso -5°/+3°, Napoli -2°/+6°, Bari -3°/+9°, Potenza -9°/+2°.

Deboli, pochi cm, inizialmente, le nevicate in Val Padana.

Nevica, invece, a tratti abbondantemente, su tutta la pianura della Toscana, ma la precipitazione, dal pomeriggio, si trasforma localmente in pioggia, mentre in altre zone cessa.

A Pisa cadono in mattinata 5 cm di neve, molto più bagnata di quella dell'8 gennaio, sufficiente comunque a creare disagi al traffico e a provocare molti ritardi nei voli all'aeroporto. A fine mattinata cade qualche goccia di pioggia ma poi cessa ogni precipitazione e in serata, col termometro che va decisamente sopra zero, la neve si scioglie e la città riprende il suo aspetto consueto, lastre di ghiaccio in Arno a parte.

Una decina di centimetri di neve fresca imbiancano le zone nord ed est di Livorno, minore l'accumulo in centro.

Leggere nevicate sulla Firenze-Mare, va molto peggio sull'Autostrada della Cisa, investita nel tratto Lunigianese da una bufera con accumuli intorno al mezzo metro a 500 metri di quota.

Neve dalle 9 alle 11 in Versilia, molto bagnata, per cui non attecchisce sulla costa, mentre vi riesce sulla collina, dove nevica anche nel pomeriggio, quando invece a Viareggio e Pietrasanta piove. Sette ore di neve, dalle 6 alle 13, a Lucca, mentre la nevicata prosegue tutto il giorno in Media Valle del Serchio e Garfagnana.

Verso sera, chiuderanno gli aeroporti di Milano e Bergamo; chiuderà anche quello di Bologna, mentre nel pomeriggio chiude anche l'aeroporto genovese "Cristoforo Colombo", per la bufera di neve che avvolge la città.

I quasi 15°C raggiunti ad Ajaccio e Bastia sono indicativi del cambiamento in atto sul Mediterraneo, ma il cuscinetto freddo che si è formato al nord sta per produrre un evento memorabile.

immagine 1 del capitolo 15 del reportage 5209 13 gennaio: la depressione centrata sul Mare di Corsica alimentata dall'aria fredda che continua ad affluire da nord, causa le copiose precipitazioni, nevose, che cominciano a cadere al Nord.

Il 14 gennaio, infatti, cominciano i grossi problemi al Nord Italia.

Le temperature restano rigide al Nord Italia, mentre si scaldano lentamente al Centro-Sud.

Bolzano -5 /-2°, Torino -6°/-1°, Cuneo -7°/-2°, Milano -3°/-1°, Trieste -4°/-1°, Venezia -3°/-2°, Bologna -6°/-2°, Genova -2°/+4°, Firenze +1°/+4°, Perugia -2°/+3°, Ancona -5°/+3°, Roma +3°/+12°.

Forti bufere di neve colpiscono l'Appennino Tosco-Emiliano; a Milano nella notte erano caduti già 25-30 cm di neve, ma alle 12 la neve raggiunge i 40 cm di altezza, e sale a vista d'occhio!

La precipitazione è molto più intensa in pianura che non sulle Alpi; nevica forte anche a Trento; gela parzialmente il porto di Genova, dove continua a nevicare.

650 soldati vengono reclutati per sgomberare le vie di Milano dalla neve, ma è tempo perso, perché la precipitazione prosegue intensissima, e riempie di nuovo le vie di uno spesso manto bianco.

Baroni, ad una trasmissione televisiva serale, è addirittura catastrofico: afferma che la situazione barica è identica a quella delle prime due decadi di febbraio del 1956, quando Roma ebbe 10 giorni di neve, anzi, i divari barici sono ancora peggiori.

"I meteorologi sono preoccupati", afferma, "perché nel 1976 hanno provato che i cicli di Milankovitch sono esatti. Ogni 100 mila anni c'è un'Era Glaciale, seguita da 10 mila anni di interglaciale, e, adesso, questo periodo è finito. Basterebbe un'Estate fredda, non in grado di sciogliere tutta la neve dell'inverno, e ciò potrebbe costituire una ottima "memoria" per creare un altro inverno rigido. Una serie di 2-3 inverni rigidi potrebbe essere in grado di innescare una nuova glaciazione!".

Dunque, 21 anni fa, queste erano le preoccupazioni degli scienziati, mentre l'Effetto Serra era relegato ad una marginale ipotesi di lavoro discussa solo raramente tra gli specialisti: allora, il clima era in fase di raffreddamento!

immagine 2 del capitolo 15 del reportage 5209 14 gennaio: la depressione al suolo si sposta sul Mar Ligure, mentre quella in quota è sulla Francia. Condizioni sempre di severo maltempo al Nord, mentre al Centro-Sud i venti cominciano a ruotare dai quadranti meridionali e le temperature a rialzarsi.

Il 15 gennaio, Varese si trova sepolta da 62 cm di neve, la quantità più alta almeno dal dopoguerra. Infatti, il record precedente erano i 60 cm del 1978.

Ad Udine la neve è alta 40 cm; Vicenza è a 40 cm, 50 cm a Belluno. A Padova, Treviso, Rovigo: 10-20 cm; a Verona 30 cm.

In crisi anche la provincia di Vercelli e quella di Torino; incredibilmente, invece, mentre nella bassa Valtellina nevica, in quella alta Bormio attende i prossimi mondiali di sci privo di neve!

Comincia anche un certo riscaldamento in alcune zone lombarde: inizia a piovere nel mantovano e sul Garda, mentre continua la neve a Milano.

Le temperature restano sotto zero solo in Pianura Padana ed in Liguria, ove resiste la bufera di neve, altrove scaldano rapidamente. A Pisa città si registrano +4°/+6° il 14 gennaio e +2°/+6° il 15 gennaio, con pioggia abbondante.

30 cm di neve cadono anche a Vienna.

La sera del 15 gennaio vi sono 70 cm di neve a Milano, 90 cm a Bologna città e 130 cm sulle colline bolognesi, fino a 130 cm a Trento città.

immagine 3 del capitolo 15 del reportage 5209 Il 15 gennaio la goccia fredda punta verso il Nord Africa, sull'Italia si attivano forti correnti meridionali che innalzano la temperatura al Centro-Sud, ma al Nord, il freddo intrappolato nei bassi strati, causa ancora imponenti nevicate.

Il 16 gennaio si concludono le nevicate sul Nord Italia.

A Milano, dopo 4 giorni e tre notti consecutivi di neve, il manto bianco è alto dai 70 ai 100 cm, crolla la copertura appena costruita del "Vigorelli", per il peso della neve.

A Trento, con 150 cm di neve, viene superato, di poco, il record del 1929.

Si fanno i confronti, a Milano, con le ondate di neve del passato. Nell'inverno gelido del 1894-95 caddero 91 cm di neve, in 25 giorni nevosi. Nel 1886-87, ne caddero 73 cm, in 13 giorni di neve. Il 16 febbraio 1933, la città era coperta da una coltre bianca alta 80 cm.

immagine 4 del capitolo 15 del reportage 5209 16 gennaio: l'Europa esce dalla morsa del gelo, mentre una "pugnalata" fredda entra fin nel deserto algerino. L'Italia è ormai dominata dal richiamo di venti caldi sa Sud. Tutte le mappe presenti in questo reportage sono state realizzate su dati di base NCEP/NCAR con il contributo di Alessandro Mandelli e Massimo Aceti.

Così si conclude questa cronaca degli avvenimenti del gennaio 1985, sperando che gli affezionati lettori l'abbiano gradita. Si è trattato di un'ondata di freddo eccezionale, per il Centro-Nord, come eccezionAli sono state le nevicate del 6 gennaio nel Lazio, dell'8 gennaio in Toscana, del 13-16 gennaio al nord.

La speranza di noi meteofili è che qualcosa del genere possa ripetersi negli inverni futuri, anche se non sarà facile toccare gli estremi termici di quell'incredibile gennaio.

Pubblicato da Marco Rossi e Giovanni Staiano

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